domenica 8 dicembre 2013

144 – SOTTO UNA PATINA D’ORO


Settore Calixis – Solomon - House of Dust and Ash day611.year816.Millenium41

L’occhio veloce di Lixam coglie l’assenza di alcuni oggetti battuti all’asta e l’orecchio attento di Vetok capta la supposizione che gli assenti se ne siano andati con i propri beni piuttosto che essere fuggiti a gambe levate dal massacro. Brunch si aggira nervosamente, con l’arma puntata verso le ombre, fino ad arrivare al soldato che singhiozza disperato: «Mi offrirai tutto l’alcol che riuscirò a ingurgitare, e forse mi renderai i calci in culo che sto per darti, ma… Tirati in piedi, soldato!»
Mordecai, dietro gli occhi chiusi, veleggia su inquiete onde di immaterium. Ascolta. Ascolta gli echi dimensionali della realtà nella quale il sangue pulsa diffondersi attraverso il warp, infrangersi, rimbalzare indietro: lo psyker è un sonar che scandaglia il reale in cerca di pericolosi squarci nel velo, di dispersioni eteriche, di presenze demoniache… Scuote il capo, riaprendo gli occhi: la Gilded Widow è la sola fonte e occhio del ciclone che avvelena e distorce l’esistenza dell’intera isola.
I sospetti di tradimento mutano in accuse rivolte al capitano Hazael, ufficialmente al soldo di Mastro Nonesuch. La reazione della donna è veemente, ma sincera: intrappolata, schiacciata a terra, lontana dalla nave e dal comando, la sua voce è prima rotta, poi riprende corpo nel maledire lo “sporco mercante di Solomon” e la sua ingombrante assenza. Nella stravagante eleganza, armata di tutto punto e impaurita dagli eventi, Beatrix hazael appare bella e terribile, come una belva che, messa in un angolo, sa di non aver più nulla da perdere.

La comunicazione radio resuscita in un gorgheggiante coacervo di impulsi, si stabilizza per qualche istante in un passaggio comprensibile, mentre Lixam alza un braccio con il pugno chiuso per richiamare l’attenzione dei suoi all’ascolto: “… Metterci d’accordo… Uscire di qui…”
«Era la pesciolina!»
Brunch inarca un sopracciglio nel sentire il soprannome coniato per Octavia Nile durante il viaggio fino all’isola; afferra per la collottola il giovane soldato, rimettendolo dritto su gambe che però non lo reggono: non è più giovane di quando lui fuggì dal pianeta Monrass, arruolato nella Guardia Imperiale, ma molto più spaventato.
«Ehi, biscottino! Ci serve sapere da che parte andare per la caserma… Subito!»
Lo strattona, tenendolo sollevato da terra e infine lo lascia ricadere nella polvere del refettorio. Un adepto indica, balbettando, la via e lo sparuto gruppo si addensa davanti alle porte che conducono all’interno del complesso.
Pochi adepti, due uomini della scorta di Octavia Nile, lo spocchioso Rubio Ozmandius, seguito come un’ombra dall’unico sopravvissuto del proprio entourage, attendono che i quattro avanzino per primi.
Rubio, ormai denudato della splendente patina di ricco e famoso mercante corsaro, di glorioso conquistatore di galassie, di pacchiano millantatore di memorabili successi e conquiste, mormora, sconvolto, una nenia inquietante; gli occhi sono cerchiati di rosso e la loro attenzione è rivolta ai fantasmi che solo una mente collassata e andata alla deriva può vedere. Non lo nota nessuno, nemmeno il piagnucolante accompagnatore che implora ogni santo conosciuto per la propria sopravvivenza, anche a discapito del tanto adulato Lord Magnificenza Ozmandius.
 

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