venerdì 6 dicembre 2013

143 – UN SOSPETTO CONFERMATO


Settore Calixis – Solomon - House of Dust and Ash day611.year816.Millenium41

Il capitano Beatrix Hazael danza con la spada in pugno, così come lo psyker, e sebbene le lame e le movenze siano diverse, i risultati sono esiziali per le fila degli Affranti. La chioma rossa della donna quasi schiocca nell’aria per i rapidi spostamenti, per le veroniche e gli affondi improvvisi; i preziosi merletti delle lunghe maniche, le code della giacca militare, le luccicanti e complesse mostrine seguono in una sorta di eco i movimenti della spada potenziata, che con facilità squarcia acciaio e carne. Mordecai si muove con più precisione, sul bilico dell’ultima frazione di istante pulsa in un movimento che spiazza l’avversario: arriva sempre prima, anticipa sempre la mossa altrui; e la sua spada balugina in lampi, e taglia e prosciuga il nemico, oltre che del sangue, dell’energia vitale.
Evitato l’accerchiamento il gruppo ha gioco facile nell’abbattere gli ultimi servitori.
I lamenti che si levano dalla cenere spingono Lanus Cysten a cercare tra i corpi a terra quello del suo giovane assistente, riverso sul solo fianco rimastogli per la devastante mitragliata che lo ha colpito.
Beatrix Hazael, con ancora il fiato corto, richiama l’attenzione di tutti sul refettorio: gli Affranti potrebbero avere attaccato il resto del gruppo rimasto indietro.
Alcuni feriti riescono a rimettersi in piedi, provano ad aiutare quelli messi peggio, ma non c’è tempo: negli sguardi dei quattro agenti passa la consapevolezza che in quell’inferno non ci sarà scampo per i più deboli… Forse non rimarrà scampo per nessuno di loro.
Le frequenze in uso ai soldati della guardia planetaria e degli adepti sono disturbate: la sovrapposizione dei segnali crea una fastidiosa cacofonia; eppure, a tratti, sembra passare qualche rumore intelligibile, voci che si rincorrono, si lamentano, si chiamano.
Lixam mantiene la concentrazione mentre corre verso il refettorio: brutto segno. La Rossa aveva ragione, hanno sferrato l’attacco non appena ci siamo divisi!

All’interno del refettorio i soccorritori trovano tavoli rovesciati e corpi straziati di adepti e soldati sparsi tra le reliquie insanguinate. Non ci sono ospiti tra le vittime, solo personale dell’isola. Tutto appare maledettamente strano: un ultimo urlo si scarica attraverso la ricetrasmittente, subito inghiottito dal gracchiare confuso.
La conta delle forze rimaste è presto fatta: circa la metà degli operativi è morta, dei sopravvissuti solo in pochi sono in condizioni fisiche e mentali per pensare di affrontare una situazione simile.
Prima di accasciarsi a terra con la testa tra le mani e piangere, un soldato mormora: «Si sono ritirati verso la caserma, ma non credo ci siano arrivati…»

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