lunedì 28 ottobre 2013

141 – RISVEGLIO DI CENERE

Settore Calixis – Solomon - House of Dust and Ash day611.year816.Millenium41

Il Mausoleo giace come un artefatto alieno nella piana di cenere: le sue lucide pareti nere respingono il pulviscolo piroclastico e sembrano brillare irreali nel silenzio. L'edificio è fiancheggiato da due scalinate che conducono al terrazzamento successivo, e da lì alla parte del complesso proibito ai visitatori, il regno degli Affranti.
Il gruppo si avvicina con circospezione: le guardie planetarie e gli uomini di guardia di Rubio Ozmandius e Octavia Nile si pongono a guardia delle scalinate, mentre gli agenti e gli adepti, seguendo le indicazioni di Lanus Cysten, esaminano la strana serratura che, a dire dello studioso, si potrebbe aprire grazie al medaglione che Greel porta al collo.
«In effetti mi pare di ricordargli al collo quel medaglione… Che potrebbe coincidere con l’apertura…», mormora Vetok, passando le mani sull’incavo del disegno.
«Non abbiamo l’equipaggiamento per provare a farlo saltare.» Lixam scuote la testa dopo aver spento il piccolo e inutile lascutter.

L’urlo, seppur ovattato, rompe il silenzio richiamando l’attenzione generale: alle spalle del gruppo, a circa un decina di metri, sei cumuli di cenere si sollevano da terra, sei corpi metallici cigolano e, prima ancora di drizzarsi, puntano scintillanti armi verso gli avversari. Le mitragliatrici strappano l’aria immobile in un fragore assordante: quattro archi di morte sventagliano la distanza che li separa dal mausoleo, mentre due delle figure metalliche incominciano ad avanzare, aprendo e chiudendo immense tenaglie che hanno al posto degli arti superiori.
Soldati e guardie del corpo cadono a terra, falcidiati, il loro sangue assorbito dallo spesso tappeto grigio: non ci sono ripari, non c’è scampo da quella pioggia di morte.
I combattenti del gruppo si allargano a ventaglio, per scivolare sulle ali ed evitare di essere presi in trappola. Gli adepti, Lanus Cysten e l’assistente, si accucciano, invece, terrorizzati, lì dove sono, punti di colore sulla nera parete dell’edificio.
Lixam si inginocchia, mira, svuota i polmoni, spara: manca la mitragliatrice e si rotola di lato, per non dar modo di essere preso di mira.
Mordecai compie uno scatto in avanti, stende il braccio destro con il palmo della mano aperto verso un servitore meccanico che lo sta mirando e pronuncia una parola nella mente: la pioggia di morte che lo strazierebbe non si riversa, l’arma è inceppata.
Brunch fa una capriola in avanti, nella speranza di riuscire ad ingaggiare l’avversario in corpo a corpo prima che spari, ma fa male i suoi conti: si rialza troppo lontano dall’avversario che se lo ritrova inerme davanti. Il guardsman si ritrova a fissare il nero della canna della mitragliatrice pesante puntata verso il suo petto un attimo prima che il servitore apra il fuoco…

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