venerdì 28 giugno 2013

130 – CERVELLI MALFIANI

Settore Calixis – Solomon - House of Dust and Ash day607.year816.Millenium41

Il gruppo si muove velocemente allontanandosi dai giardini. L’avvocato continua a borbottare che dividersi potrebbe risultare pericoloso, ma Brunch, seccato dalla continua lagna dell’omuncolo, lo zittisce con un grugnito misto ad un insulto.
Al fondo dell’immenso piazzale Mayweather decide di dirigersi al refettorio insieme a Brunch e Mordecai, mentre gli altri due svoltano verso la zona degli alloggiamenti.

I labirintici corridoi sono deserti. Le file di porte tutte uguali confondono il senso di orientamento, ma Lixam guida sicuro il compagno verso la zone dove crede alloggino i malfiani. Svoltato un angolo si blocca di colpo, Vetok non riesce ad evitare di urtarlo, rimangiandosi un commento acido alla vista di un paio di stivali che spuntano dall’ingresso di una camera.
Le armi scivolano fuori dalle fondine silenziosamente, mentre l’assassino fa capolino nella stanza e il chierico copre le spalle.
«Per tutti i santi perduti! Aveva ragione l’avvocato: qui succede qualcosa di strano.» In un attimo Vetok gli è accanto: stringe gli occhi e soffia fuori l’aria dai polmoni in un breve salmo all’Imperatore, mentre sente crescere l’ira dentro di sé: « Heed His wisdom, For He will protect you from evil.»
I cadaveri dei malfiani giacciono riversi nella stanza, Quill al centro, in mezzo ai due letti, mentre il compagno è stato ucciso sulla soglia, tanto da spuntare per metà nel corridoio: entrambi i cadaveri hanno il cranio scoperchiato e vuoto, mancante del cervello.
«Le spighe di grano sono mietute fuori stagione... Fate in fretta!» Lixam chiude la comunicazione al micro-bead, inchinandosi sui cadaveri, in cerca di indizi e di tracce. Vetok controlla la stanza e lo scarno contenuto, in attesa che arrivino i due compagni: forse Mor può percepire qualche traccia di warp, qualche segno di eresia.
Seppur avvezzi ai più disparati orrori della morte i due si guardano, per un attimo confusi: c’è troppo poco sangue in terra stante il trauma, e la scatola cranica sembra essere stata fracassata con la forza più che tagliata.
«Qualcuno... Qualcuno gli ha asportato il cervello, ma per quale fottuto motivo?», inizia Lixam.
«Qualcuno o qualcosa, Lixam. Sembra glielo abbiano succhiato via per aver lasciato così poco sangue a terra. Sembra quasi se li siano mangiati...»
Lixam avverte un rumore, fa un cenno con gli occhi al compagno: tirano dentro la stanza il cadavere e si appostano ai lati della porta, in attesa. Man mano che il rumore cresce riconoscono i passi di tre persone, che improvvisamente incominciano ad allontanarsi. Lixam sorride e chiama sul micro-bead, per guidare i compagni.
«Fottuto labirinto per formiche! Dove siete, Lix?»
«Tornate indietro e svoltate a destra, dannata bestia. Tappate occhi, orecchie e narici al piagnone, lo spettacolo che abbiamo trovato qui potrebbe fargli saltare i nervi del tutto.»
«Ci penso io, tranquillo.»
Il rumore dei passi si fa più forte. Vetok esclama: «Farei volentieri a meno di quella palla al piede di Mayweather, ma ciò che ci ha raccontato si è rivelato essere vero. Potrebbe sapere dell’altro, anche se è troppo fragile per questa situazione.»
«Tranquillo: Brunch ha detto che ci pensa lui!», risponde l’assassino, sorridendo.

venerdì 14 giugno 2013

129 – PRESENZE E ASSENTI


 Settore Calixis – Solomon - House of Dust and Ash day607.year816.Millenium41

Lanus Cysten concentra la propria attenzione sulla Gilded Widow, staccandosene a malincuore per osservare i restanti pezzi. Anche l’abate Tamas, insieme ai suoi macilenti compagni, fa capannello intorno al congegno-oracolo, in evidente visibilio.
Octavia Nile, con la taciturna guardia del corpo appresso, passeggia osservando meravigliata le teche e lo spettacolo offerto dal padiglione; i due segretari ne richiamano l’attenzione sui pezzi che ritengono interessanti. Si trovano infine intorno allo spallaccio di spacemarine.
Vetok è già lì. Sorride all’avvenente donna, commentando: «È sicuramente antico, ma risale ad un periodo successivo all’Eresia.» Il chierico si allontana, raggiungendo Mordecai, che è intento ad osservare le pagine di un libello, fitto di strani simboli. Getta un’occhiata dietro alla spalla al sopraggiungere dell’amico: «Non riesco a decifrarlo. Potrebbero essere solo mappe spaziali crittografate dei tesori di famiglia.»
«Non percepisci nulla di strano?», domanda Vetok.
«È successo prima. Intorno all’oracolo.»
«Teniamo gli occhi aperti.»
Tutti i miei occhi, pensa Mordecai, sorridendo.
Lixam si sofferma brevemente sulle statuette di luce e punta alla sezione che lo interessa: intorno alle teche degli elisir e delle sostanze psicotrope incontra parecchi servitori di Rubio Ozmandius, il ricco e spavaldo nobile visto per la prima volta nel refettorio. L’assassino riconosce alcune sostanze proscritte dai Magos Biologis perché ritenute contenere sangue eldar. Poi ammira la rosa di Zamarkanda, considerata da più di trecento anni illegale per editto del governatore del settore: si dice che il profumo dei fiori cremisi attragga inesorabilmente gli incauti verso le spine velenose. E che le radici si nutrano di sangue. Gli aculei sono intrisi del veleno più letale conosciuto e dai petali si estrae una droga in grado di modificare i geni umani.
Nulla di più pericoloso! pensa Lixam, dirigendosi verso i compagni.
Brunch si unisce a Octavia, lanciandosi in affabulanti e sperticati elogi a tutti i capitoli di spacemarines esistenti. Il suo entusiasmo è genuino, ma non coinvolgente al punto da riuscire a prendere nella rete la pesciolina, che da lì a poco, dopo averlo salutato cortesemente, si allontana.
Rubio Ozmandius, accompagnato da Mashrek, il barbuto e silenzioso gigante che sedava al tavolo della rappresentanza della Gilda Mercantile di Solomon, osservano con interesse le armi esotiche facenti parte dell’inventario. Sono preceduti, seguiti, circondati dal cicaleggiante stormo di servitori.

I quattro agenti si riuniscono: di tutti gli ospiti mancano i due malfiani, Vymer e Quill, e il Mastro di Gilda Nonesuch con tutto il seguito.
«Il malfiano ferito potrebbe essere peggiorato...» accenna Lixam.
«Ma Mastro Nonesuch e i suoi scatenati valletti?» finisce per lui Brunch.
Mordecai è distratto: una bambola in una teca ne attira l’attenzione. La figura pare quasi tremolare, come per effetto di un miraggio.
«È quasi ora del pranzo. Io e Lixam passiamo dagli alloggiamenti per dare un’occhiata. Brunch, tu e Mor seguite gli altri in refettorio...» Il chierico si accorge che qualcosa non va: Mayweather guarda con occhi spalancati lo psyker, le cui vesti, avvolte da un turbine di cenere, si agitano debolmente.

I Figli del Reame... I Divoratori di Mondi... E io presto ti avrò!

 
La voce che lo assale è come una lama nel cervello, ma dura solo attimo: Mordecai ritorna cosciente nel momento in cui l’avvocato vomita, piegato in due dai conati: «Uno spettro astrale… Posso affrontarlo, anche se preferirei evitare.»

mercoledì 12 giugno 2013

128 – L’ESPOSIZIONE

Settore Calixis – Solomon - House of Dust and Ash day607.year816.Millenium41

Il giorno successivo, nel padiglione dei giardini, vengono esposti i pezzi battuti all’asta. I quattro agenti, insieme ad un sempre più pavido Mayweather, si apprestano a visitare l’esposizione.
Lungo il cammino incontrano Lanus Cysten e il suo assistente, diretti anch’essi verso le meraviglie della casata Haarlock.
Lungo il percorso il nobile studioso commenta l’architettura e i fregi del mausoleo del capostipite della famiglia, Solomon, rivelando di aver scoperto quello che a lui sembra essere una strana incisione al centro della parete di ingesso, una nicchia scavata a forma di sole, quasi fosse l’alloggiamento per una particolare chiave.
«Ne siete sicuro?» Vetok sembra essere interessato al dettaglio.
«Credo proprio di sì: quella nicchia è stata realizzata per contenere un meccanismo che attiva qualcosa...»
Il gruppo continua in silenzio verso i giardini, sotto l’imperterrita nevicata di cenere. 
Una truppa di soldati accompagnati da due servitori armati di mitragliatori pesanti li ferma all’ingresso del padiglione, chiedendo loro di lasciare le armi: all’interno dei giardini sono consentiti solo data-slate e alcuni pochi altri oggetti per l’osservazione ed eventuali annotazioni.
I quattro lasciano le armi in una cassa, Lanus Cysten deve lasciare in custodia un registratore di immagini; il nobile sbuffa per la privazione e si allontana a grandi falcate, varcando l’ingresso.
L’impressione è che nel giardino manchino delle statue o si siano aggiunti piedistalli in numero considerevole, sui quali sono poste le teche che contengono i preziosi cimeli di famiglia, di una famiglia ben oltre la dannazione, pensa Vetok.
Sono esposti oggetti d’arte provenienti dalle più disparate regioni dell’impero, statuette di luce jokaero, la famigerata Rosa di Zamarcanda, pozioni ed elisir dalle proprietà mistico-lisergiche, armi, delle più strane e incomprensibili fogge fino ad arrivare alle agili linee della armi shuriken della razza Eldar. Libri, volumi, mappe, libelli, codici, una delle manie che da sempre ha accompagnato la storia della famiglia di mercanti corsari. E ancora inquietanti statuette, maschere xeno, tessuti e vesti esotici, dipinti, gioielli e antichi sigilli; perfino uno spallaccio di un’antica armatura da spacemarine fa mostra di sé all’interno della vetrina che lo protegge dal cinereo fioccare.
Al centro dell’esposizione aspetta la Gilded Widow: è un automa d’oro raffigurante una donna, abbigliata di un lungo vestito rosso, di foggia antica, adorno di inserti porpora; la pelle aurea è incastonata di agate e rubini, e la testa reclinata in avanti. Sul petto è presente un’apertura, attraverso la quale si scorge un complesso meccanismo fatto di ingranaggi e componenti arcani. La figura è seduta su un trono dallo schienale alto, e porta in grembo uno scrittoio, adorno di fregi geometrici e occulti. Quella strana statua regge nella mano destra un calice intagliato da un rubino, e nella sinistra un mazzo di tarocchi dell’imperatore.
La targhetta sulla teca porta scritto: Il più Sacro e Meraviglioso Congegno-Oracolo, conosciuto dagli uomini come la Vedova Dorata.
Lanus Cysten cinguetta alla vista di quella che agli altri appare come una conturbante visione. L’impressione è che si possa svegliare all’improvviso e predire eventi catastrofici.
Anche Mordecai non le stacca gli occhi di dosso, la pelle accapponata: seppur il volto è reclinato in avanti sul petto, lo psyker, in un lieve sbuffo eterico, l’ha sentita sorridere.

domenica 9 giugno 2013

127 – IL CONTATTO

Settore Calixis – Solomon - House of Dust and Ash day607.year816.Millenium41

Al rientro ai loro alloggiamenti i quattro agenti trovano davanti alla porta un uomo scarmigliato, bianco di capelli, dalla barba non fatta di un giorno e gli occhi iniettati di sangue. È vestito con abiti eleganti ma visibilmente stropicciati: la toga da avvocato gli pende storta e spiegazzata.
«Voi… Siete voi… Siete soli…?»
«Noi bastiamo per noi! E tu chi saresti?» Brunch si pone con fare minaccioso davanti all’omino, che arretra, guardandosi intorno.
«Io non volevo dire… Cioè, mi aspettavo che arrivasse una squadra intera per… per… »
I quattro lo circondano e lo sospingono verso l’ingresso: nei corridoi non c’è nessuno, ma è sempre meglio non rischiare. La porta dell’alloggio si richiude dietro ai cinque, Brunch molla la collottola dell’avvocato, gli altri tre aspettano che il nuovo arrivato chiarisca la situazione.
«Oh, ecco… Io sono Locutor Mayweather. Sono qui per conto di… Per conto di quello che ha mandato anche voi…»
«Silas Marr», sibila Vetok. L’omino si agita nel sentire il nome.
«E tu che ruolo avresti in tutta questa faccenda?», chiede Lixam.
Mordecai sorride: aspetta che i compagni conducano l’interrogatorio con metodi convenzionali prima di sussurrare arcane parole nella mente dell’ospite.
«Modestamente io, Locutor Mayweather, ho fatto appello al Codice accioché l’apertura venisse posticipata, e in modo tale da consentire che lui mandasse chi di dovere…» La voce gli trema per un attimo prima di ricominciare, «Ci sono state delle morti sospette! E siamo tagliati fuori. L’ultima speranza di sopravvivere era legata all’arrivo di rinforzi… E voi siete solo in quattro…»
«Di quali morti stai parlando?» Vetok, in piedi di fianco a Brunch, alza la voce. Mayweather sobbalza e sputa tutta la verità in merito: «Ci sono state sparizioni… E l’altro ieri un soldato è stato trovato nell’atrio: gli era stata aperta la testa e il cervello non c’era più! E quel pazzo di Brand ha fatto finta che non fosse successo nulla… E gli Affranti! Improvvisamente sono ovunque, con le loro maschere bianche, le loro dannate lacrime, come se stessero aspettando qualcosa… Dobbiamo andarcene da qui prima che sia troppo tardi… Andarcene! Avete capito?!?»
L’alito manda puzza di alcol mentre in piedi, piegato con le mani sulle ginocchia, ansima, in preda ad una crisi di panico.
Merda! Sembrano dire gli occhi di Lixam, facendo cenno a Vetok e Brunch di sederlo.
«Diamogli un cicchetto per calmarlo… Uno in più non lo ammazzerà», esclama Brunch, prendendo la bottiglia di amasec.
Mayweather beve con mani tremanti, guardandoli a turno, intimorito.
«Non gli stiamo tutti addosso, lo spaventiamo…»
«Guarda che è di te che ha paura, Brunch!» L’assassino scosta il compagno e sorride al legale: «Abbiamo bisogno di sapere tutto se vogliamo venirne fuori, ok? Siamo sulla stessa barca, Locutor, dobbiamo remare insieme. Quanti morti in tutto?»
L’interrogatorio procede con facilità. Mayweather è terrorizzato e parla come un fiume in piena ubriaco.
Sei sparizioni e due morti in tutto; oltre al soldato un lavoratore è rimasto schiacciato dal crollo di una statua. Mancano all’appello un altro militare e altri tre apprendisti del corpo dell’Adeptus Terra.
In più sembra che all’asta siano stati inseriti dei pezzi non previsti, oggetti per cui Silas Marr sarebbe magari venuto di persona. E due navi dirette all’isola non sono mai arrivate, scomparse nel nulla…
Mayweather finisce il suo deliquio in singhiozzi e singulti, prima che stramazzi sulla sedia, semi incosciente.

mercoledì 5 giugno 2013

126 – LA CERIMONIA

Settore Calixis – Solomon - House of Dust and Ash day606.year816.Millenium41

Nessuno è riuscito a dormire. Il silenzio è stato interrotto soltanto dagli scatti metallici degli otturatori delle armi, controllate con ossessiva puntualità.
L’imbrunire si porta via i colori, lasciando crescere le ombre dietro al continuo e fitto velo di cenere.
I quattro escono dal loro alloggio e, raggiunto il piazzale si fermano ad osservare file di Affranti dirigersi verso il giardino: affluiscono nello spazio aperto da passaggi che giacciono ormai nel buio, e portano torce e vassoi, coppe e vasi di antica fattura.
Improvvisamente nell’aria si alza un canto, un lamento angosciante e malinconico: i pellegrini in fila si uniscono al coro, ondeggiando in una sorta di danza ipnagogica.
Il terreno stesso sembra vibrare di quella strana musica, mentre lontano, sotto la cupola di vetro che racchiude i Giardini dei Santi Perduti, si accendono dei lumi.
Le facce degli ospiti, alla flebile luce delle torce, paiono stravolte: profonde ombre cerchiano gli occhi accesi e attenti di curiosità e timore.
Si sentono stranieri in quel luogo oscuro e permeato di una antica minaccia, e si stringono, senza bisogno di parole, in una fila compatta e silenziosa, diretta alla cerimonia di benvenuto, dietro le tremule torce degli Affranti.
Statue dagli arcigni volti di pietra li scrutano all’ingresso del padiglione, e santi, avventurieri, pie eroine la cui memoria giace sepolta nel tempo, costellano l’immenso prato. Gli Affranti continuano il loro rito votivo avvicinandosi ad ognuna di esse, come una scia di fuoco nel buio della notte, portano le loro esequie e la luce del ricordo: per un attimo Mordecai avverte uno sbuffo, quasi un rigurgito di corrente eterica, Vetok scruta con malcelata diffidenza i simulacri silenti, Lixam scruta nelle ombre, in cerca di pericoli nascosti e Brunch, adocchiato un piccolo pulpito poco più avanti, calcola mentalmente le coperture da sfruttare per una possibile ritirata.
Si riuniscono tutti intorno alle luci che delimitano tavoli, sedie e un pulpito dal quale Hiram Bland si appresta ad aprire il grottesco rituale. Alcuni membri della Gilda incominciano a servire pietanze e coppe di un vino ambrato, sotto gli sguardi nervosi dei soldati della Guardia Planetaria, vestiti per l’occasione in uniformi da parata. Greel sosta sul confine tra luci e ombre, dietro all’adepto, il volto completamente nascosto nel cappuccio.
Hiram Bland dà finalmente il via alla celebrazione, la sua voce deve superare il canto esiziale che ora va e viene, da disparati punti del complesso: presenta i pezzi che potranno essere liberamente visionati nella giornata successiva, si lancia in una metaforica elegia della morte, concludendo con una preghiera dal senso criptico «Per colui che detiene stelle e meraviglie nei palmi delle mani!»
Stai pregando il Dio Imperatore o l’eresia ha spinto anche te ad adorare il sangue degli Haarlock?
Vetok non può vederlo, ma ha le netta impressione che Greel stia sorridendo nelle ombre del cappuccio.

lunedì 3 giugno 2013

125 – LA QUIETE

Settore Calixis – Solomon - House of Dust and Ash day606.year816.Millenium41

Hiram Bland compare nel refettorio una volta terminato il pasto; è accompagnato ad alcuni adepti e dalla figura spettrale che ha sorpreso i quattro agenti poco prima presso la tomba di Solomon Haarlock. L’attenzione si concentra sull’attendente all’asta, che con poche parole annuncia che la sera stessa si terrà un cerimonia ufficiale di benvenuto presso i Giardini dei Santi Perduti, luogo preposto all’esposizione degli oggetti e delle reliquie.
La figura spettrale osserva da sotto il cappuccio in silenzio, qualche passo dietro all’adepto.
Hiram Bland ringrazia gli ospiti per l’attenzione, augurando loro una lieta permanenza, per poi ritirarsi. La figura scura sembra incombere sul gruppo ancora per qualche secondo, infine sparisce attraverso un corridoio, perdendosi nel labirintico complesso.
Il brusio e le chiacchiere riprendono, mentre i commensali si alzano da tavola.
Lanus Cisten sembra essere rimasto particolarmente colpito dall’uomo ammantato di nero e, ad un solo accenno al riguardo da parte di Mordecai, confessa di aver saputo che il Capo della Gilda degli Affranti si chiama Greel.

Il pomeriggio trascorre lentamente. Nulla sembra turbare l’irreale quiete dell’isola crematorio, e la cenere continua ad accarezzarne le strutture, i cortili, i vicoli, i passaggi, avvolgendola in un sudario di grigio silenzio.
Nonostante i quattro esplorino le zone aperte al pubblico, si rendono ben presto conto della vastità del luogo e della difficoltà di tracciarne con precisione una mappa.
Riattraversano i cancelli, dirigendosi verso il luogo d’approdo, dove resta solo più la Cygnan Martyr a dondolarsi ai venti oceanici. Da una balconata il capitano, Elias Shaddrack, fa loro un cenno di saluto, tornando subito ad occuparsi delle operazioni di riparazione della sua amata nave.
La desolazione del luogo si fa sentire nell’animo dei quattro agenti, che si sentono sperduti nella vastità di quell’oceano ostile, le cui onde che si infrangono sulla roccia vulcanica, sembra ripetere loro continuamente siete in trappola, da qui non ve ne andrete mai…
«Cerchiamo di riposarci per essere pronti al peggio», mormora Vetok, negli occhi ancora il volto scavato del vecchio Greel.
«Di sicuro è un posto tranquillo, non c’è che dire», gli risponde Brunch, scuotendosi di dosso la cenere e avviandosi verso l’ingresso.
Lixam guarda lo psyker, che perso nei proprio pensieri, mormora parole incomprensibili.
«Mor? Tutto bene?»
«Sì… Questa cenere… Mi ricorda il Tempio, mi ricorda il freddo, il freddo dell’acciaio…»
Vetok fa un cenno all’assassino e i due si avviano dietro Brunch.
Mordecai, prima di voltarsi e abbandonare l’attracco, mormora ancora: «Mi ricorda il freddo della morte…»