lunedì 29 aprile 2013

117 – IL BALLO DEL BALEMIRE

Settore Calixis – Solomon -
Balemire Sea day604.year816.Millenium41

L’assassino procede velocemente nello stretto corridoio, tenendosi appoggiato alle pareti. Si ferma una volta arrivato all’ingresso della sala di osservazione superiore, scorgendo l’abate e il suo gruppo nell’angolo più vicino della sala. Il grasso prete geme e impreca agli scossoni, mentre due del suo seguito continuano a farsi sballottare sul pavimento, senza riuscire ad aggrapparsi a nessun appiglio. I due malfiani resistono, stolidi ed impassibili, aggrappati alle maniglie e ai sostegni disseminati lungo le pareti della sala.
L’assassino Scorge Vetok, seduto e aggrappato al sedile, chiamarlo con gli occhi.
«Bha!… Bha!» Sotto l’infuriare della bufera acida Lixam sente uno strano verso. Approfitta di un attimo di calma per balzare fino al primo tavolino, avanza aggrappandosi a braccioli di sedie e divanetti e guadagna la piena visuale sul gruppo dei compagni. Brunch, seduto e fissato al sedile grazie alla cinghia del fucile che lo stringe sullo schienale, gracchia, piegato in avanti e a bocca aperta, uno sforzato lamento: «Bhaaaa… Bha…»
Mordecai, più composto, si limita a mostrare un biancore livido e un tremolio delle palpebre chiuse ad ogni movimento della Cygnan Martyr.
«Bhaaaaa… Non vomiterò: è inutile che mi guardi, damerino! Bhaaa…»
«Hai scoperto qualcosa?», chiede Vetok.
Lixam tradirebbe il proprio imbarazzo in merito se lo sforzo di ancorarsi ai braccioli per un improvviso vuoto d’aria non lo aiutasse nel mascherare il proprio stato d’animo: «Niente di significativo, non si è scucita.»
«Bhaaa… Pesciolina sfuggente…»
Lixam, saggiamente, ritiene inutile rispondere alla provocazione, stante le condizioni della dannata bestia.
«Oh, i rigurgiti biliosi del Balemire si fanno sentire», esclama il signor Nahun, risalendo dal piano inferiore. «Non c’è pericolo, signori, costeggeremo solamente la tempesta. La testa è già lontana e la coda non tarderà a svanire: sta procedendo in direzione ovest.»
«Bhaaaaa!»
«Ritarderemo a causa della tempesta?», chiede Lixam.
«Oh, è possibile, è possibile. Ma il capitano è un abile navigatore e le starà in scia quanto più possibile per prendere velocità.»
«Quando… Bhaaaaa… Quando finisce…?»
«Signormio dovete cercare di stare calmo e rilassare i nervi. Se vi sentite uno spiacevole sciabordio nello stomaco per il troppo vino bevuto posso servirvi un po’ di pane avanzato: assorbe i liquidi, capite?»
«Bhaaaa! Non… Non vomiterò!»
Ad un gesto cortese del chierico e dell’assassino lo steward si allontana serafico verso il ponte di comando: «Oh, certo che no, certo che no…»
Vetok si sente la bocca asciutta, ma vedere che almeno Lixam resiste alla cinetosi lo rinfranca e gli fa stringere i denti.
Non se la sente di conversare con il compagno. Si volta verso lo psyker, che ha una cera sempre peggiore: il volto è imperlato di sudori freddi e le palpebre si agitano impazzite. Il chierico prega in cuor suo che i sintomi del malore fisico che affligge Mordecai non nascondano invece gli effetti di qualche influenza del warp.
Dalla scala che conduce alla plancia di comando prorompe la voce del signor Nahun, che sovrasta il fragore degli elementi naturali: «Oh, stiamo entrando in scia: ora si incomincia davvero a ballare, tenetevi forte!»
Dopo qualche minuto di scuotimenti, vuoti d’aria, furiose impennate e rollate, il guardsman non riesce a tenere fede alla promessa di non vomitare, mentre Mordecai, accasciato sul sedile, sembra essere svenuto.

venerdì 26 aprile 2013

116 – CONVERSAZIONE PRIVATA

Settore Calixis – Solomon -
Balemire Sea day604.year816.Millenium41

La cabina di Octavia Nile, a differenza delle semplici cuccette assegnate ai quattro agenti, è decisamente più spaziosa, tanto da contenere una mini toilette e un angolino dove un tavolo rotondo, affiancato da un divanetto, consente la possibilità di conversare comodamente, seppure in una forzata condizione di intimità, dati gli spazi ristretti.
La donna invita Lixam ad entrare, si accomoda e, ponendogli una mano sulla gamba, gli chiede cortesemente che cosa desideri bere.
«Ho fatto mettere da parte una bottiglia di champagne di Quaddis.»
Alla risposta dell’assassino il segretario personale si dirige alla zona bar per attendere alla comanda; Lixam nota che le due guardie del corpo attendono fuori, al fianco della porta. Una volta servito da bere, l’incappucciato esce.
«Proporrei un brindisi a questo incontro.» La voce della donna è suadente, e la sua mano poggia ancora sulla coscia dell’uomo.
Si solleva per il brindisi, e torna a posarsi, in quello che a Lixam sembra un accenno di carezza.
«Un brindisi, certo! Alla perla di Vaxanide che solca i cieli di Solomon.» Il vino è fresco al punto giusto e la luce negli occhi della ragazza danza al ritmo di ciglia che li svelano e li nascondono, in un gioco di imbarazzato interesse.
«Raccontami qualcosa di avventuroso! Chissà quali e quanti pericoli affronterai al servizio del tuo signore.» La mano sembra risalire impercettibilmente sulla gamba.
«Oh sì… Diciamo che non ho tempo di annoiarmi. Ma dimmi piuttosto di te: una bella ragazza che solca i mari acidi di Solomon per recuperare icone degli Spacemarines… Non è da tutti.» Lixam sfoggia un sorriso rassicurante, cercando di sviare la conversazione e di incanalarla dove più gli conviene. Una scossa della nave sbilancia Octavia, che si ritrova praticamente in grembo all’assassino. Il profumo dei capelli, il contatto delle mani sul petto, le labbra dischiuse e la risata a mo’ di scusa per l’accidentale e improvviso avvicinamento richiamano alla memoria dell’agente un tempo che sembrava ormai lontano, quando frequentava i salotti nobili di Canopus e nelle sue reti restavano impigliate pescioline lucenti e sinuose come lei, prima che Lazarev Abamelik gli portasse via tutto e lo costringesse a servire sotto l’Inquisizione.
Ad un centimetro da lui Octavia sussurra: «Non è nulla di che, solo lavoro. Io voglio sapere che cosa affronta un uomo vero, un apolide viaggiatore dello spazio come te…»
Una vocina nel profondo della coscienza strilla un avvertimento, troppo flebile però per contrastare il fascino adoperato dalla brillante mediatrice nella manovra di avvicinamento: Lixam la soppesa, versando da bere per la compagna e per sé, si convince del suo esagerato allarmismo sorseggiando dal flûte, e infine la dimentica, scostando i capelli dal volto di Octavia: «Be’, si tratta di una faccenda davvero complicata.»
Lei gli si accoccola in grembo, stendendosi sul divano: vuole sapere di più, e lo stuzzica per conoscere quale segreto nasconda.
Lixam svuota il bicchiere, inebriato dalle mani che gli accarezzano la camicia sul petto: «Stiamo dando la caccia a un uomo pericoloso… Ma per il momento ne abbiamo perso le tracce, così abbiamo deciso di fare un salto qui.»
Lei ride, poi un altro sobbalzo della Cygnam Martyr scuote la piccola cabina, e Octavia si avvinghia all’ospite. Trovandosi a portata di orecchio sussurra: «Per raccogliere indizi sul tuo uomo? Ha a che fare con gli Haarlock e i loro lasciti…? Be’, non è da tutti.»
Touché! Mi sta ammaliando… Il profumo! È il suo maledetto profumo che mi sta sballando… Maledizione, può avermi drogato senza che me ne accorgessi?
«Ezekiel Sunder è affascinato dal possedere oggetti appartenuti alla dinastia Haarlock, in particolare le armi… Adora le spade», Lixam ignora volutamente l’accenno all’uomo e agli indizi, confezionando in extremis una plausibile giustificazione alla presenza sua e dei compagni all’asta.
Il ringhiare del cielo ormai prossimo a riversarsi in tempesta sovrasta il rumore dei motori della nave, e dall’oblò lampi fosforici sorprendono due respiri in una sola figura.
Lixam si sente la testa leggera, mentre lei si sporge verso l’oblò e si morde in maniera sensuale un labbro, preoccupata per il peggiorare delle condizioni atmosferiche.
Una folata di vento investe di traverso la Cygnan Martyr, che sbanda e sobbalza violentemente, scagliandoli giù dal divano. Un rumore metallico, come di una mitraglia, si diffonde lungo tutto lo scafo, da prua a poppa, nel momento in cui la nave attraversa il velo che delimita il rovescio di pioggia. Lixam aiuta la donna a rialzarsi, la stringe per un attimo a sé, ma una nuova perturbazione li spinge e li schiaccia contro la parete. La porta della cabina si spalanca, e l’incappucciato rotola fino a loro, trovando un perfetto equilibrio in quella condizione instabile.
Octavia scambia uno sguardo con il segretario, poi lo rivolge su Lixam, sorridendo e scostandosi da lui: «Credo che dovremo rimandare la nostra interessante conversazione. Abbiamo una bottiglia di vino da finire. E un uomo da trovare…»
Lixam sorride e mima un inchino, dimostrando nel gesto elegante un’agilità pari a quella dell’incappucciato. Poi scivola via, incominciando immediatamente a rimuginare sulla fallibilità dell’essere umano davanti a determinate tentazioni.

mercoledì 24 aprile 2013

115 – METTI UNA SERA A CENA

Settore Calixis – Solomon - Balemire Sea day604.year816.Millenium41

Il pomeriggio scivola sulle onde mefitiche dell’oceano, mentre all’orizzonte continuano ad accumularsi cirri e cumulonembi in forme e colori strabilianti. I passeggeri, vinti dalla stanchezza, sonnecchiano sui divanetti delle sale di osservazione o nelle loro cabine. La Cygnam Martyr, con la prua puntata a sud, cavalca i venti silenziosa e veloce. Sul far dell’occaso la skyship vira a sud-ovest, verso una linea di confine tra cielo e mare che va a farsi sempre più buia e minacciosa: le prime raffiche di vento precedono di poco i bagliori delle saette che illuminano le nubi, attraversando cumulonembi minacciosi e gonfi di vapori acidi, quasi aspettassero il momento di poter stringere le loro grinfie maligne sulla nave volante.
I leggeri sussulti del volo disturbano la pennichella dei passeggeri, che da lì a poco si accalcano alle vetrate, in meravigliata osservazione del turbolento evolvere della perturbazione. Qualche marinaio, ai commenti preoccupati di Lanus Cisten, sorride, minimizzando i pericoli e le insidie del fortunale. Lo steward passa tra i tavoli accedendo le lampade in ottone, che rilucono, contrastando le ombre con piccole e vivide luci: «Signori, sono onorato nell’annunciarvi che il capitano Shaddrack avrà il piacere di cenare con voi questa sera.»

 Le vivande, seppur approntate e stivate prima della partenza, risultano essere gradevoli e soddisfacenti, accompagnate da bevande selezionate dallo stesso Elias Shaddrack, che si rivela essere un anfitrione brillante e intelligente. Il capitano siede a capotavola, alla sua destra trovano posto Octavia Nile e il suo personale segretario (le altre due guardie cenano ad un tavolino separato, senza però perderla di vista), Lanus Cisten e il giovane Whent. Dall’altra parte del tavolo i quattro agenti dell’Inquisizione siedono in faccia alla donna e al nobile, mentre in fondo rimangono i due attempati viaggiatori. All’altro lato del tavolo si accomoda l’abate, circondato dai suoi sgangherati accoliti, che elemosinano gli avanzi del loro superiore, come cani rognosi accucciati ai piedi del padrone.
La conversazione si concentra e si sviluppa sui trascorsi del capitano come combattente nella guardia imperiale, del suo ritorno su Solomon con il desiderio di poter volare ed essere libero dagli orrori vissuti durante il periodo di leva, sull’eleganza e il folklore delle skyship. La giovane broker racconta di alcune esperienze avute su Vaxanide, il suo pianeta natale, prima di intraprendere viaggi per motivi commerciali che l’hanno portata in giro per il settore; Lanus Cisten ascolta, intervenendo ed ammiccando quando la cortesia lo richiede, mentre il suo giovane assistente segue la conversazione con la meraviglia dipinta in volto. Vymer e Quill sono silenziosi e reticenti nel confidarsi con i compagni di viaggio e l’abate Tamas di Shale, ignorando qualsiasi forma di buona educazione, si rimpinza, biascicando a bocca piena di improbabili eventi miracolosi accadutigli su Iocanthos. I quattro agenti ascoltano, memorizzano, osservano, attenti a mantenere la copertura assegnata loro da Silas Marr e allo stesso tempo analizzando indizi rivelatori sulla vera personalità di chi siede al loro stesso desco. Si fingono nuovi del settore, avendo sempre servito il loro maestro, il Rogue Trader Ezekiel Sunder, sconfinando raramente dal settore Ixanide. Nessuno dei commensali sembra conoscere quell’angolo di Impero al punto da scoprire le lacune e le incongruenze dei loro racconti.
I bicchieri e le bottiglie tintinnano, mentre violenti raffiche di  vento e strali di energia solcano il cielo ormai oscurato dalla notte e da nuvole minacciose: dopo il bicchiere della staffa e un amaro proveniente dal mondo di Siculi, il nobile Cisten si ritira, pallido di apprensione per la imminente tempesta. Vymer e Quill sembrano tranquilli, così come Tamas che, russando su un divanetto, dimostra una palese indifferenza alle condizioni atmosferiche.
«Sembra che balleremo un po’ questa notte, signori. Non temete, in questa stagione difficilmente incontreremo tempeste tali da impedire il proseguimento del nostro viaggio.» Il capitano Shaddrack saluta gli ospiti, tornando in sala comando.
Gli occhi di Octavia Nile accarezzano quelli di Lixam, li lusingano con un sorriso, li invitano a seguirla, quando, alzandosi e annunciando di ritirarsi per la notte, si avvia verso il corridoio che conduce alle cabine.
Brunch fa per alzarsi, ma uno sguardo dell’assassino lo inchioda sulla sedia: «Non è il momento di giocare, Brunch. Posso farla parlare se mi lasci lavorare tranquillo.»
«Certo… Parlare! La pesciolina dagli occhi dolci.”
Vetok fa un cenno a Lixam, indicandogli di non lasciarsi sfuggire l’occasione. Brunch borbotta, tracannando un paio di amari.
Mordecai, pensieroso, continua a fissare il cielo che si accende a intervalli irregolari.

lunedì 22 aprile 2013

114 – DOPO PRANZO

Settore Calixis – Solomon- Balemire Sea day603.year816.Millenium41

Il pranzo servito sulla Cygnan Martyr è da poco terminato e, nel primo pomeriggio, i quattro agenti si trovano sulla balconata di babordo del ponte superiore. Il capitano ha avvertito i passeggeri della temporanea assenza di venti acidi, il che ha consentito di poter uscire senza bisogno di mantelline e respiratori per godere del tepore del sole e del pittoresco scenario.
«I due compari, Vymer e Quill, fanno di tutto per non dare a vederlo, ma credo che vengano da Malfi», asserisce Vetok.
«È vero: mi era sfuggito il collegamento a quell’accento», risponde Lixam.
«Agiscono per conto di qualcuno che preferisce rimanere anonimo», aggiunge Vetok, «e non sappiamo a cosa stanno dietro.»
«Io mi sono fatto amico lo studioso», asserisce Mordecai, riferendosi a Lanus Cisten.
«Bene, ci potrebbe tornare utile», Vetok esprime un’opinione condivisa da tutti. Poi continua: «Pensi che il suo interesse per l’asta possa avere a che fare con la ricerca di conoscenze oscure?»
«No, non credo proprio», lo tranquillizza lo psyker. «Le sue ricerche sono indirizzate più alla storia e alla letteratura. C’è da dire che discende da una famiglia minore appartenente ad una delle tante gilde che hanno servito gli Haarlock nel corso dei secoli.»
«Mhhh… Sei sicuro, Mor, che non si metta a far casino con qualche diavoleria tipo le tue?», ribatte Brunch.
«No, stai tranquillo, ho controllato: è innocuo. Piuttosto mi ha parlato di un certo oggetto, la Guilded Widow, che sembra essere un pezzo ricercato. Non è certo che sia fra i pezzi che batteranno, ma la speranza di poterlo vedere almeno una volta nella vita sembra essere la sua più grande ambizione.»
«E l’abate? Cosa te ne sembra dell’abate, Vetok?», chiede Lixam.
«Meriterebbe di essere posto sotto lo stesso voto che impone ai suoi confratelli. Dice di aver avuto una visione benedetta nella quale gli si diceva di trovare una santa reliquia; in realtà blatera a vuoto, non sa descrivere la visione né tanto meno l’oggetto da ritrovare.»
«È lui che dovresti tener d’occhio, Brunch», lo interrompe Mordecai.
«Non conosco i culti di Iocanthos da cui dice di venire, ma non mi pare in odore di santità», continua il chierico.
«Be’, se non di santo di qualcosa però puzza!», butta lì Lixam.
«Ehi! E la pesciolina?», esclama Brunch.
«Non ha detto molto: si chiama Octavia Nile, quello con il cappuccio è il suo segretario personale, gli altri due sono guardie del corpo», dice Lixam rivolgendosi al guardsman, a mo’ di ammonimento a fare attenzione. «Dice di aver il mandato di una non meglio specificata corporazione. È eccitata all’idea di trovare pezzi di antiche armature di Spacemarine.»
«La bambina ne capisce, è una tipa giusta… Per me!» Brunch appoggia una mano sulla spalla di Lixam, che continua: «Questa sera a cena avrò modo di approfondire… Sempre che una dannata bestia gelosa non decida di rovinarmi di nuovo i piani!»

sabato 20 aprile 2013

113 – PRESENTAZIONI

Settore Calixis – Solomon- Balemire Sea day602.year816.Millenium41

Mordecai scivola verso il nobile estasiato alle finestre, si presenta e commenta lo scenario, sorseggiando il drink.
Vetok intrattiene discorso con i due avventurieri. Brunch è proteso con tutti i sensi verso ciò che sta accadendo intorno al tavolino: Lixam dice qualcosa e lei ride, divertita. L’assassino continua a parlare, fa un mezzo inchino e mima un baciamano. Lei ride nuovamente, si porta una mano al viso, fingendo per gioco un timido e rosso imbarazzo, mentre guarda con interesse l’interlocutore.
I due uomini fanno sorrisi di cortesia, quasi fossero un’eco dell’allegria della compagna, l’incappucciato resta immobile e impassibile.
Ma guarda che damerino! Basta, è ora di farti vedere come si getta la rete per quelle pescioline lì, come le chiami tu…
Il guardsman si alza e si dirige verso il fondo della sala. Lixam si volta e fa cenno con gli occhi di andarsene. Brunch gli sorride, spavaldo. La donna si alza, gli altri tre scattano come molle e la circondano. Brunch non fa in tempo a sentirla pronunciare una garbata scusa che lei è già sparita nel corridoio che porta alle cabine: «Ora sono molto stanca, credo che riposerò un po’. Sarà un piacere conversare con voi più tardi.»
Lixam aspetta che il gruppo si sia ritirato e poi sbotta: «Me l’hai fatta scappare! Ora sei contenta, dannata bestia?»
Brunch sorride, divertito e per nulla offeso: «La stavi annoiando con i tuoi modi da damerino.»
«Tu invece ti saresti strappato i peli dal petto per offrirglieli in segno di virilità, no?» Lixam torna indietro, brontolando, seguito da Brunch.
L’abate si sveglia e si mette ritto a sedere mente il guardsman gli passa vicino. L’uomo, ancora assonnato, scambia Brunch per un membro dell’equipaggio e chiede: «Non ci sarebbe qualcosa da mangiare su questa nave?»
«Ottima idea, padre», risponde di getto Brunch, «vado a vedere che cosa servono in cambusa.»
L’assassino si dirige verso Mordecai, che manovra la conversazione per ottenere maggiori informazioni possibili dagli interlocutori. Gli basta incrociarne lo sguardo per un istante per avere la certezza che questi abbia avvinto la curiosità dei due grazie a qualche potere mentale: Lixam, abituato a cogliere dettagli e particolari, nota la profondità degli occhi di Mor, che si fanno più profondi, più intensi, pozzi profondi in cui si specchiano correnti eteriche.
Lo steward, alla richiesta di Brunch, sorride, ricordandogli che i pasti e le bevande sono extra e che vanno pagati cash. Il guardsman prende da bere e offre una sontuosa colazione al corpulento chierico, pagando con l’anticipo ricevuto per la missione.
Il nobile, che dice chiamarsi Lanus Cisten, attirato dal profumo delle vivande, si avvicina al banco, accompagnato da Mordecai e dal giovane Whent, e ordina da mangiare.
L’abate, che fra un boccone e l’altro si presenta come Tamas di Shale, si abbuffa con voracità, per nulla intenerito dagli sguardi famelici dei quattro pellegrini.
«Devono osservare un rigido voto di obbedienza, castità e digiuno… Per il bene del loro spirito», biascica, prima di trangugiare del vino di Quaddis.
Brunch distoglie la vista dalla manifesta ingordigia e si rivolge a Lixam: «Si può per lo meno sapere come diavolo si chiama?»
«Chi? L’abate?», risponde l’assassino. «L’ha appena detto, Tamas di…»
«Intendo la pesciolina! Non ti ha nemmeno detto come si chiama?»
«E a te che cosa importa, scusa?»

mercoledì 17 aprile 2013

112 – IL CANTO DELLA SIRENA

Settore Calixis – Solomon - Balemire Sea day602.year816.Millenium41

«Signori, sono lieto di avervi a bordo.» Il capitano Elias Shaddrack stringe la mano con una presa salda e veloce.
La nave si è staccata dall’ormeggio fluttuando verso l’alto, fino a stabilizzarsi in quota ed avviare i propulsori. Un lieve rollio e il frusciare dell’aria sullo scafo accompagnano il volo del vascello.
«Spero possiate godere al meglio del tempo che passerete sulla Cygnan Martyr. Il signor Nahun», prosegue il capitano, indicando l’uomo panciuto al suo fianco, «fungerà da steward e provvederà alle vostre esigenze durante il viaggio. Avrò il piacere di cenare insieme a tutti voi questa sera sul ponte di osservazione superiore.»
Da sopra si odono le voci degli altri passeggeri. Il capitano, dopo averli salutati, si congeda e ritorna al ponte di comando, mentre lo steward indica gentilmente la scalinata: «Per chi avesse piacere è presente una zona bar, prego.»
La sala superiore, più piccola e raccolta, risulta essere arredata con maggior raffinatezza. I quattro agenti attirano per un attimo gli sguardi dei viaggiatori, che tornano poi ad indugiare sul panorama costituito dall’inquietante mare acido che si agita all’orizzonte sotto enormi e vaporose nuvole porpora.
I quattro agenti si accomodano al bancone. Vicino a loro, due uomini brizzolati incrociano e ricambiano sguardi esperti in grado di valutare e riconoscere i guai: sono vestiti ed equipaggiati di armi che potrebbero identificarli come mercenari o cacciatori di taglie. Più in là, accomodato mollemente su un divanetto, un uomo di chiesa, si direbbe un abate dal saio lurido che indossa, sonnecchia nella prima luce del mattino; insieme a lui, chi seduto e chi in piedi, ci sono quattro macilenti e non meglio definiti pellegrini. Sull’altra fila di tavolini e poltrone trova posto un nobile riccamente vestito e visibilmente eccitato dall’esperienza, quasi fosse la prima volta, accompagnato da un più giovane assistente. In fondo alla sala, quasi volessero rimanere appartati ad osservare, siedono intorno ad un tavolo due uomini, una giovane e affascinante donna ed una figura incappucciata. La ragazza ride divertita, rivolgendosi ogni tanto all’incappucciato e lanciando occhiate furtive e curiose al gruppo.
«Avremmo piacere di condividere un brindisi a questo viaggio che ci porterà a conoscere misteriose e dimenticate meraviglie», esclama Vetok, rivolgendosi alla platea in generale.
Un uomo dell’equipaggio aiuta Nahun a servire i quattro agenti e poi i due consumati viaggiatori, che si presentano come Vymer e Quill. L’abate continua a biascicare nel dormiveglia, e i suoi compagni ignorano l’invito. Il nobile, dopo un gentile gesto di diniego, riporta l’attenzione sullo spettacolare orizzonte. La donna aspetta che i bicchieri dei restanti commensali siano pieni prima di alzare il proprio calice verso la zona bar ed augurare il brindisi con uno smagliante sorriso.
Brunch, i gomiti appoggiati sul bancone e gli occhi fissi sulle movenze femminili dall’altra parte della sala, si stacca per ingollare il gin di Gorsk e sbottare: «Deve essere una personcina interessante…»
«È troppo raffinata per te, amico mio», lo riprende subito Lixam. «Lasciatelo dire da uno che conosce gli ambienti in cui sguazza una pesciolina come lei.»
«Pesciolina?!?», Brunch guarda con aria di sfida l’assassino, che sancisce la scommessa con un sorriso. Impreca subito dopo, quando Lixam, sfoggiando tutto il proprio savoir-faire, si avvia verso il tavolino e l’irresistibile risata di donna, ammaliato dal canto della sirena.

lunedì 15 aprile 2013

111 – CYGNAN MARTYR

Settore Calixis – Solomon- Hive Gloriana day602.year816.Millenium41

L’Aquila Lander giunge alla costa meridionale di Gloriana mentre l’alba stria di colori lisergici il tumultuoso orizzonte di nuvole in continuo movimento sopra un mare acido neroverde.
Alla torre che serve da stazione di atterraggio è ancorato un veivolo che a prima vista ricorda un rudimentale zeppelin; la struttura, allungata a goccia, sembra essere però formata da una corazza di acciaio, e quindi il suo galleggiare e dondolare nel vento è sicuramente frutto di qualche sistema antigravitazionale.
Il piloti del veivolo avvisa che la skyship chiamata Cygnam Martyr è pronta ad imbarcarli. La manovra di atterraggio dura qualche minuto, e i quattro agenti si ritrovano a trascinare il baule verso il successivo imbarco.
La nave, di quaranta metri di lunghezza per quattordici di larghezza circa, è dominato dal ponte di comando a prua, costellato di lampade ad arco e termina in un timone trialare, al centro del quale si trovano i propulsori. Una fila di antenne collegate tra loro, quasi fosse una cresta di spine, le corre sul dorso metallico. Vista da vicino appare imponente, rivelando l’ampio ponte di mezzo che comprende, oltre alle cabine, due salotti con finestre panoramiche, dai quali è possibile accedere ad una balconata su ciascun lato della nave.
La torre di atterraggio è esposta ai venti tossici, le mantelline e i respiratori tornano utili. Sotto di loro il mare mefitico sciaborda e sibila in schiume. A qualche centinaio di metri dalla costa gli scheletri corrosi di alcuni palazzi fanno capolino tra le onde.
Un uomo dell’equipaggio si avvicina, si informa se i signori per caso attendono di imbarcarsi per l’Isola di Cenere, poi sorride e chiama un compagno per trasportare il baule e li conduce a bordo, rispondendo alle domande.
Navi come quella, le skyship, sono molto diffuse sul pianeta, ce ne sono di diverse stazze e rappresentano un modo più sicuro di viaggiare che non via terra. In trenta ore circa sarebbero arrivati a destinazione. Tutti gli altri passeggeri sono già a bordo, in attesa di partire, e il capitano, oppure lo steward, li avrebbe informati di tutti i dettagli del viaggio.
La cabina loro assegnata contiene solo le cuccette e i servizi.
Le due sale di osservazione sono poste su due livelli differenti e collegate tramite una scala, e da ciascuna è possibile accedere, attraverso porte blindate, alle balconate. La sala del ponte inferiore è più ampia, quella superiore è dotata di una zona bar, dove vengono serviti i pasti durante il volo. Alle ampie finestre sono poste persiane di ottone e l’ambiente è costellato di tavolini, sedie, divani, oltre che da maniglie, corrimani e imbottiture per quando i venti e le tempeste di Solomon fanno ballare a bordo.
Sulle pareti delle sale ci sono dipinti e icone imperiali. Attraverso il pavimento si avverte la lieve vibrazione prodotta dai sistemi antigravitazionali.
I quattro agenti sono gli ultimi passeggeri che la Cygnam Martyr aspetta, quindi sarebbero partiti da lì a poco. Durante il volo avrebbero anche conosciuto alcuni dei partecipanti all’asta degli Haarlock.
Comunicano il segnale convenuto con Julia Strophes nel momento in cui l’equipaggio inizia le manovre per salpare: da lì in poi non avrebbero più potuto avere il supporto dell’intelligence per sbrigare la missione.

venerdì 12 aprile 2013

110 – IN VOLO SU GLORIANA

Settore Calixis – Solomon- Hive Gloriana day601.year816.Millenium41

«Inviti per l’asta, documenti falsi: abbiamo nomi buffi e lavoriamo per un certo Ezekiel Sunder, un Rogue Trader che bla bla bla…» Lixam controlla il baule dato loro in dotazione in vista della missione da compiere. «Respiratori, mantelline… Per le piogge acide, immagino: che posto schifoso che è Solomon! Vestiti eleganti per fare bella figura sull’isola… Questo è tutto!»
«Ci sono i mille troni a testa: questo è tutto!», esclama Brunch: la somma anticipata ha dissolto, almeno temporaneamente, la rabbia per l’umiliante costrizione subita poco prima.
«Manca la scheda da un milione di troni… Li possiamo spendere solo all’asta», gli ricorda Vetok, «vedi di non perderla.»
Lixam sorride.
Mordecai pensa agli Haarlock. La pioggia acida sibila sui vetri sigillati del trasporto, e il sistema di aerazione filtra i gas velenosi con un rumore sordo e continuo.
Vetok ne coglie lo sguardo pensieroso e prende la parola per fare il punto della situazione: «Cerchiamo di capire in che razza di guaio ci stiamo infilando.» Richiama una frequenza dal display del communicator prima di continuare: «È precisa la mano che taglia il diamante…»
Alla richiesta di informazioni in codice risponde una voce squillante: «A vostro servizio, agente Ymrael. Abbiamo perso la comunicazione, ma ho effettuato delle ricerche. Aggiornatemi e confrontiamo le informazioni di cui siamo in possesso. Viaggerete tutta la notte, possiamo iniziare da subito.»

Il complesso funerario in cui si tiene l’asta esiste da millenni, esiste per la volontà di Solomon Haarlock, capostipite della dinastia. Fra le elites del pianeta sembra essere diventato un segno distintivo e di prestigio farsi cremare o esservi seppelliti.
Per tradizione è considerato come terreno neutrale per le fazioni di Solomon, che qui sono solite condurre incontri privati e le negoziazioni più delicate.
Il complesso è mantenuto da un ordine religioso, conosciuto come Sorrowful Guild, il cui compito è quello di far osservare i termini e le condizioni dei trattati stipulati, secondo le antiche osservanze e leggi del posto. Sono comunque presenti le modeste rappresentanze dell’Administratum e della Cancelleria di Solomon.
L’elenco di ciò che verrà battuto non è dato sapere, ma si dice comprenda oggetti meravigliosi e artefatti provenienti da stelle che giacciono oltre la luce dell’Imperatore. Silas Marr ha passato loro il nome del contatto all’interno del complesso, un avvocato della Cancelleria, tale Mayweather, che ha fornito una descrizione del campionario. Marr ne ha dedotto che gli oggetti proscritti non dovrebbero rappresentare un grande pericolo, ma ha avvisato di stare attenti a tutto ciò che ci sarà di scritto, perché gli Haarloch hanno sempre amato i codici segreti, l’arte della crittografia e simili inganni.
All’asta parteciperanno collezionisti, ricchi annoiati, folli in cerca di conoscenze arcane e tecnologie xeno, e agenti che preserveranno l’anonimato dei loro committenti per chissà quali scopi.
«Solomon Haarlock», attacca Julia Strophes, «ha esplorato come Rogue Trader la zona di spazio che è diventato il Settore Calixis, ha aperto la strada alla crociate di Lord Angevin… Quel posto è uno dei tanti santuari di cui la sua dinastia ha disseminato il settore.»
«Il settimo figlio della profezia che Yanhu sta cercando è Erasmus Haarlock». Mordecai pronuncia la frase lentamente.
«Sì», gli risponde Lorelii Dekanta, «e dobbiamo capire se davvero è collegato alla Stella di Tyrant, se davvero sta riemergendo da un incubo durato un secolo.»
«Vi comunicheremo la partenza verso l’isola, poi entreremo in silenzio radio per non rischiare di far saltare la copertura», comunica Vetok.
«Cercheremo di monitorare costantemente la situazione da qui. Saremo pronti e all’erta per intervenire. Buona fortuna.»
Manca ormai poco all’arrivo: la notte passata ad esaminare dati e scremare supposizioni si fa sentire, ma il viaggio è solo all’inizio.

mercoledì 10 aprile 2013

109 – SILAS MARR


Settore Calixis – Solomon- Hive Gloriana day601.year816.Millenium41

Il messaggio riporta né più né meno quello che Yanhu ha già detto loro, ma sembra che si vogliano evitare fraintendimenti o eventuali discussioni.
Una libreria scivola di lato con un leggero ronzio: una figura curva, seduta su di una portantina, fa il proprio ingresso. Lo accompagna una donna magra e scura di capelli, così come l’abito con bustino che indossa. I due portatori poggiano l’ospite di fianco al fuoco e si ritirano. La figura seduta tossisce, e la donna si premura di ripulirgli dalle labbra un po’ di sangue. È un uomo anziano, vestito con abiti consumati e sporchi, trasandati come lo scialle tarlato che porta sulle spalle. I capelli, lunghi e lisci, incorniciano un volto scarno e spigoloso, contraddistinto da occhi castani accesi di una luce febbricitante.
«Sono Silas Marr», bisbiglia, indicando le lettere aperte in mano agli agenti, «e sembrerebbe proprio che voi… Siate miei.»
Forse per l’insofferenza agli ambienti sovraffollati delle città-alveare e ai labirintici complessi dei palazzi di potere, o a causa del malumore per non aver vendicato l’attentato alla propria vita avvenuto su 41 Pry, o solo forse per un’istintiva antipatia a pelle, Brunch non riesce a trattenersi dallo sbottare: «Umphf… Nonno, io non sono di nessuno!»
Un gelo improvviso scende nella stanza. Il fuoco scoppietta cannonate nel silenzio generale. Silas Marr sorride. La cosa non fa che infastidire ulteriormente il guardsman, che rincara: «Che cosa ci sarà da ridere, poi…»
«Conosco», incomincia l’Inquisitore, «anzi… Ricordo l’intemperanza e l’irruenza giovanile. In tante occasioni mi comportai da sciocco anch’io. Ma non sarei sopravvissuto a lungo se non avessi imparato in fretta…»
A quelle parole la pelle di Mordecai frizzica, e lo psyker si sente quasi sollevare per una corrente warp che invade la stanza: la donna fissa Brunch, che si zittisce e contrae il volto, quasi stesse compiendo uno sforzo fisico; il guardsman si volta, fa pochi passi e si siede, a gambe incrociate e faccia al muro.
La donna sorride, Silas Marr osserva la scena con attenzione: Mordecai è certo che l’esibizione di potere per neutralizzare e umiliare il compagno, sia stata volutamente manifesta perché potessero capire con chi avevano a che fare.
«Ascoltatemi bene» incomincia Marr, «perché non c’è più molto tempo. Siete stati convocati per il presentarsi di un’occasione unica. I miei agenti sono lontani da qui, impegnati in missione delicate dalle quali non posso sollevarli.»
Con la coda dell’occhio, Vetok e Lixam controllano Brunch, tranquillamente seduto con le mani appoggiate sulle ginocchia, e poi la donna, il cui sguardo neutro è paragonabile a quello di un automa. Mordecai, senza guardare, percepisce la forza di volontà che inchioda lo sconsiderato compagno in quella posizione.
«L’asta si terrà in un luogo chiamato House of Dust and Ash, un complesso crematorio e cimiteriale posto su una piccola isola distante 900 chilometri dal confine meridionale dell’alveare, nel Balemire Sea. Sull’isola non si osservano molte delle leggi imperiali per antichi diritti, e la sua posizione isolata la rende un luogo perfetto come ritrovo di ribelli.»
Il discorso del vecchio viene interrotto diverse volte dagli attacchi di tosse.
«Vi richiedo di eseguire questo compito. Sarete i miei occhi e le mie orecchie, raccogliendo informazioni su chi vi parteciperà, valutandone la vera natura. Quali schifosi ratti verranno attirati dal puzzo della carcassa marcescente degli Haarlock!»
«A meno che non incontriate un’eresia o una minaccia tale da non poter essere ignorate, lavorerete sotto copertura… Sarete solo i miei occhi e le mie orecchie…»
Silas Marr fa una pausa, sembra quasi respirare con difficoltà. Poi riprende: «Non vi nascondo la difficoltà del compito: potranno esserci personaggi pericolosi, che sicuramente non esiterebbero ad uccidervi se venissero a sapere per conto di chi veramente agite. Mi è stato detto dal vostro maestro che lo avete servito bene in passato, e ripongo in voi la mia fiducia. Fate questo per me e scoprirete che posso essere un maestro riconoscente che non dimentica certi debiti.»

lunedì 8 aprile 2013

108 – STANZA XIII

Settore Calixis – Solomon- Hive Gloriana day601.year816.Millenium41

La Cancelleria è un edificio immenso, la cui struttura ricorda un'imponente cattedrale. I livelli superiori si perdono in alto nella foschia inquinata e giallognola, e la sua facciata è adorna di fregi, sculture, statue. Nel centro, proprio sopra l’ingresso, campeggia un orologio a segnare tredici ore, il ciclo standard del pianeta Solomon.
«Ufficialmente non ci sono mai statti contatti tra il nostro maestro e Marr», continua la voce di Julia attraverso i micro-bead. «Non sembra appartenere a nessun ordine particolare, né sembra essere sotto la Cabala di Tyrant.»
All’ingresso viene chiesto loro di depositare le armi, che vengono contrassegnate e chiuse in cassette di sicurezza guardate a vista.
L’ambiente interno è vasto al punto da creare un rimbombo di fondo di tutte le voci e i passi consumati sotto le sue volte. Parecchie guardie in armatura carapace sorvegliano gli angoli, i corridoi, le balconate dei livelli superiori.
La voce calda di Lorelii Dekanta si sostituisce a quella squillante dell’adepta: «Ricordo di aver sentito dire che Marr sia in contatto con la fazione degli Ocularians, una corrente radicale di divinatori e veggenti. Pare che il suo nome venga pronunciato con rispetto all’interno del Parlamento dei Sussurri, così come è solita definirsi questa corrente.»
Intorno a loro si agita una marea umana composta di archivisti, questuanti, avvocati, impiegati, adepti, servitori, che vanno e vengono, senza fine. Decine di file di cittadini si snodano verso uffici e banchi di accoglienza.
Il segnale del micro-bead sembra affievolirsi, gracchia un paio di volte e sparisce; poi il volume ritorna, portando ancora la voce della Senior Explicator: «…Come se fosse un ragno che aspetta al centro di una tela che si dipana in tutto il settore e oltre. Sembra essere ossessionato dalla dinastia degli Haarlock, come Yanhu. Ma consiglio a voi, come a lui, di non fidarvi. È un personaggio temuto più…». I comunicatori tacciono improvvisamente, fatti alcuni passi all’interno del complesso.
Non hanno il tempo di tornare indietro per ripristinare il collegamento che un servitore vestito di grigio li avvicina, offrendosi di accompagnarli dove sono attesi.
Si guardano stupiti, chiedendosi come abbia fatto quell’uomo a riconoscerli in quel marasma umano, ma gli si infilano dietro, senza fare domande, attraversando corridoi, scale, sale d’attesa, uffici e terrazzi, salendo verso il cuore della Cancelleria.
L’ultima svolta del servitore li introduce in una sezione che sembra essere meno frequentata e in disuso rispetto alle altre.
Alcune lampade sono spente e dalle ombre negli angoli, mulinelli di polvere si sollevano al passaggio del gruppo.
L’adepto si ferma davanti ad una porta di legno, rovinata e male in arnese, rivolge un accenno di inchino e, senza dire nulla, ritorna ai propri compiti. Una targa reca la scritta XIII.
La porta si apre da sola su di una ampia stanza arredata in maniera spartana, con tavolo e sedie e imponenti librerie lungo le pareti, cariche di volumi e pergamene.
Nel camino d’angolo arde un piccolo fuoco, e poche altre lampade illuminano fiocamente l’ambiente.
Una porta si apre e ne esce un altro servitore, che porta quattro lettere sigillate, una per ciascuno agente, su di un vassoio d’argento; consegnate le missive si ritira silenziosamente.

sabato 6 aprile 2013

107 – SOLOMON

Settore Calixis – Solomon- Hive Gloriana day601.year816.Millenium41

Lorelii Dekanta aspetta di fornire maggiori dettagli, mentre gli agenti finiscono di leggere il messaggio che l’Inquisitore gli ha fatto pervenire.

Miei accoliti,
si richiede la vostra fedeltà per servire il Dio-Imperatore dell'Umanità e per obbedire a quanto troverete qui scritto di seguito.
Vi lego al servizio sotto gli ordini dell’Inquisitore Silas Marr, sul mondo di Solomon, per tutto il tempo che questi riterrà necessario. Obbeditegli come se fossi io.
Sul pianeta parteciperete in incognito ad un’asta di beni provenienti dai possedimenti dello scomparso Erasmus Haarlock. Nel corso della suddetta asta dovrete monitorare gli eventi che si svolgeranno, ed osservare le intenzioni e gli intenti di tutti coloro che parteciperanno all’evento, attratti e incuriositi dalle reliquie e dai cimeli appartenuti alla famigerata dinastia di Rogue Trader degli Haarlock.
Il vostro obiettivo è quello di individuare comportamenti e intenzioni al riguardo che devino dalla luce dell’Imperatore, di smascherare l’eventuale operato di poteri e organizzazioni nel mirino dei Santi Ordini.
Ulteriori dettagli sul mondo di Solomon e sui compiti ai quali dovrete attendere vi verranno fornite dal mio stimato collega, l’Inquisitore Marr.
Ricordate sempre chi in realtà servite: raccogliete qualunque indizio, notizia, supposizione riguardante Erasmus Haarlock e le sue oscure macchinazioni. Questa missione comporta astuzia e capacità di osservazione, ma ciò non toglie voi dobbiate difendervi da qualunque minaccia, e colpire senza pietà ove il vostro dovere verso l’Imperatore non vi lasci altra scelta.
Andate nella Luce del Trono d’Oro e che le mie preghiere possano accompagnarvi e far sì che vi possa rivedere ancora una volta.


Inquisitore Shymà Xavier Yanhu

«Silas Marr… E perché proprio noi?», domanda Vetok alla Senior Explicator.
«Gli interessi di Marr sembrano coincidere con quelli del nostro maestro. Ufficialmente l’Inquisitore di Solomon ha chiesto aiuto perché non ha a disposizione uomini che possano prendere immediatamente in carico la missione. E per Yanhu, per noi, può essere un’occasione unica per seguire le tracce di Erasmus Haarlock.»
La nave incomincia la discesa verso lo spazio porto. Solomon è un mondo alveare sovrappopolato, il cui ecosistema è stato completamente distrutto dallo sfruttamento delle risorse planetarie. Il panorama è una distesa infinita e piatta di raffinerie, complessi di manufactoria, magazzini, alcuni dei quali abbandonati e in rovina. Su queste distese tossiche si eleva Gloriana, città alveare sede delle principali istituzioni imperiali.
«Abbiamo fretta di procedere», continua Julia Strophes. «Sembra che Marr abbia fatto in modo di rimandare di un giorno l’inizio della licitazione.»
L’aria di Gloriana è caliginosa e la luce sembra distorta e filtrata da polveri invisibili e miasmi.
«Nel frattempo noi raccoglieremo il maggior numero di informazioni possibili al riguardo», prosegue Lorelii Dekanta. «Silas Marr vi attende nelle sale della Cancelleria di Corte. C’è un trasporto che vi attende. Siate prudenti.»
Sulla piattaforma di atterraggio l’aria inquinata e calda soffoca per un momento i quattro agenti, condensando in bocca uno sgradevole sapore dolciastro.

mercoledì 3 aprile 2013

106 – TEMPLAR CALIX

Settore Calixis – Apostasy Befallen- Warp Route day595.year816.Millenium41

Ancora in viaggio, da un posto all’altro, ancora in missione, ancora a caccia, ancora su una nave, con il pericolo del warp e il ricordo di quelle cose schifose, di quelle fiamme immonde.
Sul gruppo aleggia uno strano silenzio, si parla poco. Mordecai si rilassa, ricorda il proprio di Viaggio, iniziato nello Psykana Temple Calix e ancora da finire, e la maturazione interiore, il potere sviluppato. Chiude gli occhi e lascia libera la mente di rivivere il passato.

Ho versato più sangue di quanto pensassi di averne in corpo.
Ho visto la mia morte più di quante volte abbia visto il mio sorriso.
Non c'è parte del mio corpo che non abbia assaggiato l'affondo di una spada.
Non c'è angolo del mio cervello che non conosca il dolore.
Non c’è più traccia di paura nella mia anima.
Non c'è nulla di definitivo. Nemmeno la morte. Nemmeno all'inferno sono disposti ad accettare uno come me. O come noi.
Sono stato toccato, macchiato, come dicono alcuni, e non c'è posto più adatto per me di un limbo fatto di sangue e dolore.
La spada che porto al fianco è nata dalla mia mente. Un’inutile barra di metallo informe e inerme è diventata la manifestazione di me stesso.

Settore Calixis – Scintilla - Psykana Temple Calix day376.year816.Millenium41

Sono nudo. Ho freddo. No, sto congelando! Attorno a me un lago di sangue. Non capisco. Non ricordo. Perché sono qui...? Avverto un dolore alla spalla, passo una mano e sento una cicatrice. Strano, non ricordo di aver subito un colpo tale da...


Mordecai si ridesta, come se avesse avvertito davvero una fitta di dolore alla spalla. Era solo un sogno. Uno degli innumerevoli che lo tormentavano ancora.
Forse è venuto il momento che io provi a liberarmene…
Lo psyker recupera il dataslate. Brunch e Vetok non ci sono, Lixam dorme. Chiude gli occhi, il fruscio bisbigliante provocato dal passaggio della nave nel warp sembra evocargli i ricordi con maggiore chiarezza.
Mor riapre gli occhi e incomincia a digitare sul data-slate

Psykana Temple Calix, Scintilla,
quattrocento circa, anno 816, M41

L’INIZIO
Tra il mio ingresso e il mio risveglio non era trascorso più di un battito di ciglia. Nemmeno il tempo di capire perché fossi lì, e la falce della signora in nero mi aveva già colpito. Il mio maestro, Lord Qoeleth, diceva: «È meglio che tu ci faccia l'abitudine da subito. Non illuderti.»

LE REGOLE
Dovevo rispettare le regole.
Non esiste il sonno. Tutte le volte che i sensi mi abbandonano equivale ad una notte di riposo.
Non esiste il freddo. Una volta assaggiata la fredda lama, non c'è nulla che possa essere più gelida. Nemmeno la tempesta di neve con i suoi aculei ghiacciati.
Non esiste la vita. Almeno, non più. Una volta entrato qui non sono più proprietario della mia, devo solo cercare di mantenerla il più a lungo possibile.
Non esistono scelte. Non ci sono alternative.
Anzi, si. Una. Ma a quel punto non ci sarà più nessuno a tirarmi di nuovo su in vita.

IL TEMPIO
La struttura del tempio era a dir poco spartana. Mi sembra un eccesso chiamarla addirittura struttura: ricavata nel ventre di una montagna, era composta da una sala enorme, in cui la statua della Prima Lama Yukio faceva da veglia e monito per chiunque la potesse scorgere. Il salone era illuminato, oltre che dalla luce che entrava dall'imponente portone di pietra e acciaio, da alcune torce fissate sulle pareti, quasi a voler mantenere l'ambiente in una costante velata oscurità, come se si volesse cercare di mantenere un'ombra di dubbio tra quello che si riusciva o si voleva vedere. L’enorme stanzone fungeva anche da refettorio. Da qualche parte dovevano esserci anche delle cucine, ma non avevamo nemmeno il tempo per pensarci. L'odore di sangue era percepibile ovunque, lo si poteva avvertire anche a parecchi metri da lì. Ovunque erano visibili segni di scontri e lotte, la neve sembrava cadere color cremisi, come se già anche la stessa aria fosse intrisa di sangue. A rigor di logica sarebbero dovuti esserci anche degli addetti ai lavori, o qualcosa di simile, ma l’unica cosa che vedevo erano solo il mio maestro, la sua spada e innumerevoli fiotti di sangue. Poi più nulla. Al di fuori delle mura il nulla. Neve. Tormenta. Solo il sibilo del vento, e il clangore delle spade. A volte mi chiedo ancora se quel posto sia realmente esistito, o sia stato frutto dei residui della mia possessione. Non ero da solo. Ma non ho conosciuto nessuno. Avevamo tutti quanti una maschera sul volto, come per renderci tutti irriconoscibili e indistinguibili. Gli unici ad avere maschere diverse erano i maestri. L’alone di warp che li attorniava era qualcosa di estremamente potente, solo una volta mi è capitato di percepire qualcosa del genere, e difficilmente la dimenticherò, visto a cosa mi ha condotto e cosa ha comportato la mia possessione. Una maledizione da scontare solo con il sangue. Tantissimo sangue.

IN ABSENTIA
Le giornate non esistevano. O meglio, non c'era alcuna differenza tra il giorno e la notte. Era un continuo crepuscolo. Il passare del tempo era impercettibile, scandito solo dalle parentesi di incoscienza di quando finivo a terra esanime. E sul corpo una ragnatela di cicatrici.

LA MORTE E IL FILO DEL DESTINO
In un primo periodo gli allenamenti si concentrarono principalmente sullo sviluppo delle mie capacità di sopportazione del dolore. E’ stato il momento peggiore. Pensavo di essere stato condannato alla tortura, perennemente colpito con qualsiasi tipo di arma e potere. Appena perdevo i sensi venivo curato, rimesso in piedi, e ricominciava tutto da capo. Non ho mai desiderato la morte come in quei momenti. Speravo quasi che gli interventi di cura arrivassero per una volta in ritardo, di modo che potessi andarmene senza dover continuare quel supplizio. Evidentemente era un metodo più che collaudato: la tranquillità e quasi indifferenza del mio maestro e dei suoi assistenti trasudavano un’esperienza tale da farli sembrare quasi annoiati. Fu proprio allora che capii che forse non si sarebbe trattato solo di quello. Forse c’era qualcosa di più. Più avanti. Ma nel frattempo continuavo a soffrire come un eretico sotto tortura. Un eretico qualsiasi.
L'allenamento era estenuante. La tempra del fisico accompagnava quella della psiche. Il mio maestro curava la mia preparazione nel combattimento con la spada, a mani nude, e nella manipolazione del warp. Non so dire quante volte mi sono sentito più morto che vivo, ma sta di fatto che ogni volta che succedeva, mi risvegliavo vedendo le spalle del mio maestro che si allontanava da me, pronto a mettermi nuovamente alla prova. Tutto attorno a me sangue. Non so dire per quanto tempo sia rimasto in questo monastero, quante ferite abbia riportato né tanto meno quante volte abbia rischiato la dannazione per la manipolazione troppo audace dei venti dell’Immaterium. Ma una cosa è certa: ogni momento che passava percepivo una forza crescere dentro di me in maniera devastante. Percepivo una consapevolezza sempre maggiore delle mie capacità. La barra di metallo affidatami dal mio inquisitore prendeva sempre più forma, come se percepisse la mia crescente forza e si modellasse secondo la mia volontà. Il mio maestro mi ripeteva all’infinito che quella non era altro che la rappresentazione materiale del mio potere psichico. E io non capivo. Non riuscivo a capire. Solo col tempo mi sono reso conto che non era altro che la verità. Ogni volta che rinvenivo da una ferita mortale notavo che la barra prendeva sempre più le sembianze di una spada. A volte sembrava brillare come se fosse pervasa essa stessa di poteri psichici. Ma non era che l’inizio. La combinazione del combattimento all’arma bianca con il potere psichico era il traguardo finale. Inarrivabile. Impossibile. Sembrava una leggenda che arrivava dalla terra, una storia che avrebbe potuto raccontare nostro nonno a Luther ed a me. Già. Luther. Fu proprio lui, una delle ultime volte che avvertii la sua voce, a dirmi che dovevo diventare più forte, anche di un destino che si stava manifestando sempre più oscuro e violento.

Brunch e Vetok rientrano in cabina, Mordecai alza gli occhi: «Ci sono novità e ordini dall’alto. Tra mezz’ora saltiamo fuori dal warp, dobbiamo incrociare un’altra nave che ci porterà su Solomon.»
Lo psyker spegne il data-slate e lo caccia in borsa.
Lixam si stira, borbottando qualcosa, mentre guardsman e chierico raccolgono le loro poche cose.