mercoledì 30 gennaio 2013

87 – IL FILO DEL DESTINO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day376.year816.Millenium41

Lo sguardo è fermo, così come le mani; i passi che lo portano davanti ai tre giudici rimbombano nella stanza in una eco che pare vibrare nell’aria, amplificandosi all’infinito. Mentre si avvicina posa lo sguardo sui suoi stivali, le fibbie in metallo con il simbolo dell’aquila bicefala brillano della luce che filtra dalle alte e sottili finestre della stanza, come una navata centrale di una maestosa cattedrale, allestita ad hoc per una esecuzione. La sua. Per un attimo l’angoscia lo assale… “strano destino quello dei Moloch” malinconicamente sorride, come in ogni momento come quello si rende conto di quanto fosse fondamentale suo fratello al suo fianco a tirarlo su. Ma ecco che a quel punto, al solo pensarci, un moto di rabbia e rivalsa si fa largo in lui e, fermandosi in piedi al fianco dell’inquisitore, pianta gli occhi con uno sguardo pieno d’odio sul viso dell’arcigno De soya. Sono sopravvissuto a ben altro… Sarebbe un triste destino venire condannato ora per colpe che non ho, che non ho voluto…
L’Inquisitore è in piedi, di fianco alla sedia ancora vuota, con le braccia conserte. Benché resti un personaggio misterioso la sua presenza all’interrogatorio lo rassicura. Gli sguardi che gli vengono rivolti sono duri: sicuramente la presenza dell’Inquisitore rende impossibile l’eventualità che lo possano minacciare, plagiare, ricattare.
”L’Impero non può permettersi tradimenti all’interno della propria organizzazione. Questo è il motivo per cui siete qui, agente Moloch.”
”Mio malgrado sono sempre stato costretto a servire fedelmente l’Impero e le sue istituzioni.”
La risposta fa accendere d’ira il volto di Padre De Soya. Mykka Von Junglen non si scompone, mentre il novizio, il più giovane dei tre, mormora qualcosa di incomprensibile. L’Inquisitore sorride, aspettando la replica alla provocazione ricevuta.
“Siete stato considerato dotato di un dono prodigioso, su di voi si sono poggiate speranze e aspettative, potevate ambire ad una carriera brillante nelle gerarchie dell’Impero… Fin quando vostro fratello non è caduto, sedotto dalle lusinghe di pericolosi poteri. Questo è il motivo del vostro fallimento, la ragione per cui siete finito a servire un Inquisitore il cui misterioso e ambiguo passato getta un’ombra minacciosa sul proprio operato.”
Mordecai si aspettava un attacco del genere: Luther non era mai stato riabilitato agli occhi dell’impero, meno che mai a quelli delle fazioni puritane e fanatiche del credo imperiale. Stante il forte legame empatico con il gemello Luther, anche lui era colpevole… Perché allora era stato chiamato a servire i Sacri Ordini? E se l’Arch Exorcist avesse avuto ragione? Se il suo maestro fosse stato un eretico, o anche solo un conclamato radicale, lui sarebbe stato irrimediabilmente fottuto. Tutti loro, Brunch, Lixam, Vetok, sarebbero stati fottuti. Ma ormai il loro destino era legato a doppio filo a quell’uomo, che ora era lì, per difenderlo dalle accuse.
Padre De Soya riprende l’attacco: “Voi siete stato posseduto, contagiato dal Chaos. I vostri poteri sono stati soggiogati e asserviti al male; voi, in combutta con il vostro Inquisitore, vi siete impossessato di un grimorio proibito e ne avete attinto potere, avete subdolamente armato un vostro compagno con un’arma impura, avete corrotto un Predicatore fino al punto da rivoltarlo contro la stessa chiesa… I sospetti su di voi sono circostanziati dai fatti, dai rapporti dei vostri stessi compagni, dalle vostre stesse affermazioni. Voi, ai nostri occhi, siete e rimarrete un eretico! Perciò fermatevi e consegnatevi ora, prima che la vostra anima sia dannata per l’eternità, prima di poter corrompere altri innocenti del vostro esiziale contagio.”
Mykka Von Junglen trattiene il fiato, ben sapendo che il Confessore, così dicendo, si è spinto oltre il lecito, accusando, nemmeno tanto indirettamente, lo stesso Inquisitore di eresia.
Mordecai non ha più paura: paradossalmente, proprio ora che è stato formalmente accusato, sa di essere pienamente nel giusto. Ora ha qualcosa per cui combattere, dal quale difendere se stesso e la memoria di Luther.
“Io chiedo al mio Inquisitore con quale diritto e autorità voi possiate accusarmi di eresia…”
Passano lunghi secondi, durante i quali l’Inquisitore e l’Arch Exorcist si guardano negli occhi.
“Nessuna… Solo il tribunale inquisitorio potrebbe muovere una simile accusa… E solo con delle prove concrete e tangibili in mano.”
Il tono è tranquillo e posato, la parole sono scandite, scolpite nell’aria. Il colloquio, senza che nessuno lo dica, lo confermi, è terminato. Mordecai arretra di qualche passo, prima di voltarsi e seguire la figura dell’Inquisitore.
“Parlate di prove! È per questo motivo che avete distrutto il libro e la spada?”
Senza voltarsi Shyma Xavier Yanhu sorride in silenzio.

Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day380.year816.Millenium41

Basta un tocco leggero sulla spalla per fare scattare come una molla Mordecai, pistola in pugno.
”Calma, ragazzo. Sono io, va tutto bene.”
L’Inquisitore, in mezzo alle nere corazze carapaci di due soldati, sorride. Nel corridoio un ticchettio metallico e nervoso rivela la presenza di un cyber mastiff.
“È dalla scorsa settimana che le cose non vanno poi così bene… O sbaglio?”
Il gesto del superiore fa chiaramente intendere di non aver voglia né tempo per affrontare l’argomento. Qualcosa però è cambiato da circa una settimana prima, da quando Mordecai stesso ha avvertito una scia, una traccia psionica sconosciuta nei corridoi intorno ai loro alloggiamenti. Da allora l’intero piano è costantemente pattugliato dai temibili mastini cibernetici e da un numero di guardie doppio rispetto alla norma.
“Prendi le tue cose, devi andare via da qui.”
Mordecai sorride: le sue poche cose sono tutte lì a portata di mano. Rinfodera l’hand cannon, tira fuori da sotto la branda una sacca con i suoi pochi effetti personali e fa per prendere il cinturone con la spada.
“Quella non ti servirà più…”
Lo psyker esita un attimo, poi ritrae la mano dall’elsa: “Allora sono pronto… Dove andiamo?”
”Lo saprai quando sarai lì. Ora muoviti, non hai molto tempo.”
L’agente Moloch grugnisce in segno di assenso, si getta la sacca a tracolla e fa per uscire, ma l’Inquisitore lo ferma, porgendogli un fagotto di tela: “Will and blade, life and death, cause and consequence, mind and matter, soul’s truth and warp’s lie: all things indivisibile and one…”
Sotto la stoffa lo psyker percepisce un oggetto solido, sottile e lungo circa un metro.
“Buona fortuna… Ci rivedremo presto, agente Moloch.”
Poi il mastino, silenzioso e letale, si muove, aprendo la fila attraverso il corridoio: Mordecai passa silenziosamente, nel cuore della notte, davanti alle stanze dei compagni, chiedendosi se e quando li rivedrà.

Dopo aver lasciato il quartier generale la squadra di Storm Trooper lo conduce ad un piccolo hangar, dove un Aquila Lander lo attende, pronto a decollare. Le insegne della Coblast Assay spiccano sulle ali e sui fianchi del mezzo, che si libra sulla città subito dopo averlo imbarcato. Il pilota è taciturno e ripete più volte di non essere autorizzato a rivelare la destinazione. Dopo il decollo Mordecai sgancia la cintura di sicurezza e si infila nella cupola di osservazione, posta subito dietro la cabina di pilotaggio: Sibellus non conosce riposo e pulsa nel buio delle sue innumerevoli luci, dei suoi fasci colorati, delle chilometriche spire abbacinanti, dei manufactoria che covano rossi di fuoco e scintille, come braci di giganteschi fuochi da campo. Volute di vapore, banchi di caligine e di fumi densi e trasudanti essudati chimici nascondono in parte la vista, rendendo impossibile orientarsi; Mordecai sa bene che se anche potesse guardare a trecentosessanta gradi non sarebbe ugualmente in grado di stabilire la direzione del veivolo.
L’atmosfera, in maniera quasi impercettibile, satura del fiato dell’immenso alveare sottostante, incomincia a rischiararsi, e dal buio profondo incomincia a delinearsi un delicato tono lavanda, e poi porpora, fino a quando l’alba, emergendo da un orizzonte di caos distopico, incomincia a diluire il denso buio in un grigio livido e, più in alto, in un pallido azzurro: l’Aquila Lander vola in direzione nord-est.
Nord-est… Gunmetal City? La città alveare famosa per le fonderie nel grembo del vulcano, dove vengono create pistole che sono vere e proprie opere d’arte? Tiabold Kessel… L’armaiolo che ha creato quelle dannate armature è di Gunmetal City!
Mordecai si risiede, pensando a quale possa essere la destinazione finale: tutto il pianeta è costellato da siti di estrazioni minerarie, al punto che millenni di sfruttamento hanno inquinato e devastato l’ecosistema, rendendo l’intera superficie arida e avvelenata. La sopravvivenza degli alveari dipende dalle massicce importazioni di derrate alimentari provenienti dai mondi agricoli, così come questi dipendono dalla produzione industriale dei pianeti alveari per l’approvvigionamento di beni e macchinari per la coltivazione e l’allevamento: un legame a doppio filo, proprio come tra un Inquisitore e i propri accoliti…
E se mi avesse venduto a quei fanatici di Von Juglen e De Soya? Non sarebbe più conveniente per lui farmi scomparire e mantenere buoni i rapporti con l’Ecclesiarchy…?
Prende in mano l’oggetto che l’Inquisitore gli ha dato prima di congedarlo, ne scosta la stoffa e, con gli occhi chiusi, fa per toccarlo, ma all’ultimo momento si ferma. Gli tornano in mente le parole che Yanhu ha recitato consegnandoglielo: “Will and blade, life and death…” Le ripete a voce alta, senza riuscire a ricordare il resto; senza sapere perché avverte la sensazione che sia di vitale importanza riportarlo alla memoria. Il tempo sembra dilatarsi mentre si sforza di ricordare… Poi, complice l’allentarsi della tensione e il dolce rollio del veivolo, scivola in un sonno leggero e privo di sogni.

Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day381.year816.Millenium41

Lo sveglia un brusco scossone. Per qualche istante non ricorda dove si trovi: l’aria è fredda, il respiro si condensa in una nuvola bianca, bianca come la luce lattiginosa che proviene da fuori. Il pilota, accortosi del suo risveglio, si premura nel rassicurarlo: “Siamo quasi arrivati a destinazione; non si deve preoccupare per la tempesta di neve, signore, ci vuole molto più di questo per tirare giù un Aquila Lander!”
Mordecai non risponde, si stringe nel cappotto e osserva gli aghi di neve turbinare contro i vetri. Il panorama è indefinibile, una infinità di bianco e di gelo; istintivamente si porta la mano all’orecchio per attivare l’auricolare del vox-bead, prima di ricordarsi di averlo lasciato nella sua stanza, nel distretto Mokabi, insieme ai compagni e a tutto quello che poteva dirsi la sua vita. Meccanicamente controlla l’hand cannon, lo scarica, ne fa scattare il carrello, e lo ricarica, attirandosi un’occhiata perplessa da parte del pilota.
Passano minuti che sembrano infiniti, mentre il mezzo, lottando contro i forti venti polari, incomincia a scendere di quota.
”Ci siamo, signore.”
Mordecai lo guarda perplesso, mentre lui stabilizza orizzontalmente il veivolo come se non tirasse nemmeno un refolo di vento.
”Mi dispiace, signore, ma non sono autorizzato all’atterraggio… Nessuno è autorizzato ad atterrare qui.”
Digita velocemente su alcuni pulsanti della console, e con un clangore metallico il portellone posteriore si apre, lasciando entrare un inferno di aria gelata e neve. Un argano, che non aveva notato in precedenza, si avvia, srotolando nel vuoto una robusta fune.
“A che altezza siamo da terra?” L’aria sembra risucchiare fuori la sua voce, ma il pilota segnala con la mano sinistra due volte cinque. “Buona fortuna, signore. Che l’Aquila possa accompagnarla sempre.” Cazzo! Mi riportasse indietro, piuttosto… L’aquila mi ha accompagnato in questo inferno di gelo e desolazione… Se il mio destino sarà l’esilio lontano dagli occhi dell’Imperatore, Yanhu avrebbe almeno potuto lasciarmi scegliere dove marcire… DANNAZIONE!
Rimessasi la sacca a tracolla e preso il dono dell’Inquisitore, l’agente Moloch si cala fuori, in un nulla turbinante e inquieto.
Si lascia cadere a terra solo dopo aver visto chiaramente la sagoma scura della corda appoggiarsi al suolo.
I motori dell’aereo ruggiscono, mentre spostano verso l’alto la massa metallica; poi rimane solo l’angoscioso soffio del vento che ulula nella distesa vuota e priva di vita.

Il freddo intenso lo svuota della capacità di pensare, se non per la necessità di tenersi stretta addosso il più possibile la sottile stoffa del cappotto. La neve lo investe in folate di dolorose punture, gli aghi di neve lo costringono a ripararsi gli occhi, mentre si guarda intorno: nulla, lo circonda il nulla più assoluto.
Fa un passo avanti, e trasale all’apparirgli al fianco di una figura. È vestita di una lunga tunica blu e indossa una inquietante maschera di metallo, forse di argento.
Mordecai cerca istintivamente la spada al fianco. La figura volta la testa verso di lui, lentamente. Solo allora lo psyker si accorge che gli indumenti gli ricadono addosso senza che il vento li smuova minimamente. La maschera rimane in silenzio, quasi aspettasse qualcosa, ad un passo di distanza.
Il vento si riempie del sottile frusciare di lame che escono dal fodero, del brivido metallico di spade che scivolano e scorrono l’una sull’altra, del freddo clangore del loro incrociarsi: al limite del campo visivo Mor scorge delle figure, delle ombre, impegnate in quella che sembra essere una danza rituale. Will and blade, life and death, cause and consequence, mind and matter, soul’s truth and warp’s lie: all things indivisibile and one…
Le parole quasi gli sbocciano come fiori nella testa mentre, ad occhi chiusi, si concentra sui suoni che lo circondano.
Mordecai… Dicono di te… Di te, Mordecai Moloch, che sei stato toccato… Lui sarà il tuo maestro… Il dolore… Lui ti insegnerà… Porterai il dolore ai tuoi nemici… Ti farà conoscere il vero dolore… Lui è il maestro…
Voci sussurrate sembrano parlargli contemporaneamente, quasi fossero le infinite ed evanescenti lingue con cui il vento si fa sentire.
Poi ne resta una sola, calda, avvolgente, ipnotica.
Imparerai ad affilare la tua mente come fosse una spada: tu porterai il dolore dove l’acciaio non può arrivare, tu porterai il dolore oltre il limite conosciuto. Nessuno potrà resistere al dolore che ti insegnerò ad infliggere…
La danza prosegue, ma una delle figure si stacca dal cerchio e si avvicina: la sua veste è nera e la maschera anch’essa di argento. I suoi passi sono lenti, mentre rotea con maestria la spada. Mordecai arretra di un passo, poi di un altro: la figura vestita di blu è scomparsa, e il presunto avversario continua ad avvicinarsi.
Afferra il fagotto e ne tira via la stoffa, che si contorce come una serpe prima di essere trascinata via dal vento. È una barra di acciaio, appiattita e senza filo, quasi fosse una lama ancora da battere e forgiare fino a diventare una spada. Cinque passi lo separano dall’uomo mascherato, che lo incalza senza fretta. Mordecai si prepara, rotea la barra, ne saggia peso ed equilibrio per trovare la giusta posizione dove impugnarla.
Poi, veloce ed improvvisa, la lama dell’avversario cala sulla sua spalla sinistra in un lucente arco di morte…

sabato 12 gennaio 2013

86 – UNA CENA PARTICOLARE

Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day358.year816.Millenium41

La sistemazione al quartiere generale della Coblast Assay, usata come copertura dall’entourage inquisitoriale, è spartana: ognuno di loro ha a disposizione una piccola stanza, una branda più che un letto, un armadio, una scrivania e poco più.
Lixam rientra nel suo alloggio, dopo una giornata passata con Julia Strophes nel tentativo di recuperare informazioni sugli artefatti xeno recuperati a casa di Richter.
Aperta la serratura dell’armadietto resta in silenzio: sul primo ripiano in alto trova una scheda di memoria per data slate che non c’era mai stata prima. Ad una prima occhiata non sembrano esserci segni d’effrazione, ma la serratura è semplice e un professionista non avrebbe lasciato nessuna traccia.
Infilata la scheda nel lettore, a monitor compare un messaggio cifrato, che utilizza lo stesso schema usato dall’Inquisizione:
TOBRNRS – DEOTBAO – RMIECDT – STARAOE – ITKOINV
Manca, però, la chiave per decifrarlo.
L’assassino si gratta la testa, dubbioso: che sia un messaggio da parte dell’Inquisitore? O di Julia Strophes?
Nascosto il data slate raggiunge i compagni e, senza rivelare l’accaduto, si accerta che nessun’altro di loro abbia ricevuto un messaggio simile.


Nel tardo pomeriggio, con una scusa, si ritira nella propria stanza e studia il messaggio in codice. Senza chiave non posso decifrarlo… E se la chiave fosse il mio nome di battesimo…? Solo poche persone lo conoscono, e una di quelle è colui che mi ha ficcato in questo casino…
Molti anni prima, su Canopus, ricevette il compito di ripulire la fedina di un cliente, distruggendo gli archivi dell’Administratum; in quell’occasione ne approfittò per fare sparire completamente le anagrafiche di tutta la sua famiglia, per vendicarsi del loro misconoscimento: Eliah Xanathos smise allora di esistere, e fu conosciuto solo più come Lixam.
Ma lui, quell’uomo, conosceva la sua vera identità.
Applica la chiave al messaggio e memorizza quello che sembra essere un ordine: DISTRETTO MOKABI TORRE BIANCA NORD OVEST.
Il dataslate gli frigge in mano, va in corto circuito e si spegne, fondendo la scheda di memoria al suo interno. Ora Lixam sa di avere un appuntamento con il proprio passato. Non conosce l’ubicazione precisa della torre bianca nel distretto, ma è certo di non avere problemi nel localizzarla.


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day359.year816.Millenium41

La torre non è altro che una delle tante vestigia del passato, uno scheletro di quello che una volta doveva essere stata una torre alta almeno cinquanta metri e che fa isolato a sé; stranamente il marmo e le leghe d’acciaio utilizzate per erigerla non si sono annerite, nel corso del tempo, a causa dei fumi dell’inquinamento dell’alveare: spicca bianca sullo sfondo grigio-marrone degli edifici circostanti. Sull’angolo nord ovest una vettura militare attende parcheggiata.
Non c’è modo di nascondersi e di avvicinarsi furtivamente. Al diavolo! Mi ha fatto recapitare un messaggio sotto al naso della stessa Inquisizione, non posso far altro che andare all’appuntamento.
Ad un metro dalla vettura corazzata, uno sportello posteriore si apre, e una voce sconosciuta lo chiama: “Lijam!”
Un tuffo al cuore: è il suo nome distorto dal dialetto di Canopus. Era da una vita che non si sentiva chiamare così.
A parte la luce che filtra dai piccoli finestrini blindati, la parte posteriore del veicolo è buio. Il guidatore avvia il motore e parte: “Non sarà un viaggio lungo.”
Uno scatto metallico indica la chiusura degli sportelli. Lixam mormora, tra sé e sé: “Praticamente un sequestro…”
La voce dell’uomo al volante arriva, gracchiante, tramite interfono: “Oh no, in realtà si tratta di un semplice invito a cena.”


In una delle immense spire, situata ad una decina di chilometri dal distretto Mokabi, a circa tremila metri di altezza sulla marea umana che forma l’alveare di Sibellus, in una sala adornata da sculture, dipinti e arazzi, l’uomo osserva il panorama davanti ad una immensa vetrata.
Lixam viene accompagnato da un maggiordomo fin sulla soglia della sala. I suoi passi non fanno rumore sulla spessa moquette, ma l’ospite sente ugualmente il suo approssimarsi, e si volta.
Il sorriso è sempre lo stesso, astuto, cordiale, eppure ingannevole come le lusinghe di potere del warp.
”Elija! Che piacere vedere che godi di ottima salute.”
Lazarev Abamelik, l’uomo che gli aveva risparmiato la vita e lo aveva fatto entrare nell’Inquisizione, accenna addirittura un inchino al suo indirizzo.
“Sir Lazarev… È un piacere rivederla.”
”Oh, andiamo, ci conosciamo ormai da anni e credo non mi offenderò se mi darai del tu.”
”Come desideri…”
La città alveare è talmente immensa che pur da quella considerevole altezza l’intero orizzonte si veste di torri, edifici, spire, manufactoria, costruzioni annegate in una densa e giallognola foschia, mentre il cielo scuro della notte pulsa di migliaia di luci, raggi laser, torce e colori.
“Prego… La cena verrà servita subito.”
Lixam si accomoda, guardingo. L’ospite nota il suo atteggiamento e ride divertito: “Non mi sarei disturbato nell’invitarti qui quando avrei potuto eliminarti perfino da un altro settore.”
Lixam lo scruta attentamente: è vestito elegantemente, come sempre, ma non mostra insegne imperiali di alcun genere. I suoi occhi scintillano, divertiti: adora tenere in pugno persone e situazioni, celando le sue vere intenzioni dietro elaborate e segrete macchinazioni.
“Viviamo in tempi di gran fermento, non trovi Elija?”
Lixam precipita improvvisamente in un turbine di ricordi, complice la cena a base dei piatti tipici di Canopus. L’aperitivo è composto da pikkupullat, tipiche focaccine dolci di Canopus, che contrastano con l’insalata di xermohita, un grosso pesce allevato sul lontano Spectoris, servito su un letto di patate e cipolle; segue un cervice, un crostaceo proveniente dagli stessi profondi oceani, marinato con spezie e aji amarillo, un peperoncino coltivato su Regulus. Il menu prevede infine, come dessert, parperikiisseli, un budino ottenuto da una radice dolce, simila al rabarbaro, proveniente dal mondo di Percipre. Il tutto viene accompagnato da pregiati vini bianchi e rossi di Quaddis, fin quando i due, ormai satolli, non si accendono sigari di lho. Sir Lazarev Abamelik, per l’occasione, tira fuori una bottiglia di grappa ambrata di Siculi, prodotta artigianalmente in un limitato numero di botti.
La conversazione durante la cena è stata generica, ma Lixam sa bene che Abamelik lo ha invitato per qualche chiaro motivo.
“Soldi, potere e fama…”, il nobile attacca, sollevando il bicchiere e perdendosi nei riflessi ambrati del liquore. “E questo che ti manca, vero, Elija?”
”Non si può certo dire che l’Inquisizione paghi bene.”
”Certo… Ma i soldi non sono tutto. E bisogna far gavetta per ottenere poi lauti guadagni.”
L’assassino ascolta con attenzione, cercando di capire che cosa in realtà voglia il suo ricattatore.
“Tu, caro amico, non ti rendi conto della fortuna che ti è capitata: che vinca o meno la propria sfida, l’Inquisitore presso il quale servi sicuramente farà parlare di sé… Non trovi?”
Lo sguardo del nobile è divertito, ma attende con attenzione la risposta dell’interlocutore.
“Non ho la tua saggezza per poter valutare sul lungo periodo quali potranno essere le conseguenze della ricerca del mio Inquisitore.”
”Ah, già: la bizzarra profezia che va inseguendo… Davvero interessante. Tu potresti essere l’uomo giusto al momento giusto e nel posto giusto…”
”Quindi si tratta di fare la spia, il doppio gioco?”
”Lixam… Stai perdendo le raffinatezze che avevi a fatica imparato: sei troppo diretto. Così diventerai prevedibile e scontato.”
”Perché sono qui? Di che cosa dobbiamo parlare?”
”Ma di nulla, se non di cose liete dopo una lauta cena, amico mio.”
Lixam avverte una vocina dentro di sé che lo avverte che qualcosa non va: si sente la testa pesante, ha difficoltà a muovere braccia e gambe, al punto da dover posare il bicchiere sul tavolo e lasciar cadere il sigaro. Maledetto bastardo, ha messo qualcosa nella grappa, o nel sigaro…
“Non agitarti, Elija, non ti succederà nulla di brutto. Dovevo solo sincerarmi che tu stessi bene e che ti ricordassi del tuo amico Lazarev che ti ha dato questa grande opportunità.”
Il volto del nobile è una macchia di colore sul fondo scuro della notte di Sibellus.
“Chissà che la mia riconoscenza non possa spingersi un giorno fino a farti ritornare su Canopus… Potresti fare ciò che già facevi prima, ma con le spalle coperte…”
”Io…” La bocca è secca, e anche articolare semplici parole diventa improvvisamente difficile. “Io… Non capisco cosa vuoi…”
”Servi Shymà Xavier Yanhu e tieni le orecchie e gli occhi bene aperti, senza dare nell’occhio, come hai sempre saputo fare. Non farti cogliere impreparato quando verrà il momento.”
”Quale momento?”
”Lo saprai a tempo debito.”
Lixam cerca di resistere al torpore e alla sonnolenza, ma crolla svenuto dopo pochi istanti.
Ad un cenno del padrone di casa due uomini entrano e portano via l’assassino. Rivolto alla finestra che dà sulla notte striata di luci, Lazarev Abamelik sussurra ancora un ultimo consiglio: “E non ti fidare mai di coloro che si proclamano amici.”


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day360.year816.Millenium41

LIXAM!

LIXAAAAAM!

L’assassino emerge da un sonno profondo e si ritrova davanti la faccia sorridente di Brunch, che lo scuote vigorosamente.
Per lunghi istanti non capisce dove si trovi; o meglio non capisce che cosa ci faccia il guardsman nel suo sogno… Ho sognato… Ho sognato Abamelik…
La stanza è quella del centro della Coblast Assay, e lui è sdraiato nella sua brandina.
“Eravamo preoccupati, non ti sei fatto vedere per tutto il giorno… Guarda che non sta bene ubriacarsi da soli, eh!”
Brunch agita un dito sotto al naso del compagno, per sottolineare il terribile sgarbo.
“Ma io…” Lixam si tira su, e per un attimo la stanza sembra vorticare. In bocca sente ancora il sapore forte della grappa.
“Forza, tirati in piedi, ti vogliono giù per i riconoscimenti e gli interrogatorii.”
Brunch esce, sogghignando per la ciucca che ha rimediato l’amico. Il data slate! E il messaggio in codice!
Quasi vomitando si precipita all’armadio, alla scrivania, ma del suo data slate non c’è traccia. Ma che cazzo sta succedendo?

Si ricorda solo alcuni scambi di battute con Lazarev Abamelik avute nel sogno. Passa in bagno per sciacquarsi il volto e schiarirsi le idee. Qualcosa nella tasca preme contro il lavandino mentre si asciuga. Infila la mano e tira fuori un tappo: sopprime un altro conato di vomito, odorando l’aroma forte del liquore di Siculi. Per Drusus e tutti i santi dell’Impero: ma come è riuscito a farmi riportare qui senza che nessuno se ne accorgesse?

Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day373.year816.Millenium41

L’interrogatorio, o amichevole conversazione, come la definiscono i membri dell’Ecclesiarchy, non lo preoccupa affatto: risponde prontamente alle domande, evitando le trappole sugli argomenti e le considerazioni che potrebbero mettere in cattiva luce Mordecai.
Dopo circa un’ora di domande Mykka Von Juglen lo licenzia, tamburellando nervosamente con le dita sul piano della scrivania.
Lixam è certo che non otterranno nulla, che non riusciranno a mettere le mani sullo psyker.
Gli resta il dubbio su chi possa avere scatenato la chiesa contro il suo gruppo, contro l’Inquisitore… Possibile che possa essere stato addirittura Lazarev Abamelik? Ma per quale motivo?
Scuote la testa, valutando quanto possa essere pericoloso fare il doppio gioco alle spalle dell’Inquisizione… Soprattutto se si viene scoperti.


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day431.year816.Millenium41

Brunch ha insisto a lungo perché andassero al Barking Saint a bere sulla scomparsa di Mordecai prima e di Vetok poi, proprio quello stesso giorno.
Lui non crede che i due siano in pericolo, anzi. È quasi sicuro che dietro la loro scomparsa ci sia lo zampino dell’Inquisitore stesso.
Il locale è affollato. Per non dare nell’occhio indossano vecchie tute da operai. Sgomitano in mezzo alla folla, superano il bancone e scorgono un posticino appena liberatosi; mentre Brunch prende posto lui prende una bottiglia di gin di Gorsk. Seduti sugli sgabelli al banco, alcuni uomini ridono e sbraitano a voce alta: Lixam coglie, nella loro conversazione, i nomi dei tre membri della chiesa che hanno interrogato lui e i suoi compagni, eccezion fatta per Vetok. Li osserva meglio: sono mal vestiti e puzzano. Molti portano un aquila bicefala tatuata sul petto, pistole messe male in arnese e fruste alla cintura. Che siano membri della Frateris Militia che scortano il vescovo e i confessori?
Si dirige al tavolo, ma per tutta la sera non li perde d’occhio. Brunch è nervoso e si lagna per l’inattività prolungata. A Lixam viene un’idea per rendere movimentata la serata e probabilmente i giorni a seguire, facendo felice, allo stesso tempo, il compagno di avventura.
Giunta l’ora di uscire l’assassino si dirige al banco, mentre Brunch si avvia verso l’uscita scolandosi in bocca le ultime gocce di liquore; ormai è certo che gli uomini facciano parte della scorta dell’Ecclesiarchy. Ha già individuato la vittima giusta, un uomo grasso, con la barba, odioso e arrogante nei modi di fare. Lixam gli scivola vicino, chiede un informazione al barista, giusto per avere il tempo di srotolare la frusta che l’orso ormai ubriaco porta in vita, e legarla alla barra di rinforzo in acciaio che tiene insieme la lastra di marmo che forma il bancone del locale. Nessuno si accorge di niente. Torna da Brunch, che si guarda intorno un po’ spaesato e che cade subito nel tranello: gli bastano un paio di frasi e di allusioni sugli scherni che ha subito, senza accorgersene, dall’uomo con la barba, per far sì che Brunch diventi aggressivo e molesto.
Incomincia con l’urlare insulti all’indirizzo della vittima innocente, per poi passare ad una sfida vera e propria, che l’altro prontamente raccoglie. Posa il boccale, si volta e carica all’indirizzo di Brunch: la frusta legata regge, e lo fa piombare a terra sulla schiena. Un boato di risa e applausi accompagna la scena, mentre lui si sposta di qualche passo per non dare a nessuno l’impressione di essere insieme al guardsman. Un membro della militia agita un pugno verso Brunch, che smette immediatamente di ridere e, dopo averlo centrato con la bottiglia vuota di gin, si lancia alla carica sull’intero gruppo.
La rissa degenera al punto tale che è lo stesso Lixam a dover fare intervenire il Magistratum, temendo che Brunch, alla fine, possa perdere del tutto il controllo.
Solo dopo parecchie ore e dopo essere finito dentro, Brunch viene fatto rilasciare da una arrabbiatissima Julia Strophes, che deve far valere l’autorità dei Sacri Ordini per convincere gli uomini del distretto e fare immediatamente insabbiare l’intera faccenda.
Bonnard Tieslin, l’uomo con la barba, sbraita insulti all’indirizzo della giovane donna, millantando il suo servizio per un importante membro della diocesi di Sibellus.
L’agente Strophes non lo degna nemmeno di uno sguardo, mentre conduce alla vettura con cui è giunta di corsa un accigliatissimo Brunch.


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day440.year816.Millenium41

Finalmente la delegazione dell’Ecclesiarchy dichiara terminata l’indagine sull’Eresia Arastus. Von Juglen, De Soya e il giovane e taciturno Pacem, abbandonano il quartiere generale dell’Inqusitore, si riuniscono con lo stuolo di servitori, lacchè e segretari per tornare in pompa magna alla loro diocesi; li scorta una compagnia di Frateris Militia, di cui Bonnard Tieslin è un combattente veterano, insieme agli altri cinque che, come lui, hanno subito contusioni, commozioni cerebrali, fratture ed escoriazioni varie durante la colluttazione con la Guardia Scelta Calido Brunch, il quale ha riportato un occhio nero e varie lacerazioni sul torace.
Dopo tre giorni di reclusione punitiva, nel momento stesso in cui la compagine dell’Ecclesiarchy si avvia verso il centro di Sibellus, Brunch viene lasciato libero.
Julia Strophes si affaccia nella cella. Il soldato è steso sulla brandina, con le mani incrociate dietro la testa.
“Sei libero… Ora che se ne sono andati immagino non abbia più senso farti l’elenco delle cose che non devi fare…”
Brunch si mette a sedere.
“Tu sei sicuro di non sapere che quelli appartenessero alla scorta del vescovo, vero?
Lui non risponde direttamente. Sorride solo: “Lixam come sta? Dov’è ora?”
”E la centesima volta che me lo chiedi e che ti rispondo: sta bene, non si è fatto nulla durante la rissa, per fortuna, e anche lui si informa spesso sulle tue condizioni. Sarà in giro…”
”Ah si? Che gentile da parte sua… Posso andare?” L’adepta gli sbarra ancora la strada per uscire; si scosta e gli cede il passo, non prima di averlo fissato a lungo negli occhi.
Brunch si avvia lungo il corridoio scrocchiandosi le nocche, sciogliendo le spalle, flettendo i muscoli delle braccia.
La parola “Lixam”, ripetuta all’infinito, lo accompagna come un mantra.
“Ma si può sapere cosa gli hai fatto?”
Da dietro una piglia, a qualche metro dalla porta della cella, scivola fuori l’assassino: “È solo arrabbiato perché non gli ho dato una mano. Gli passerà presto… Almeno spero.”



martedì 8 gennaio 2013

85 – COSA CONVIENE DIRE E COSA NO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day361.year816.Millenium41

Dopo aver duellato con l’Inquisitore, il soldato Calido ha subìto ancora varie reprimende da parte dei compagni sulla spada demoniaca, in particolare da Vetok, che gli ha preannunciato la visita di importanti membri dell’Ecclasiarchy interessati alle vicende legate a Yaddrack e a tutto ciò che può riguardarlo, spada compresa. L’Inquisitore ha rassicurato tutti loro sul fatto che l’Adeptus Ministorum non ha potere sui membri dei Sacri Ordini, ma la preoccupazione resta anche nel cuore impavido e spensierato del guerriero: Chissà quanta gente è stata mandata al rogo per sciocchezze simili!
Il chierico, comunque, dopo aver saputo del coinvolgimento dell’Inquisizione nel casino della divisione Arastus, sembra nervoso e pensieroso.

Mordecai, seppure rinato dopo essersi liberato del mutato, e pur cercando di non darlo a vedere, è preoccupato per l’avvertimento di Vetok: lui è quello che rischia più di tutti.
Lixam pare essere l’unico a vivere senza turbamenti particolari per l’eventualità di un interrogatorio da parte dell’Ecclesiarchy.
Brunch è comunque determinato a sottoporsi ad allenamenti regolari, in attesa che la situazione si sblocchi e che possa dedicarsi ad un nuovo incarico; non vede l’ora di prendere la mano con la sua Fera, migliorando nel combattimento all’arma bianca.
Julia Strophes gli ha confermato di potersi addestrare con i migliori soldati presenti nel quartiere generale, appartenenti alle famigerate Storm Trooper. Un intera squadra, sotto la copertura dell’agenzia Coblast Assay, ma pronta ad entrare in azione, è di stanza nel distretto Mokabi per proteggere l’incolumità dell’Inquisitore. Non resta che aspettare di vedere di che pasta sono fatti questi pivelli!


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day370.year816.Millenium41

La sala è arredata di soli tre tavolini e quattro sedie, sulle quali siedono un Arch Exorcist, Mykka Von Junglen, nonché Vescovo della Diocesi di Sibellus, e due Confessor, Padre Federico De Soya e il novizio Nixil Pacem. La quarta, vuota, è quella che aspetta il soldato Calido Brunch, ufficialmente Guardia Scelta dei Sacri Ordini dell’Inquisizione. Brunch si siede in modo composto, poggia i palmi delle mani sulle gambe e sorride, proprio come ha fatto con Julia Strophes, un attimo prima di entrare, quando lei gli ha chiesto con uno sguardo se si ricordasse bene le cose da dire e, soprattutto, da non dire.
Il Vescovo si schiarisce la voce, ma a parlare è Padre De Soya: “Vedo un’ombra nei tuoi occhi… Devi dirci qualcosa che ammorba la tua coscienza, soldato?”
“Nossignore. Il mio sguardo è sereno e fiducioso per riflettere la luce dell’Imperatore.”
Brunch si scorda solo di incrociare i pugni chiusi sul petto per sembrare un dolce e innocente chierichetto.

“Non sapevo che nell’Inquisizione insegnassero catechismo!” sbotta il Vescovo.
“Non capisco, signore.”
”Lascia stare. Hai servito nella Guardia Imperiale, vero?”
”Sissignore!”

Brunch sorride.
“Ascolta, Guardia Scelta, sappiamo che sei entrato in contatto e che hai posseduto per un breve periodo una spada appartenuta ad un demone… O presunto tale. Nikodemus, il Primaris Psyker in forza all’Inquisitore, mi ha assicurato che non porti segno di corruzione del warp nella tua anima, ma io devo essere certo che non ci sia stato contatto fra la tua coscienza e l’entità che si poteva nascondere in quel pericoloso manufatto.”
Brunch continua a sorridere.

“Durante lo scontro con l’essere chiamato Yaddrack, all’incrociarne la lama, la tua spada è andata in frantumi. Ne riconosci quindi capacità… Soprannaturali?”
”Era un’ottima spada, signore. Ben bilanciata ed elegante, a mio modo di vedere, signore.”
Brunch si scorda di sorridere. E aqgiunge una delle cose da non dire: “Combinata con la mia abilità di combattente sarebbe stata un’arma formidabile per combattere i Poteri Perniciosi, signore. Questo è stato l’unico motivo che mi ha spinto a prendere la spada.”
Interviene Padre De Soya, con tono irato: ”E pensate che la vostra ingenua buona fede possa giustificare un tale atto?”

Mikka Von Junglen poggia una mano sul braccio del Confessore, interrompendo sul nascere la filippica sul pericoloso ciglio della buona fede, oltre il quale ogni giorno si spingono, perdendosi, xanthiti, istvaniani e radicali vari.
”Hai mai avvertito un contatto con la spada? Hai mai provato il desiderio di riaverla, dopo averla consegnata al tuo Inquisitore?”
La spada che aveva ora Brunch era più bella e più potente: “Nossignore, proprio no. Ora ho al mio fianco Fera, donatami dal mio magnanimo maestro… E, a differenza di Aspera, le sue qualità risiedono nella pregevole fattura ottenuta dal lavoro dei Preti di Marte sui mondi di Lathes, e non su presunte connessioni con i poteri del warp”
Tutti e tre gli interlocutori sbarrano gli occhi, pensando di aver capito male. De Soya balbetta quasi, mentre Von Junglen sospira: “Avevate già dato un nome alla spada malefica…?”
Era un’altra delle cose da non dire: Brunch si sente spalmato su un vetro sul quale è difficile arrampicarcisi, ma ci prova.
”Bhe, signore… È solo un’usanza della Guardia Imperiale che mi è rimasta addosso… Era un nomignolo… Solo per non chiamarla spada, signore… Nulla di più.”
Mikka Von Jugglen, visibilmente spazientito, riprende la parola, cambiando argomento: “Parlaci di Mordecai Moloch e di tutto ciò che hai visto e sentito durante il periodo della presunta possessione.”

Brunch resta sotto per un paio d’ore. Quando esce sorride ancora: “Paiono più preoccupati per Mordecai che per la spada.”
Julia Strophes si morde un labbro pensierosa, lo psyker resta impassibile.
Dalla stanza Mikka Von Juglen chiama Vetok: “Predicatore Ymrael, spero abbiate cambiato idea accettando la nostra amichevole conversazione.”
Vetok fa un passo avanti e spazza con occhi duri il viso dei tre con malcelata rabbia: “Non intendo sottopormi al vostro giudizio fin quando non avrò ottenuto risposta sulla dubbiosa condotta della stesa Chiesa nella Divisione Arastus. Per quanto concerne questa vicenda ho già risposto alla Santa Inquisizione stilando il mio rapporto.”
Il Vescovo, nel silenzio che segue, scorre i fogli di un plico, proprio le pagine del resoconto del chierico. Non ha l’autorità per mettere sotto l’impertinente predicatore e deve mandare giù il boccone amaro.

“Come desiderate. Che la luce dell’Imperatore non vi abbandoni mai, Predicatore Ymrael!”
Vetok si allontana a grandi passi per il corridoio.

Julia Strophes fa un cenno con la testa agli altri, indicando di seguirlo, poi entra nella stanza chiudendosi delicatamente la porta alle spalle.   

Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day379.year816.Millenium41

Gli allenamenti filano via lisci, anche se gli Storm Trooper non hanno una particolare predilezione per le armi bianche: il focus è orientato più che altro su esercitazioni tattiche, analisi strategiche, simulazioni di assalti, irruzioni ed esercitazioni al tiro; Calido non lesina l’impegno e si dimostra essere quello che davvero è: un combattente abile e tenace.
In un’esercitazione atta a simulare la liberazione di un ostaggio prezioso, Brunch interpreta il ruolo del sequestratore, ormai braccato e messo alle strette, privo del prigioniero e costretto a subire l’assalto finale della squadra: con la sua Fera elimina tre assaltatori, prima che i puntatori laser gli si posino su entrambe le ginocchia, petto, cuore, tempie e fronte. Nella realtà quattordici scariche simultanee di Hellgun lo avrebbero praticamente sciolto sul posto.

Il capitano della squadra si complimenta con il guardsman, il cameratismo tra soldati porta a galla le reciproche passate esperienze; mentre racconta dei pericoli affrontati nelle giungle di Monrass, Brunch prova improvvisamente una sorta di nostalgia per il suo pianeta natale. Ovviamente non può abbandonare il centro comandi, figurarsi tornare sul suo verde pianeta.
Praticamente ogni giorno, anche a costo di interrompere gli allenamenti, Brunch deve presenziare al riconoscimento e agli interrogatori dei principali sospettati di aver partecipato all’Eresia di Arastus.
Visi, facce, smorfie, ghigni intravisti nel buio dell’under hive, per le strade di Maccana, incrociate allo Spike, nell’Illimitux, nell’arena clandestina, ora tutti marcati, più o meno, dalla paura di condanna per eresia. Brunch sbuffa, annoiato a morte; poi, improvvisamente, si riprende.

“La riconosco!”
La porta al de là del vetro si è aperta per far entrare un nuovo gruppo di fermati. Brunch fissa un paio di tette, anche questa volta strette in un corpetto di cuoio, e sorride: “È la barista dello Spike. Per me è innocente!” 


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day431.year816.Millenium41

Vestiti entrambi come lavoratori di un manufactoria tessile, Brunch e Lixam entrano al Barking Saint, locale abbastanza distante dal distretto del quartiere generale e rinomato per essere una sorta di ombelico del mondo di quella zona di middle hive. Il frastuono del traffico non riesce a penetrare il fitto brusio di chiacchiericcio, esplosioni di risate, tintinnare di bicchieri e vassoi metallici. Luci colorate e soffuse accolgono i due insospettabili agenti, annegando nel loro mare vaporoso le figure presenti nel locale: mantelle militari, divise, tute da lavoro si accalcano al bancone, sono sedute ai tavoli, mentre merletti, pizzi, tette e culi di cameriere e puttane, orbitano instancabilmente loro attorno, appaiono e scompaiono dietro i tendaggi delle nicchie che si aprono sull’ambiente comune.
Serata libera per quel che resta della squadra di accoliti. Già, perché dopo la misteriosa scomparsa di Mordecai, anche Vetok ha abbandonato il distretto Mokabi e il gruppo.
Sgomitano nella calca attorno al bancone e trovano un pezzo di colonna libera, sufficiente per posarci un paio di bicchieri e una bottiglia di gin di Gorsk. Il tendaggio alla loro destra non chiude perfettamente la vista nella nicchia, e da lato Brunch scorge una mano risalire una gonna a balze blu, come se fosse una marea e palpare forte una natica. Segue una risata maliziosa e un femmineo verso deliziato. Non è proprio serata!
Volge lo sguardo a Lixam, che tracanna il gin.
”Quindi tu pensi che, dopo aver fatto sparire Mor, l’Inquisitore abbia nascosto anche Vetok? E tutto per quegli spocchiosi e impiccioni confessa-esorcismi?”
”Mor è uno psyker che è stato posseduto da un demone e Vetok è uomo di princìpi. E i suoi princìpi non fanno una grinza, se non far incazzare e incuriosire ancor di più i vertici della chiesa.”
”E noi due?”
”Noi due aspettiamo e brindiamo, Brunch!”
Il soldato grugnisce, svuota il bicchiere e si accorge che Lixam fissa un gruppo di uomini al banco, rossi e agitati per il gran bere e vociare fra loro.
“Conosci qualcuno?”
“No… No, ero solo assorto, scusa.”
”Mi rompo le palle a non poter far niente… Non sopporto più riconoscimenti, interrogatori, sospetti, allusioni e tutte ‘ste cazzate. Ci vuole… Ci vuole un po’ di azione!”
Il guardsman picchia il pugno sul tavolo e riempie nuovamente i bicchieri. Lixam sorride, pensieroso; poi si volta ancora verso il gruppo di ubriachi al banco e picchia il pugno sul tavolo, ripetendo: “Azione!”
Brunch e Lixam si alzano per tornare alla base. Il soldato barcolla, l’assassino scivola verso il banco e il gruppo di uomini. Abbiamo già pagato e io sono pieno… Che diavolo sta combinando?
Il locale sembra quasi pulsare alla vista del guardsman, non riesce a concentrarsi su nulla, i pensieri sono liquidi e si adattano a qualunque forma e colore eccitino la retina.
Brunch non sa dire quanto tempo sia passato, ma d’un tratto si ritrova il compagno di fianco.
”Ma cosa hai fatto? E chi cazzo sono quelli lì?”
”Sembrano cacciatori di taglie. Sono sversi. E stronzi. Scommettevano dieci troni sul fatto che se tu fossi un ricercato ti catturerebbero anche con le pistole scariche… Non te ne sei accorto?”
”Ehi, cosa c’entro io?… Accorto di che cosa…?
“Che ti prendevano per il culo! In particolare quello lì grosso e grasso con la barba. Ho sentito che si chiama Bonnard.” Lixam si ferma un attimo, quasi assicurandosi che le informazioni, infiammandosi con l’alcool ingerito dal guardsman, bombardino come asteroidi l’orgoglio dell’amico. “Andiamo, dai, non è serata.”
Brunch si pianta a terra, a qualche metro dal bancone, resistendo all’invito di Lixam.
“Hei, Bonnard! Culo grosso e sporco!”
Nel raggio di tre tavolini le conversazioni si affievoliscono e molte persone si interessano all’urlo.
Bonnard Tieslin, occhi spiritati e sensi all’erta, per quanto gli consenta lo stato di ubriachezza molesta, si volta e mette a fuoco la figura che sbraita.
Lixam scivola di fianco a un tavolino, solo a qualche passo da Brunch, che continua: “Prova a prendermi e giuro che ti riempio il sedere di calci fin quando non avrai la barba al posto dei capelli, cacasotto!” Si batte un pugno su un pettorale e digrigna i denti, emanando una pesante esalazione di gin.
Bonnard scatta, ruggendo, ma, fatti i primi due passi, finisce schiena a terra, come se qualcosa lo avesse trattenuto, strattonato. I compari si precipitano giù dagli sgabelli in suo soccorso, e tutto intorno scoppia un applauso, accompagnato da risa e ululati.
Brunch ride a crepapelle, mentre Bonnard si tira su, perdendo i pantaloni, strappati alla vita. Gli insulti che i due contendenti si lanciano vengono sovrastati dal boato generale.
Uno dei compagni del barbuto, però, agita un pugno e muove in direzione di Brunch. Il guardsman, trovandosi ancora in mano la bottiglia di gin vuoto, istintivamente la lancia verso l’avversario e carica su un ancora confuso Bonnard Tieslin.
”Azione!”, mormora Lixam, mentre si sposta per assistere meglio all’onda d’urto di Brunch sul gruppo di zotici, nonché presunti cacciatori di taglie.