giovedì 25 ottobre 2012

80 – LA LAMA DELLA DISCORDIA


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day335.year816.Millenium41

“Non puoi tenerla, soldato!”
Il tono del chierico non lascia dubbi sull’ira trattenuta.
“Certo che posso. È una lama stupenda, ben bilanciata, letale… La chiamerò Aspera.”
Brunch stringe la spada posseduta da Yaddrack, avvolta in un mantello in attesa di trovarle un fodero degno.
Lixam scuote la testa: l’unica speranza è che l’Inquisitore riesca a fare ragionare la dannata bestia prima di doverlo condannare per evidente e conclamata eresia.
Mordecai si avvicina a Brunch, posandogli una mano sulla spalla in gesto amichevole, ma il guardsman, istintivamente, si scosta: sa bene di avere contro tutti e tre i compagni, ma è determinato nel non lasciarsi sfuggire la portentosa arma.
“Brunch, quella spada è pericolosa. Pulsa di energie del warp… È come se fosse viva… Ti corromperà, amico mio, e ti farà perdere la ragione.”
”Ma lo abbiamo ucciso, no? Tu e tuo fratello lo avete sconfitto, giusto?”
Vetok fa un passo avanti, con aria minacciosa: “Stiamo parlando di due cose diverse, testone! E poi Yaddrack sembrava essere morto già nella divisione Arastus… Quella spada puzza di eresia e corruzione!”
”Tu stai sempre a blaterare di eresia, di peccato e corruzione. Dovresti rilassarti e lasciarmi fare: nelle mie mani potrà diventare uno strumento al servizio dell’Imperatore… Combattere il fuoco con il fuoco!”
”Tu non ti rendi conto di quello che stai dicendo, pazzo! È il primo passo verso la perdizione… Quanti si sono persi seguendo la follia di poter usare gli strumenti del caos contro lo stesso caos… Quanti, Brunch, si sono resi conto dell’errore troppo tardi?”
Il soldato Calido lo guarda storto, con una strana luce negli occhi, che per Vetok sa di bramosia e livore, il primo segnale dell’ombra che si sta impossessando dell’anima del compagno.
Il chierico cerca aiuto nell’assassino, che lo guarda sconsolato, scrollando le spalle, e nello psyker, ancora provato e scosso per l’esperienza di possessione lasciatasi alle spalle.
”Brunch, ti sei sempre fidato di me e Luther, perché non farlo anche adesso? Quell’arma è troppo pericolosa, non la puoi tenere.”
”Mor, qui non stiamo parlando di spiriti e di cose che non si possono vedere, qui si tratta di acciaio temprato, di una lama fatta per combattere… E non vedo proprio il perché non la possa usare per uccidere demoni, mutati ed eretici!”
Un arbitrator butta la testa dentro il mezzo corazzato nel quale attendono i quattro: “Signori, abbiamo concluso con l’archiviazione delle prove. Vi portiamo al distretto Mokabi, come ordinato dal Maresciallo Novia.”
Il portello si chiude con fragore sul silenzio corrucciato dei quattro.
Vetok si alza, prendendo posto il più lontano possibile dal guardsman: “Deciderà l’Inquisitore sul destino di quell’arma demoniaca.”
”Certo! A te darà una medaglia per lo zelo dimostrato nel combattere le eresie e a me lascerà usare Aspera.”
Il sorriso di Brunch è volutamente sfacciato e provocatorio, ma
il chierico si morde la lingua, per evitare una risposta che potrebbe essere offensiva al punto da provocare uno scontro.
Lixam e Mordecai tacciono, con lo sguardo basso sul pavimento del veicolo.
Vedremo, soldato, vedremo.
 

mercoledì 17 ottobre 2012

79 – E’ FINITA


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

Tutto sembra perduto, e la testa, che ora pare vuota, incomincia a vorticare senza fine: non più il demone, né il gemello tanto amato sono più in contatto empatico con lo psyker.
Mordecai si sente solo. Si accascia quasi al suolo cercando di resistere a sconosciute e misteriose vertigini; sbatte gli occhi per spazzare via la nebbia che gli impedisce la vista. Li chiude e li riapre e, improvvisamente, si trova di fronte Luther, come se lo ricordava ai tempi dell’accademia che avevano frequentato insieme. Il gemello gli sorride: è nei suoi ricordi e, allo stesso tempo, nel suo presente, ancora per una volta, forse l’ultima.
“Mor… Ho poco tempo, fra poco dovrò andare.”
L’agente Moloch non riesce a parlare: alle spalle del fratello scorge il lago di Ygdrah, sul loro pianeta natale, dove si erano salutati una volta terminata l’accademia, quando le loro esistenze si erano separate dopo più di vent’anni di convivenza.
”Che cosa ti è successo veramente, fratello? Dicono che tu ti sia dannato… Dicono un sacco di stronzate su di te!”
”Non ci far caso Mor, sono sempre quello di una volta… Mi ha salvato il nostro legame empatico. E ho tenuto testa a quella cosa schifosa che ora è morta per sempre.”
”Chi era? Uno come noi…? Uno come noi che è finito male?”
”Sì, qualcosa di simile. Ho poco tempo, fratello. E ti aspettano grandi cose: agli occhi di tutti eravamo uguali, ma tu sei sempre stato il migliore dei due.”
”Non è vero, tu…”
”Non importa Mor, ascoltami! Sta cercando il Settimo Figlio del Settimo Figlio! Sta cercando cosa lo colleghi alla Stella di Tyrant… E forse lo ha trovato…”
”L’Inquisitore…?”
”Sta dando la caccia all’ultimo della dinastia degli Haarlock. Crede sia la chiave per svelare il mistero del Propheticum Hereticus Tenebrae, tanto gelosamente custodito da Anton Zerbe e dalla sua cabala.”
”Ma… Gli Haarlock sono scomparsi… Erasmus è morto più di cento anni fa.”
”Erasmus scomparve più di cento anni fa, ma sta per tornare. E il tuo Inquisitore si sta preparando al suo ritorno… Dovrai esserlo anche tu, fratello.”
”E tu? Non ci sarai più…?”
Luther non fa in tempo a rispondere, la sua figura traslucida ondeggia alle correnti del warp, incominciando a dissolversi.
” I Kal’Antulien…”
Sono le sue ultime parole, quelle che pronunciavano da ragazzini, a mo’ di formula magica, per spaventare i coetanei, quando facevano sussurrare le ombre e accendere piccole fiamme, gesti che comportavano sempre l’ira dei genitori, preoccupati che i gemelli finissero al rogo come eretici.
Mordecai è ancora a terra, accucciato, il fiato rotto e negli occhi ancora il sorriso di Luther. Una voce lontana lo chiama insistentemente, qualcuno lo scuote con dolcezza.
Mordecai Moloch riapre gli occhi: Vetok torreggia sopra di lui, porgendogli la mano per aiutarlo a tirarsi su: “È finita…?”
”È finita… Ho pagato un caro prezzo, ma è finita.”
La stretta fra i due è forte. Mordecai si rimette in piedi mentre legge negli occhi del chierico di essere finalmente uscito dalla penombra di eresia in cui era scivolato per tornare a crogiolarsi nella luce dell’Imperatore, finalmente nella veste di psyker sanzionato. Non c’è bisogno di altre parole per chiarire la vicenda della possessione di Yaddrack.
Lixam controlla i cadaveri dei tre sopraggiunti in aiuto di Yaddrack, mentre Brunch fissa la spada demoniaca utilizzata dal mutato con uno strano e pericoloso scintillio negli occhi.

mercoledì 10 ottobre 2012

78 – YOU CAN KISS YOUR ASS, GOODBYE!


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

Un verme dal corpo articolato, lungo più di un metro, scivola fuori dal buco: il capo si apre interamente, mostrando, sotto le potenti mandibole, una corolla di zanne impressionanti. Le sue agili zampe gli permettono di scalare le superfici più lisce e il suo carapace lo rende un avversario temibile. Si alza sulla coda, quasi fiutando l’ambiente intorno.
Oh cazzo, un maw-fluke, un fottuto divoratore di carogne! Ci buttavano i cadaveri in quel buco…
Mordecai rincula, recupera da terra la pistola e si invola su per le scale mentre, con la coda dell’occhio, scorge altre due di quelle cose emergere dalle profondità della terra. Corre più veloce che può, inseguito da un frenetico ticchettio di zampe alle spalle; arrivato in cima alla rampa rovina a terra: Jakes Krupp, con il volto contorto in una smorfia a metà tra la follia e il dolore, lo insulta, dopo averlo sgambettato.


Lixam continua a martellare, insieme a Vetok, l’ultimo dei due guerrieri, facendo attenzione di evitare di colpire il chierico, che, più vicino all’avversario, schiva e si nasconde, facilitandogli la linea di tiro sul bersaglio; con la coda dell’occhio segue il guardsman che, incalzato da Yaddrack, arretra, si rotola, schiva, senza concludere un granché: pare ossessionato dal dovere riprendere il lanciagranate.

Dannata bestia! Si farà ammazzare così!
Ma se il mutante è riuscito a sopravvivere nella testa dello psyker può aver avuto gioco facile nell’ossessionare Brunch con il lanciagranate per distrarlo e farne una facile preda!


L’ascia cala, troppo lenta per colpire Vetok, che si scansa e spara, ancora una volta, sulle giunture dell’odiata armatura: con un fragore metallico il guerriero si scompone in diversi pezzi, alcuni dei quali rotolano via.

Il chierico gira lo sguardo su Yaddrack, la cui spada frantuma casse e penetra nei container metallici come se fossero di burro, alla ricerca della testa del guardsman.
Delle voci attirano la sua attenzione: tre figure inneggianti al dio oscuro si precipitano di corsa nel magazzino.

Mordecai striscia via il più velocemente possibile: il sanguinante tatauato è una preda ghiotta per i vermi, ma sa che durerà poco, troppo poco. Il primo dei maw-fluke gli fracassa la cassa toracica con le potenti mandibole, gli altri gli si gettano addosso, strozzando le sue ultime parole. Lo psyker spara, ma i carapaci respingono i proiettili con facilità. Il primo emerge dal cadavere del tatuato, si alza a fiutare l’aria, esponendo il ventre: l’Hecutter libera il suo canto di morte, spappolando bestia e uomo senza distinzioni.

Lixam si issa su un container per avere linea di tiro sui tre ultimi arrivati. Il demone lo nota e si distrae, consentendo finalmente a Brunch di riappropriarsi del suo giocattolo: la prima granata ferisce il mutato e smorza l’entusiasmo dei tre eretici, il primo dei quali muore, poco dopo, fulminato da un colpo di laser.
Yaddrack fa per gettarsi sull’assassino, ma Vetok, avendo avuto tutto il tempo di mirare, mormora una benedizione e scarica una terribile sequenza di colpi al petto dell’orrenda creatura, rallentandolo.
Brunch scivola di lato, cercando di intercettare gli ultimi due cultisti, Mordecai salta su una cassa, tenendo a bada i maw-fluke.
Il demone arriva da Lixam e cala un terribile fendente, che squarcia il metallo con facilità. L’assassino si rotola sulla superficie metallica, riuscendo a fermarsi sul ciglio con uno sforzo notevole degli addominali: occhi negli occhi, a pochi centimetri da lui, il demone lo inchioda con la sua aura terrificante. Il fucile laser giace abbandonato al suo fianco; rotolando, non sa nemmeno lui come, è riuscito ad estrarre il fucile a canne mozze preso all’Illimitux… La questione di vita o di morte sembra durare interminabili attimi ...
You can kiss your ass, goodbye!

L’assassino tira il grilletto, e la faccia di Yaddrack si spappola, la carne si tramuta nel fumo giallo del quale erano pieni gli occhi, le vesti e la spada cadono a terra.
I due cultisti arretrano, imprecano, bestemmiano, cercano l’uscita, ma non hanno scampo sotto il tiro incrociato degli agenti.
Resta il fumo delle esplosioni, il sangue, il fiato rotto, gli occhi attenti a scrutare nella apparente calma: è davvero finita?
Le luci in fondo alle scale sono spente.
Mordecai salta a terra, si accuccia, tocca il pavimento, e lo sente vibrare e quasi sollevarsi sotto la spinta del warp: più sotto, nell’under hive, i giochi sono ancora aperti.
Poi i microbead riprendono vita, in un tossire di scariche elettrostatiche che vanno ingolfandosi di comunicazioni sovrapposte e incomprensibili.

giovedì 4 ottobre 2012

77 – INCROCIO DI SPADE


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

Poi il demone mugghia, ringhia, articola parole arcane in una sorta di ruggito, mentre Brunch armeggia con il selezionatore di munizioni del lanciagranate e il chierico e lo psyker estraggono le pistole. Lixam scarta sulla destra, si rotola lontano dalla vista orrorifica, tremante e pallido, finendo con la schiena contro un container e il fucile che gli trema fra le mani.
Il clangore ancora lontano dei cavalieri, lenti sulle scale, dà l’impressione di poter approfittare di un attimo per provare a crivellare di colpi Yaddrack, ma gli Hecutter e il lanciagranate inceppano, lasciando basiti i tre agenti. Si dividono, il soldato resta dov’è, bestemmiando nel tentativo di disinceppare l’arma.
Lixam, facendosi coraggio, tira sulle armature del caos che emergono dall’apertura.

Yaddrack avanza veloce, sibila qualche altra parola e sfiora il soldato Calido, quasi sfidandolo a sparargli con il suo inutile giocattolo: Brunch resta imbambolato, gli pare quasi impossibile che la sua arma lo abbia abbandonato proprio nel momento di maggior bisogno. I colpi degli Hecutter sembrano risvegliarlo e, mentre i proiettili tintinnano e bucano le armature, si lancia di lato, gettando a malincuore l’inutile oggetto. Il demone ulula una risata, Brunch si rialza e decide di accettare la sfida all’arma bianca: gli si para di fronte, effettua una finta, e poi un’altra ancora, calando un fendente per saggiare la forza dell’avversario. La sua spada incrocia quella adorna di iscrizioni e simboli eretici impugnata da Yaddrack e, in un lampo di energia, si frantuma in un’esplosione di schegge metalliche. È solo l’istinto di combattente che gli fa schivare l’affondo del nemico che lo avrebbe trafitto a morte… Arretra, brandendo l’inutile moncherino dell’arma, quasi inciampando per lo stupore, mentre i colpi di pistola e le scariche laser riempiono l’aria intorno a lui.


I due cavalieri si muovono in maniera rigida, Vetok e Lixam hanno gioco facile nel ritirarsi e bersagliarli. Mordecai, intenzionato a farla pagare al dannato parassita mutato, approfitta per infilarsi nuovamente giù dalle scale, verso il tempio dal quale sembra provenire il potere di Yaddrack.
Lo devo fermare, lo devo fermare…
Il warp pare turbinargli attorno mentre osserva, concentrato, l’altare con le teste impilate, la gogna posizionata in modo tale da far colare il sangue dei cadaveri decapitati nel simbolo di Khorne scavato nel pavimento: il sangue ribolle, ed è da lì che sembra originarsi la corrente di energia malefica.
Strappa un lembo di veste dal cadavere, prova ad avvicinarlo al simbolo proibito, senza sapere bene cosa fare, ma il tessuto gli si incendia fra le mani.
Maledizione… È troppo forte: cosa devo fare…?
In alto, dal magazzino, i boati e gli echi dei colpi si susseguono senza sosta. In un angolo scorge una grata che conduce ad un cunicolo e che funge probabilmente da uscita di emergenza. Su un lato del tempio una botola di circa un metro di diametro attira la sua attenzione: sembra essere bombata in più punti per i colpi ricevuti dall’interno, quasi che qualcosa imprigionato dentro abbia provato a divelgerla in un furioso assalto. Si avvicina, afferra la ruota arrugginita che ne sblocca l’apertura e incomincia a ruotarla. Non fa in tempo a staccare le mani che il coperchio si spalanca improvvisamente, spinto dal basso da qualche forza misteriosa, gettandolo a gambe all’aria.

lunedì 1 ottobre 2012

76 – DI NUOVO LIBERO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

“CHE CAZZO HAI FATTO?”
Brunch sferra un calcio nello stomaco di Jakes Krupp, che si ranicchia a terra, continuando a mormorare una incomprensibile cantilena.
Vetok non riesce a distogliere gli occhi dalla gogna, dal cadavere svuotato del sangue, dal simbolo di Khorne, inciso sulle lastre del pavimento, in cui gli pare vedere ribollire il sangue dei sacrifici perpetrati nel suo nome, dall’altare, ancora più indietro, e dalle teste impilate, l’ultima non più vecchia di qualche giorno…
By Thy agony and bloody sweat; by Thy Golden Throne and Thy Death; by Thy destruction and re-emergence as the god of Men, keep and strengthen us, we who fight for Thee.
La preghiera sorge spontanea sulle labbra del chierico, mentre un clangore che non presagisce nulla di buono si sviluppa dagli angoli ciechi della stanza.

Mordecai fatica a restare in piedi, spinto indietro da una irresistibile corrente warp: passano solo alcuni istanti, ma a lui sembrano interminabili minuti, in cui venti eterici spingono fuori dal buio l’immagine di Yaddrack, gliela mischiano nel sangue, nella carne; l’agente Moloch geme, il dolore si fa intenso, gli occhi sembrano scoppiargli fuori dalle orbite, fin quando, con uno strappo, il mutato finalmente abbandona il suo corpo, la sua mente.
L’aria si riempe dell’odore nauseabondo del sangue e di un ruggito, un verso, che non ha nulla di umano: una voce, che sembra provenire da tutt’intorno li saluta “Bentornati, bambini dell’Impero!”
Sull’uscio compaiono due guerrieri in armatura, la stessa ritrovata a Quivar Street, a casa di Jeesen, armati di enormi asce bipenni, animati dall’interno da una fumosa e ipnotica luminescenza rossa.
Brunch raccoglie il tatuato da terra e si avvia su per le scale, dietro al chierico e allo psyker; dall’alto due scariche laser del longlas dell’assassino saettano verso i guerrieri di Khorne.
Yaddrack è libero, è di nuovo vivo!
Lo psyker si concentra, per cercare di capire da dove attinga il proprio potere: dal centro della stanza, dal sangue che ribolle nell’incisione a pavimento raffigurante il simbolo di Khorne, si sprigiona il potere che anima le armature... E forse anche il segreto di Yaddrack. Poi, per un istante, il mondo viene scosso da un’ondata di rosso: Mordecai avverte l’onda d’urto di una esplosione del warp, proveniente da sotto e da molto lontano, da qualche punto imprecisato dell’under hive...
La divisione Arastus! La missione per portare allo scoperto il culto eretico... Anche lì si è risvegliato un demone di... Di...
Lo psyker non riesce, non vuole visualizzare il pensiero del demone maggiore. Arriva in cima alle scale, sente le armature di sotto affrontare i primi gradini, ma è ciò che vede che lo terrorizza: davanti a loro Lixam, di spalle, sembra incantato nel guardare, con l’arma abbassata a terra, la figura che, a una quindicina di metri, si avvicina, librandosi nell’aria. Ha zanne, e corna caprine; gli occhi lasciano dietro di loro una fumosa scia di giallo. La carne sembra essere morta, squarciata in più punti, piena e gonfia di quella luce, di quell’osceno fumo giallo. La figura è armata di spada. Seppur irriconoscibile tutti e quattro hanno capito di chi si tratta: pare ghignare al loro indirizzo, quasi divertito, e continua ad avanzare, senza fretta.