giovedì 27 settembre 2012

75 – TORCE NEL BUIO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

“Cammina e stai zitto, zoppo!”
Il soldato Calido tiene il fucile puntato sulla schiena del tatuato, che arranca, grazie ad una stampella di fortuna, nel vicolo buio, ingombro di detriti. Lixam scruta l’oscurità, qualche metro più avanti, per evitare di cadere in pericolose imboscate, Vetok viene poco dietro ai due. Mordecai chiude la fila.
Lo psyker suda freddo, la bocca è impastata e la vista è annebbiata: nella testa sente mugghiare quel diavolo di Yaddrack.
Il mutante spinge ai margini della coscienza per impadronirsi di lui. L’agente Moloch è teso in spasmi che gli contraggono le viscere, le mani tremano, ma, complice il buio e la posizione arretrata, nessuno può accorgersene. Ansima, il fiato è rotto nonostante il gruppo avanzi lentamente, alla velocità del menomato Jakes Krupp. Vorrebbe fermare il gruppo, avvertirlo di quello che sente dentro, di quello che gli sta succedendo, vorrebbe quasi che Vetok lo condannasse lì, seduta stante, per eresia, per possessione demoniaca, pur di farla finita, di porre fine a quel tormento. Si artiglierebbe la pelle, si scaverebbe le carni per tirarsi fuori quel dannato demone, mutante o qualunque altra cosa sia, se potesse servire… E invece si trascina dietro al gruppo, cercando di farsi forza, di resistere, pensando al gemello Luther… Gli pare quasi di vederlo, trasfigurato, ai margini del campo visivo, agitarsi come uno spirito. Gli sembra di sentirlo sussurargli di resistere, di tenere duro.
Il gruppo si ferma davanti ad una porta di metallo. Il tatuato si avvicina al muro, lo tasta, fin quando una piccola sezione non scivola di lato, rivelando un sensore per il riconoscimento di impronte digitali.
La serratura scatta con un rumore metallico, e all’interno del magazzino si accendono le luci. Brunch spinge dentro il prigioniero, Lixam, attento ad ogni minimo movimento, punta con il fucile dalla soglia. Poi il gruppo entra. Lo spazio è ingombro di casse di ogni tipo e dimensione: componenti meccaniche, caricatori laser, munizioni, e ogni sorta di beni contrabbandati sono sparpagliati senza ordine di sorta. Al fondo del locale si trova un ingresso e una scalinata che scende nel buio.
Il tatuato zoppica deciso in quella direzione: “Di qua, ci siamo.” È davanti a tutti e nessuno può notare il ghigno, seppur trasfigurato dal dolore per le torture subite.
Moloch Mordecai tira un respiro profondo, poi si muove, allargandosi come Vetok e Lixam in mezzo ai ripari forniti dai container, per giungere all’ingresso dei sotterranei, mentre Brunch segue da vicino il tatuato.
Da sopra si riesce a intravedere, al fondo delle scale, un altro locale.
“È lì che tieni il bottino?”
“Certo…”
”Ti ci butterei giù di testa, tanto mi stai simpatico… Cammina, stronzo!”
Il tatuato, appoggiandosi ad una parete, incomincia la discesa: la stampella scivola sugli scalini metallici, e il dolore ridiventa insopportabile.
Lixam resta in cima per avere la possibilità di poter coprire un’eventuale ritirata, il soldato e il chierico stanno ai lati del prigioniero, seguiti dallo psyker. A metà della discesa Vetok scorge, nella stanza sottostante, quelle che sembrano essere le forme di un corpo, imprigionato in una specie di gogna: lancia un avvertimento e afferra il tatuato per un braccio, cercando di fermarlo, ma questo riesce a svincolarsi e si getta giù per gli ultimi scalini. Brunch gli salta dietro, urlandogli insulti, Mordecai si paralizza sulle scale. Jakes Krupp rovina a terra, e si rotola quel tanto che basta per buttare oltre la soglia la gamba maciullata.
Lungo le pareti della stanza, con un sibilo maligno, si accendono delle torce. Il tatuato sfoggia un ghigno e sputa ancora all’indirizzo di Brunch: “Ora pagherai caro per la tua insolenza, dannato figlio dell’Impero!”

lunedì 24 settembre 2012

74 – IL RISVEGLIO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

Jakes Krupp si risveglia per gli schiaffi che il suo aguzzino gli sta elargendo. Il dolore alla gamba lo fa impazzire. La sgualdrina piange come prima.
Lo stronzo lo colpisce ancora sul ginocchio destro. Il dolore esplode e morde, brucia e punge in maniera insopportabile, ma questa volta non sviene.
“Parlaci di Isha Vent e forse non ti rompiamo anche l’altro…”
Si lecca le labbra. Vorrebbe quasi morire piuttosto che provare ancora quella sofferenza. Poi prova a ragionare: chi sono? Non hanno una divisa, sono equipaggiati, ben armati… Sono in quattro, sono una cella… Sembrano specialisti del cazzo, ognuno in qualcosa di diverso… Schifosi servitori dell’Imperatore! La pazza sanguinaria si è fatta beccare e lo ha trascinato nella merda, li ha trascinati tutti nella merda. Pazienza, tanto era già da un po’ che diceva che era quasi tempo del risveglio…
E il dio oscuro avrebbe regnato, e loro avrebbero pisciato in testa a tutti quegli imperiali prima di annegarli nei tormenti e nelle fiamme del warp!
”Ehi, che cazzo ne so io… Era una tipa strana… Particolare…”
”E…?” Il tono di voce di quello col pizzo fa presupporre altro dolore in arrivo.
“E veniva ogni tanto da me…”
Il guardsman sbuffa e fa per avvicinarsi.
Ha la bocca secca e un gusto come se avesse mangiato merda di carnodonte.
”Ascoltate, quella lì era sua amica… Almeno lei lo credeva. È stata Isha che l’ha mandata sotto di obscura: mi pagava perché io le dessi da sballarsi quando lei me lo chiedeva. La usava per le sue trattative, era la sua merce di scambio quando trattava con uomini che non le conveniva far fuori… Se la sono scopata pure gli sbirri, e non sapete quante volte! E poi me l’ha regalata… Voleva che entrassi nel giro, ma io no, le ho detto di no, ho già il mio giro. E la puttanella la usavo come premio per chi mi portava la roba più buona… È solo più un buco sfatto, capite…?”
Prova a sorridere. Ha sete. Ha voglia di togliersi dalla bocca quel sapore… È il sapore della paura.
”Di quale giro stai parlando?”
”Ehi, posso pagarvi per lasciarmi andare… Davvero! Ditemi quanto volete… Io non so un cazzo di niente, fottuti bastardi!”
”Prima parlaci del giro. Di soldi parliamo dopo.”
Forse è salvo: i soldi interessano, i soldi piacciono a tutti, tutti possono essere comprati.
“Si trovavano vicino al Khrazy… Lo so solo perché là nascondevo della roba… Mi aveva chiesto un posto tranquillo e sicuro, e io le ho detto là… Ma io non ci andavo con loro, no…”
”E sapresti indicarci dov’è quel posto?”
Col cazzo che te lo dico, grandissimo bastardo!
“Se mi lasciate andare… Io sono pulito, non c’entro con quella là!”
”Certo, certo.”
”E vi posso pagare: diecimila pezzi, su una carta pulita. Diecimila e finisce qui, eh! Mi state facendo cagare sotto! I diecimila vi interessano, vero?”
”Ventimila. E li devi trasferire immediatamente sulla nostra carta.”
È quello col fucile laser da tiratore che ha parlato.
È lui quello avido, quello da corrompere?
Il quarto ancora non parla. Ha gli occhi segnati da borse scure, e a volte sembra parlare da solo.
Quello è il più pericoloso…
“Tiriamolo giù.”
Il tizio più tranquillo gli si avvicina, insieme al soldato.
”Ora passiamo a prendere la grana, poi ci porti a vedere dove Isha Vent andava a giocare con i suoi amichetti. Se ci fotti giuro che ti faccio rimpiangere di averci incontrati.”
Lo sganciano. Poggia a terra la gamba buona, ma il mondo intorno a lui esplode lo stesso per il dolore in tanti puntini colorati. Fa per aggrapparsi ai suoi carcerieri, ma questi si scostano e lo spintonano. Cade. Resta a terra, a boccheggiare. Salgono sulla macchina. Guida quello a cui piacciono di più i soldi. Il tipo con il pizzo va dalla sgualdrina e le parla. Le porge la mano, la tira in piedi, continua a dirle cose. Lei lo guarda senza vederlo: è ancora in botta piena.
Il soldato viene verso di lui. Lo solleva dalla cintura e lo porta via. Lui urla. Urla ancora di più quando viene scaraventato sui sedili dietro e messo a sedere, in mezzo al soldato e al pazzo.
Partono. Prima di perdere nuovamente i sensi sente il tiratore chiedere qualcosa a quello col pizzo: “Perché lasciamo qui quella poverina? Che cosa le hai detto?”
”Le ho solo suggerito un posto dove andare, dove forse potrà trovare un po' di pace... Ti ricordi dove stava il Khrazy?”
”Ci posso arrivare.”
”Bene, andiamo.”

sabato 22 settembre 2012

73 – INTERROGATORIO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

Jakes Krupp riprende conoscenza, tormentato da un gran mal di testa, appeso a petto nudo per le mani, legate, ad una catena con un gancio, in quello che sembra essere un hangar, sollevato da terra di una decina di centimetri. Sbatte gli occhi e mette a fuoco le figure dei quattro che sono entrati all’Illimitux. Per terra, seduta a qualche metro da lui, la puttana piagnucola e singhiozza. Per un attimo pensa che possa essere stata lei a tradirlo, poi accantona l’idea: è sempre troppo sfatta per poter pensare lucidamente ad un piano simile.
”Buongiorno!” Quello muscoloso vestito da soldato sorride come uno stronzo, mentre, prendendolo per il culo, gli si avvicina. Lui batte il tacco dello scarponcino destro sul sinistro, facendo scattare fuori dalla punta una lama lunga qualche centimetro, si contorce e cerca di colpirlo in faccia. Lo manca.
Merda!
Quello gli gira dietro, e un dolore lancinante lo assale alla gamba, sul retro del ginocchio destro. Sente il bastardo dire, con aria da fottuto professore: “È il muscolo popliteo, così non cammini più. E non ti taglio pure l’altro solo perché sennò mi tocca portarti in giro di peso!”
Ti spillerò il sangue, verme imperiale! Appena sarò liberò spillerò il sangue a tutti voi…
”Hai capito bene chi comanda qui?” E’ quello che lo ha steso nella fumeria che parla. Lui gli sputa addosso. Il soldato gli piazza un pugno violento e preciso alla bocca dello stomaco: per il colpo incomincia a ruotare, con la bocca aperta, cercando di buttare nei polmoni aria che non vuole entrare. Poi sorride. E ride.
“Avete sbagliato uomo, qualunque cosa voi stiate cercando.”
Lo ignorano.
Il muscoloso attaccabrighe si accende una sigaretta e si avvicina a quello che crede di comandare e a quello impegnato a controllare il fucile a canne mozze che si è fregato nel locale.
Il quarto sta nei pressi della macchina. Guarda e non dice nulla.
Parlottano tra loro, i bastardi! Fanno cenni verso Fenny, scuotono la testa: anche un cretino capirebbe che la troia è troppo impastata per cavarne fuori informazioni utili.
Il soldato torna verso di lui: “È la tua donna, quella?”
Il tatuato si agita, facendo tintinnare la catena alla quale è appeso, gorgogliando una risata sguaiata.
“Ti ho fatto una domanda!”
La sigaretta gli viene spenta su un capezzolo: muggisce e si contorce, il che non fa altro che aumentare anche il dolore alla gamba.
Sei anche un coglione… Godrò nel farti sodomizzare mentre mi pregherai per avere una morte rapida… Ti staccherò quella testa di cazzo e la impilerò sul trono del mio signore!
Sputa ancora, cerca inutilmente di sollevarsi per liberarsi dal gancio. Non fa altro che farli sorridere.

Non sorrideranno più, non sorrideranno mai più…
”Che cazzo volete da me, eh? Chi vi manda, figli di puttana!”
Il muscoloso attaccabrighe si blocca di colpo, e lo sguardo gli si fa duro. Si allontana, per tornare poco dopo con un lasgun: il tatuato nota l’effige di Drusus… Un Drusus Las Pattern… significa Imperial Guard, uno dei simboli dell’Impero per antonomasia.
Schifosi insetti da schiacciare!
Il soldato afferra l’arma a metà della canna, la solleva come una mazza, fin dietro le spalle, e cala un colpo terribile con il calcio sul ginocchio già ferito, che esplode, spappolandosi.
Il tatuato sviene.

mercoledì 19 settembre 2012

72 – ILLIMITUX


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day332.year816.Millenium41

Il colpo della pistola laser manca il guardsman di un soffio. Brunch si rialza, caccia una gomitata in faccia all’assalitore, estraendo la spada, e si getta su un altro uomo armato.
L’assassino non ha esitazioni, e quando il primo aggressore compare per un attimo sulla soglia, lo fulmina, da fuori, con due rapidi colpi di lasgun. Poi si getta dentro, seguito da Mordecai.
La confusione aumenta, e dalle camere che danno sul corridoio che si addentra nel locale, uomini e donne accorrono verso l’uscita, in una cacofonia di voci e urla: tutti cercano di mettersi in salvo da quello che credono essere una retata del magistratum. Brunch affonda un colpo, che viene deviato da un tizio allampanato e strafatto di obscura, che gli crolla davanti, ostacolando anche il suo avversario.
Lixam e Mordecai si infilano nel flusso di gente che si spinge fuori, mentre Vetok, arma in pugno, controlla che a nessuno venga in testa l’idea di fare l’eroe: con un piede su una guardia morente, fa cenno ai fuggitivi di superarlo senza interferire.
L’assassino nota una rastrelliera di armi addossata al muro e quello che sembra essere un vecchio registratore di cassa, lo psyker si spinge giù nel corridoio, sgomitando e facendosi largo a spintoni. A qualche metro scorge Fenny, vestita in maniera succinta, infilarsi in una stanza.
Brunch sferra un pugno, dopo aver schivato un altro raggio laser,  e Lixam, urtato da due donne che barcollano senza meta, in preda ad una crisi di panico, non riesce ad afferrare da dietro l’avversario del guardsman.
Vetok raccoglie un fucile a pompa, con il calcio colpisce al volto una delle due guardie che sembrava volersi rialzare, raccoglie da terra anche il secondo e si infila giù per i tre scalini, con le armi spianate.
Il guardsman riesce finalmente a colpire con un calcio l’avversario, sbattendolo contro il muro e facendogli cadere di mano l’arma; Lixam, puntandogli il fucile alla tempia, lo costringe ad arrendersi.
Vetok supera i due e, scorto lo psyker più avanti, gli va dietro.
Mordecai raggiunge la stanza nella quale ha visto sparire l’amica do Isha Vent, punta dentro la pistola senza guardare, poi si sporge per dare una rapida occhiata: diverse persone si stanno rivestendo, l’aria è satura di fumi e dell’odore di corpi, sesso e strane essenze esotiche; cristalli di obscura vengono fatti rapidamente sparire dai tavolini, puttane dallo sguardo sognante si separano da amanti improvvisamente rinvenuti dallo sballo e terrorizzati dall’arresto che sembra essere imminente. In un angolo scorge Jakes Krupp, vestito dei soli pantaloni, armeggiare con un microbead. Lo psyker lo chiama, intimandogli di mettersi in ginocchio, con le mani sulla testa, alza la pistola per esplodere un colpo in alto, ma l’arma inceppa. Non sembra essere armato e, per un attimo, ne incrocia lo sguardo: gli occhi sono segnati dalla droga, ma accesi in lampi di preoccupata agitazione. I due shotgun di Vetok, che spuntano improvvisamente dalla soglia, gli fanno comprendere che è davvero finita. Fenny si schiaccia su una parete, guardando ora il suo aguzzino, ora i due agenti. Il tatuato fa per dire qualcosa, mentre il chierico avanza, ma Vetok, molto pragmaticamente, lo stende con un colpo dietro la nuca. La stanza si svuota, i tavolini vengono rovesciati, sparpagliando a terra i cristalli neri, alcuni avventori vengono letteralmente calpestati dalla fuga dei più svegli e reattivi. Quando entrano Brunch e Lixam rimangono solo le puttane e alcuni uomini, alcuni che giacciono incoscienti a terra, altri atterriti e senza parole.
Vetok lascia i due shotgun e si china per caricarsi in spalla il ricercato, mentre Fenny, mugolando qualcosa di incomprensibile, tenta debolmente di fermarlo. Brunch la afferra per i capelli, trascinandola via. Lixam controlla il corridoio per la fuga, impugnando un hack shotgun preso dalla rastrelliera all’ingresso. I quattro si avviano nel vicolo. Lixam borbotta sul fatto di aver trovato solo qualche centinaio di troni nella cassa all’ingresso, di fianco alla rastrelliera, Fenny si aggrappa con due mani all’avambraccio del guardsman, che continua a trascinarla senza sforzo verso la macchina, Mordecai copre la ritirata, tenendo d’occhio l’uscita di servizio dell’Illimitux, mentre il chierico sospira, quasi tra sé e sé: “Jackie, Jackie… Ma che cazzo ci facevi nell’unico posto in cui eravamo sicuri di trovarti? Noi siamo cacciatori di demoni e tu sei in un mare di merda…”

lunedì 17 settembre 2012

71 – DIETRO L’ANGOLO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day332.year816.Millenium41

Il locale gestito dal tatuato rimane in una zona industriale, non molto lontano da Quivvar Street. È difficile capire come arrivare al magazzino che ospita l’attività illegale, ma il nero ha dato una dritta su come raggiungere un ingresso secondario.
Il mezzo dei quattro agenti si ferma in uno spiazzo utilizzato per il carico e scarico merci di componenti meccaniche per la costruzione di macro hauler. Su un lato dello spiazzo un cancelletto aperto dà su un viottolo, che si infila in mezzo agli ampi capannoni e sparisce nel buio.
Lixam, seguito da Vetok, si infila, silenzioso e con i sensi all’erta. Nel parcheggio restano Brunch, impaziente di entrare in azione, e un silenzioso Mordecai.
Dopo una cinquantina di metri il viottolo svolta a destra, ad angolo retto. L’assassino sbircia con cautela e fa un cenno al chierico: ad una ventina di metri due uomini armati con fucili a pompa stazionano davanti ad una porta di servizio, illuminata da una luce di emergenza. Parlottano a bassa voce tra loro, fumando.
I due agenti si ritirano: sembra ovvio ad entrambi che un’azione di forza, rapida e incisiva, sia la soluzione migliore: serve un’ariete, Brunch, per aprire la porta che dà sull’Illimitux.
Passa solo un minuto dalla chiamata tramite microbead, dopodiché il soldato giunge di corsa: segnalatagli la situazione via radio, gli sono serviti pochi secondi per scegliere la soluzione tattica più appropriata. In mano stringe una granata, la spoletta è pronta a venire via. Dietro di lui lo psyker trotterella, portando il
long las dell’assassino.
Brunch lancia appena un’occhiata a Vetok e Lixam, si sporge dietro l’angolo, toglie la sicura, lancia l’ordigno e si schiaccia al riparo contro il muro, dietro l’angolo. Si sente la granata rimbalzare a terra, e poi i due sgherri, colti di sorpresa, imprecare pesantemente. Il boato è assordante, sfuma in una coda sonora fatta del tintinnio di vetri infranti e della ricaduta a terra di vari detriti prima di svanire in un silenzio irreale.
“Andiamo!”
Si sente un debole gemito provenire da dietro l’angolo, un attimo prima che Brunch, caricandosi con un urlo di battaglia, si volti e si infili di corsa verso l’ingresso di servizio dell’Illimitux.
A metà del viottolo le due guardie si trascinano sanguinanti verso le pareti, cercando di puntellarsi per rimettersi in piedi; il guardsman le ignora e punta dritto verso la porta che, seppur danneggiata dall’esplosione, sembra essere ancora agganciata ai cardini. Lixam segue il guardsman, e Vetok, senza dire una parola, spinge a terra i due feriti, calciandoli senza tanti complimenti e allontanando i fucili a pompa. Mordecai, pistola in pugno, chiude la fila, attento che i due non estraggano armi nascoste e sorprendano i compagni.
Brunch copre l’ultimo metro che lo separa dalla porta con un balzo, superando i tre gradini che scendono verso l’uscio: l’impatto è fragoroso, la soglia si spalanca, inghiottendolo in una penombra fatta di soffuse luci colorate.
Lixam è in posizione, in ginocchio, e inquadra l’apertura per dare copertura al soldato. Mordecai supera Vetok, una volta constatato che le due guardie sono ferite troppo gravemente per poter rappresentare un pericolo.
Da dentro la fumeria si alzano diverse voci: urla, insulti, strilli... E lo schiocco di armi laser.

lunedì 10 settembre 2012

70 – FENNY


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day???.year816.Millenium41

La donna, immersa nel buio gira a fatica gli occhi per guardare le figure sedute al tavolo, dietro il vetro cha la divide dal salotto della fumeria, dal resto di quell’angolo di mondo che rappresenta tutta la sua vita, la sua maledizione. Guarda quegli uomini fumare mentre conversano, senza capire: le voci rimbalzano sul vetro, ma se anche arrivassero alle sue orecchie non potrebbero penetrare nella sua coscienza, ottenebrata da una sensazione calda e pulsante, che, bruciando, dallo stomaco si propaga in un dolore sordo nei muscoli, nelle ossa, nei denti, negli occhi: è una disperata e dolorosa richiesta di liberazione, di soddisfacimento della carne, dello spirito. È inginocchiata, con le braccia legate dietro la schiena, imprigionata dalla macchina perversa progettata dal suo boia e padrone, l’uomo tatuato in faccia, fatta di acciaio e punte che tagliano, di ganci e tiranti che strappano la carne al minimo movimento, al più lieve sussulto… Dalle labbra serrate le esce un cavo, collegato al piercing che le fora la lingua: è da lì che la macchina incomincia a strappare, quando si risveglia al comando del suo signore, costringendola a spalancare la bocca. Resta immobile, ma il dolore cresce: non è la posizione, né i ganci che le torturano le carni, ma l’astinenza, la voglia irresistibile dalla sua droga. In bocca sente il bisogno di zucchero… Farebbe qualunque cosa per sentire quel dolce sapore, per riempirsi del dolce nettare in grado di spegnere l’atroce insofferenza al semplice esistere, all’essere viva, al mero respirare, imprigionata e agonizzante in quella gabbia di dolore. Il suo padrone lo sa. Il suo padrone si prende cura di lei, la sa portare al limite di sopportazione, sul baratro di un dolore inimmaginabile, per poi sprofondarla nel piacere, spalancandole le porte del paradiso…

Nella stanza attigua, seduti intorno al tavolo, Jakes Krupp e i suoi conniventi commensali, fumano, sorseggiando vino e conversando placidamente. Come tutte le settimane il tatuato valuta la roba migliore da far girare nella fumeria clandestina; gli uomini guardano oltre il vetro, dove, immersa nella penombra, la donna, costretta in una posizione di sottomissione dai ganci e dai tiranti della spaventosa macchina di tortura che dà il nome al locale, aspetta in silenzio e immobile. Tutti sanno che chi fornirà la roba ritenuta migliore potrà godere di quella schiava nella maniera che riterrà più opportuna per soddisfare le proprie perverse pulsioni: tenuta per giorni interi in astinenza, viene trasformata dal tatuato, suo padrone e signore, in un giocattolo sessuale, spinto alla più acuta ninfomania dall’effetto dell’obscura.
I pusher sono nervosi, ciascuno di loro ha lavorato per giorni interi in laboratorio per tagliare la droga con sostanze che la possano rendere ancora più appetibile, inventando pericolose alchimie per renderne l’assuefazione cosa certa e immediata, e fare degli incassi del giro di affari della fumeria clandestina un ricco bottino.
Il tatuato si alza, sorride, barcolla per i fumi inalati, fa il giro dietro le sedie dei commensali e batte una pacca sulla spalla ad un uomo dai capelli unti e neri, dal volto butterato e gli occhi maliziosi e cattivi: “Complimenti, questa roba brucerà il cervello a tutti… Ora vedremo che effetto farà sulla mia preziosa ninfa.”
Il vincitore sorride, leccandosi nervosamente le labbra. Poi si volta, per assistere all’atto finale dell’incontro.
Jakes si avvicina alla parete, e sfiora alcuni pulsanti: le luci oltre il vetro si accendono, mostrando a tutti lo spettacolo grottesco della schiava in attesa. Il pusher gli passa una fialetta, che il tatuato infila in una cavità del quadro comandi del congegno: contiene la versione di obscura, sintetizzata per l’occasione, che verrà diluita dalla macchina in una soluzione edulcorata di amasec e sostanze afrodisiache.
La macchina, conosciuta nel giro come Illimitux, si risveglia, i suoi bracci meccanici affondano nella pelle della donna, i cavi si tendono e lei, tremante e costretta, apre la bocca: con un sibilo velenoso, da un ugello nascosto alla vista, il liquido le cola in bocca, riempiendola. Il collare che le cinge il collo le impedisce di deglutire, il liquido tracima, una volta riempita la cavità orale, colando, dagli angoli della bocca, sulle labbra, scivolando sul mento e poi lungo il collo, lungo i seni seviziati dal freddo acciaio. Poi la presa sulla faringe si allenta, la donna geme, inghiottendo velocemente quello che per lei è panacea, prima che il collare la stringa nuovamente.
Il dolore e la paura spariranno a momenti, nulla avrà più senso… La realtà si dissolverà, la macchina infernale la lascerà libera di soddisfare l’angelo che il suo padrone ha scelto per liberarla dalla tortura. Il liquido continua a scendere, gli uomini osservano affascinati la scena, uno più di tutti: altre due, tre, quattro sorsate, poi, con un altro sibilo maligno, Illimitux incomincia a ritirare i propri artigli, disvela la pelle delicata della preda dalla presa maligna, allenta la morsa dei ganci, sottraendo per prima alle carni martoriate una sonda che scivola via dalle gambe strette della schiava.
Il vetro che divide la stanza dalla prigione si abbassa, mentre le pupille della vittima si allargano e il respiro, per un lungo istante, si arresta, sospeso nell’estasi liberatoria.

venerdì 7 settembre 2012

69 – LA CERCHIA DEI SOSPETTI


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day331.year816.Millenium41

Quattro figure si muovono nelle ombre intorno a quella che era l’arena dei combattimenti; i segni dell’intervento del magistratum sono ancora evidenti.
“Eccola. Sembra non l’abbiano nemmeno aperta…”
”Bene… C’è tutto?” Brunch sgomita per poter controllare la propria armatura e il lanciagranate, lasciati in macchina per il combattimento della sera prima contro Crimson King.
“Sì, filiamocela!”

The Spike conta, più o meno, le stesse facce brutte della volta precedente: gli sguardi sono ancora diffidenti, ma nessuno si permette di dire nulla, meno che mai quando i quattro vengono introdotti al piano superiore, dove li aspetta il nero.
L’incontro dura poco, Wardog ha scatenato i suoi informatori, ma ovviamente la gente che frequentava Isha, saputo dell’accaduto, sembra essere scomparsa nel nulla. Drake Ericsen, un mercenario, forse un ex di Isha, Alison Dein, una puttanella arruolata nel corpo degli Enforcer, Stigga Lesart, una bounty hunter e Lionus Ross, un non meglio specificato poco di buono, sono svaniti nel nulla.
Rimane solo Jakes Krupp, spacciatore di obscura, con il quale Isha Vent e la sua amica Fenny andavano a sballarsi all’Illimitux, una fumeria clandestina.
Il nero schizza una rapida mappa dei dintorni della divisione, giusto perché possano orientarsi. Stringe loro le mani e li osserva andare via, con le braccia conserte.

La voce morbida e chiara di Julia Strophes risuona nel microbead: “Stavamo aspettando vostre notizie. Ci sono aggiornamenti?”
”Ci serve un controllo su alcuni nomi… Stiamo circoscrivendo l’ambiente frequentato dalla principale sospettata di eresia.”
Vetok snocciola l’elenco dei nomi, poi attende, in silenzio.
“Uhm… Potrebbero essere tutte identità false… Sarà più facile con l’enforcer… Alison Dein… Non risulta essere più in servizio da tempo; è stata fatta fuori per insubordinazione e se ne sono perse le tracce. Proverò con gli altri, vi farò sapere appena avrò in mano qualcosa. Procedete con cautela, il magistratum sembra essere all’erta.”
”Ce ne siamo accorti… Faremo attenzione. Passo e chiudo.”
Lixam segue il traffico, guidando senza meta: “Dove cerchiamo prima?”
”Direi di provare con lo spacciatore: lo abbiamo già visto e sappiamo dove trovarlo. Andiamo in piazza.”
”Ok!”
Il mezzo, poco più avanti, svolta a sinistra; l’assassino ha una buona memoria fotografica e riconosce la topografia tracciata in maniera grezza da Wardog negli habstack grigi e lugubri che costeggiano la via, fino ad aprirsi sulla piazza conosciuta come Cool Down.
“Ci siamo.”
Figure losche vanno e vengono, puntini luminosi nel buio indicano fumatori di lho che, sparpagliati tra le macerie del piazzale, si godono lo stato di confusionale relax provocato dalla droga.
“Faccio un giro… “
L’assassino scende e si avvia, perdendosi nelle ombre; torna dopo una decina di minuti: lo spacciatore non si vede, ma, a dire di molti, potrebbe essere all’Illimitux.
“Possiamo andare a fare una retata anche noi?” Il guardsman è eccitato all’idea di fare irruzione in una fumeria clandestina, piena di marmaglia da prendere a calci nel culo e di signorine discinte con cui potersi divertire un po’.
“Sì… Direi che dobbiamo andare a prenderlo, con le buone o le cattive maniere. Prima, però, proviamo con le buone, se non c’è alternativa passeremo alle maniere forti… Chiaro, Brunch?”
”Sì, va bene… Io non sopporto quelli tatuati in faccia!”
L’auto riparte. Il suono metallico di un otturatore che scatta indica che il soldato Calido è pronto e propenso ad attuare le maniere forti.

mercoledì 5 settembre 2012

68 – CONFESSIONE SPONTANEA


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day228.year816.Millenium41

“Tre anni fa abbiamo fatto fuori insieme il vecchio Khrazy, quel bastardo schiavista… Io, a quei tempi, combattevo nell’arena… Dopo aver preso in mano il giro abbiamo continuato ad ungere gli sbirri e rotto il culo a tutti quelli che avrebbero voluto prendere il comando al nostro posto. Sembrava andare tutto bene: Isha ha servito nella Guardia Imperiale, era una combattente, si è fatta le ossa come cacciatrice di taglie, era scatenata… Anche a letto, se mi capite…” Wardog sorride e incrocia lo sguardo con Brunch, che sembra capire benissimo.
”Ma lei… Lei frequentava gente strana ed era ossessionata dal sangue…”
”Ossessionata dal sangue? In che senso?” Vetok si serve ancora da bere: il nero si tratta bene e il vino bianco che offre è davvero delizioso.
”A volte si comportava in maniera strana, sembrava una pazza… Ho visto come lavorava, e mi ha messo i brividi: i miei uomini la chiamavano la Spillasangue non per niente! Gente squartata, tagliata, fatta a pezzi, o lasciata penzoloni a sgocciolare sangue per intere ore… Le piaceva la tortura, e qualunque genere di pratica che le consentisse di godere della vista del sangue!”
”Mhhhh… Sembra fosse una fanatica di un qualche strano culto sanguinario…” Il chierico lancia l’amo e Wardog, ignorando il suo ruolo e la sua identità, abbocca, continuando a confessare spontaneamente.
”Bha… ‘Fanculo a cultisti, mutanti ed eretici! Le scommesse sui combattimenti clandestini e il giro di droghe stimolanti sono il nostro mestiere. Certo, a volte capitano rapine, estorsioni… È facile che ci scappi il morto… Bisogna pur alzare la voce e mostrare i muscoli per farsi rispettare a questo mondo, ma qui nessuno di noi vuole dannarsi l’anima più del dovuto… Che l’Imperatore ci protegga!” Fissa negli occhi Vetok, sorridendo, mentre si porta i pugni al petto, nel segno convenzionale imperiale di adorazione. I suoi occhi sono sinceri, e il prete risponde con lo stesso gesto.
”E la gente strana che frequentava? Puoi darci qualche nome? Dirci dove trovarla?” Lixam si sporge in avanti sulla sedia. Brunch si illumina e prende la parola: “Già! Magari aveva qualche amica interessante…” I compagni intuiscono immediatamente il riferimento alla bionda pedinata in precedenza e, prima che il guardsman li possa tradire, Mordecai interviene, dal fondo della poltrona nella quale sembra essere sprofondato: “Ci serve un punto di partenza per capire che cosa le sia successo.” Istintivamente si tocca la spalla, ricordando gli occhi freddi di assassina e la lama del pugnale che gli penetra nella carne.
“Sì… Posso fornirvi le informazioni che so, più mille pezzi per il lavoro. Due mesi fa ho assoldato due uomini per pedinarla: sono spariti nel nulla. Mi dispiacerebbe perdervi, mi siete simpatici… E poi c’è un combattimento ancora da terminare!”
”Ma io non prendo la merda che dai al tuo campione”, Brunch gonfia il petto e l’orgoglio, “e quindi sarò ben lieto di rompergli il culo una volta che si sarà ripulito!”
Wardog ride, e appoggia il mento sulle mani giunte, adornate da vistosi e pacchiani anelli, fingendo timore: “Che paura, brrrrr…”
Guarda Vetok, facendo il gesto di versargli ancora da bere: ”Mi farebbe comodo nell’arena il tuo soldato. Magari dopo questo lavoretto potrebbe venire a combattere per me.”
Vetok sorride al gigante d’ebano, lasciandosi aperta quella porta, ma rifiutando dell’altro vino: ”Vedremo, fratello… Vedremo.”
”Passate al club domani sera, vi darò le ultime informazioni che posso raccogliere. Ora vi prego di scusarmi, ma devo capire chi è il figlio di puttana che si è dimenticato di avvisarmi della retata di questa notte!”
I quattro si congedano. Il viaggio di ritorno a piedi fino alla squallida stamberga nella quale alloggiano è lungo, ma la direzione presa dalle indagini sembra essere quella giusta.

lunedì 3 settembre 2012

67 - SENZA PAROLE


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day228.year816.Millenium41

La fuga dura una ventina di minuti: come all’andata i vari mezzi si sparpagliano per le vie, le strade, i vicoli, a volte talmente piccoli da consentire al mezzo di passare a malapena.
Il microbead riprende vita, Vetok invia un impulso ai tre compagni. Rispondono tutti, in un breve intervallo l’uno dall’altro. Il mezzo si infila in quello che sembra un vecchio magazzino, seguito, dopo qualche minuto, da altri mezzi. Il chierico scende, aguzza la vista, cercando i compagni. Alla fine scorge l’assassino scendere dal cassone e aiutare, insieme a Mordecai, il guardsman ferito. Si muove nella loro direzione e incrocia per un attimo lo sguardo di Crimson King, che appare vuoto, distante, velato dall’effetto delle droghe assunte per il combattimento. Un gruppetto di uomini, fra i quali uno sembra essere un medico, gli gettano una coperta sulle spalle e lo accudiscono, portandolo verso uno spogliatoio, quasi fosse un animale e non un uomo.
I tre compagni lo scorgono e il gruppo si riunisce. Intorno a loro uomini armati li osservano, senza sapere bene cosa fare con quegli sconosciuti.
Dall’alto di un ballatoio Wardog li osserva, fa un cenno ai suoi uomini, che paiono rilassarsi. Vetok coglie il gioco di sguardi e si rivolge al nero: “Potevi almeno fare finire il combattimento prima di chiamare gli sbirri. Mi devi i soldi che ho scommesso sul mio uomo!”
Wardog sorride alla provocazione: “È andata così… Rompono sempre le palle nel momento meno opportuno… Venite su, vi devo parlare.”
Brunch fa un passo avanti, guardando in maniera ostile verso l’alto: “Mi hanno sparato, fratello!”
“Ma sei ancora vivo… Beviamoci su e dimentichiamo.” Il sorriso candido contrasta con l’aspetto da consumato criminale.
Una scala non troppo sicura conduce alla balconata, sulla quale si affaccia quello che sembra essere l’ufficio di Wardog. L’arredamento è spartano e malandato, composto giusto da sedie ed una scrivania. Insieme a loro sale anche quello che sembra essere il medico che ha assistito il campione del Khrazy, che si presenta a Brunch come il Ferro, offrendogli assistenza medica.
Un paio di sgherri portano bottiglie e bicchieri per tutti.
Wardog li osserva per alcuni attimi, mentre il guardsman trasale e impreca per il dolore che sembra farsi più forte sotto le attente cure dell’improvvisato cerusico, fin quando non lo scaccia malamente, minacciandolo con un pugno sollevato.
”Allora… Che cosa fate da queste parti? Non è un bel momento per venire a ficcare il naso all’arena. Mi hanno detto che siete passati anche al locale…”
Vetok è pronto a prendere la parola, memore dei precedenti eventi al club. “Siamo nel recupero crediti. Veniamo da un’altra divisione, ci stavamo guardando intorno e abbiamo sentito parlare del Khrazy. Ci siamo chiesti se ci potesse essere qualche lavoretto per noi… Tutto qui.”
Il nero li squadra ancora, i suoi occhi sembrano cercare conferme dai dettagli, dalle armi, dalle espressioni dei volti.
“Sembrate sapere il fatto vostro, e, visto che venite da fuori, potreste tornarmi utili per risolvere un problema.”
Prima di continuare il nero fa un cenno alle due guardie, indicando loro di posizionarsi fuori, per rimanere solo con i quattro stranieri.
“Il Magistratum mi sta addosso, i miei uomini sono nervosi… Tutto questo succede a causa dell’uccisione della mia compagna, Isha Vent: si mormora che sia stata uccisa da un demone da lei stessa evocato… Sono tutte cazzate, ma io voglio sapere chi è stato! E perché… Sono disposto a pagare bene.”
A quelle parole i quattro restano per un attimo senza parole: Brunch non riesce a contenere un sorriso divertito, Vetok si fa cupo, Mordecai avverte un brivido e l’eco dell’odiosa risata di Yaddrack nella sua testa e Lixam, freddo e impassibile, fissa gli occhi attenti del loro nuovo committente, continuando a ripetersi in testa una sola parola: cazzo, cazzo, cazzo…