lunedì 10 dicembre 2012

84 – FROM THE BLASPHEMY OF THE FALLEN, OUR EMPEROR, DELIVER US!


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day397.year816.Millenium41

Negli ultimi quindici giorni l’apparato di intelligence non è riuscito a venire a capo della provenienza del fucile laser xeno recuperato in Quivvar Street.
Il controllo di stazioni e spazio porto, le retate e i rastrellamenti condotti dagli Arbites agli ordini del Maresciallo di Ferro, hanno però consentito la cattura, l’interrogatorio e la condanna di molti insospettabili eretici che hanno partecipato, più o meno direttamente, al sorgere del culto di Khorne. Per Vetok, colpito dalle rivelazioni dell’Inquisitore sui veri responsabili dei Rienholt Blackouts e dal ricordo dell’abbandono da parte dell’Ecclesiarchy della divisione Arastus, tutto ciò rappresenta una ben misera consolazione; in qualità di Predicatore al servizio dell’Inquisizione, insieme ai tre compagni, è stato convocato a tutti gli interrogatori per eventuali riconoscimenti, nel tentativo di ricostruire il sistema di collusioni e corruzione che ha favorito l’insorgere del culto proibito. Lorelii Dekanta, insieme a vari altri elementi dello staff dell’Inquisitore, presiede gli interrogatori e le condanne.
Il chierico Ymrael, quasi la Senior Explicator potesse rappresentare una sorta di confessore spirituale, incomincia ad espletare i dubbi che lo assillano, che erodono la fede nell’integrità delle istituzioni imperiali: ha aperto gli occhi sui giochi di potere perpetrati dai potenti per fini personali a discapito del credo e della fede nel Dio Imperatore, ed accusa, in cuor suo, la stessa chiesa di peccati ed eresie che mai avrebbe pensato possibili.


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day427.year816.Millenium41

La sala degli interrogatori risuona ancora degli improperi e delle bestemmie lanciate da Octia Dassat, un Arbitrator corrotto e complice di Isha Vent.
Vetok, abbandonato lo spettacolo dopo aver ascoltato l’ovvia condanna per alto tradimento ed eresia, cammina con lo sguardo basso, senza curarsi della donna che gli cammina al fianco.
In un corridoio deserto Lorelii Dekanta lo ferma, posandogli una mano sulla spalla: il suo sguardo è profondo e sinceramente preoccupato per la tensione che legge ormai da giorni sul volto del giovane chierico: “Dovete prendere una decisione, Predicatore. Ve lo dico come amica, dovete prendere una decisione per voi stesso, prima che i dubbi vi avvelenino il cuore.”
Vetok la guarda, ne scruta gli occhi che ora paiono chiedergli di confessare i suoi timori, di liberarsene una volta per tutte; chiude gli occhi e respira profondamente, scegliendo le parole e cercando il necessario coraggio per esprimerle: “Ho rinunciato ad una carriera militare facile perché credevo in qualcosa di più alto, importante. Ho potuto sopportare, grazie alla fede, la temporanea eresia di uno psyker, di un mio compagno e di averlo avuto al mio fianco, ma delle connivenze e delle ipocrisie all’interno della chiesa stessa, che perseguono la ricchezza e il potere di pochi a discapito della protezione e della salvezza dei molti, che cosa devo pensare? Mi chiedo come faccia lo stesso ordine delle Sororitas Dialogus ad accettare tutto questo, come può la stessa Inquisizione permettere tutto ciò, come può sporcarsi le mani e la coscienza con tali azioni, con questi discutibili metodi… Come è possibile, sorella?”
La domanda resta sospesa in un’eco irreale, si riflette negli occhi della superiore, ritorna indietro ed affonda ancora una volta nella coscienza di Vetok, che, nel timore di averla offesa per le accuse lanciate, si volta e prosegue spedito il cammino lungo il corridoio.
Non può sfuggire, però, alle parole di Lorelii Dekanta, che, seppur sussurrate, lo raggiungono lungo lo stretto passaggio: ”Vetok Ymrael, segui il tuo cuore! Fai la tua scelta: non esiste coraggio senza la paura…”
      


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Jerido day430.year816.Millenium41

Vetok lascia il quartiere generale della Coblast Assay nel distretto Mokabi senza dire nulla a nessuno.

Penseranno che stia fuggendo? Mi cattureranno e mi riporteranno indietro? Forse mi stanno gia pedinando…

Non ha importanza, nulla ha più importanza. D’altronde le indagini, per il momento, sono ferme e, a parte gli interrogatori dei pesci più piccoli, non c’è altro da fare.
C’è una persona che deve vedere, una persona che forse potrebbe dissipare i dubbi che gli albergano nel cuore.
Sceso alla fermata Slagerfeld, dominata dall’omonima spirale, sorride al profilo familiare del tempio di Jerido, abbarbicato alla base della spira, che dà il nome al distretto.
Si avvia, stringendosi addosso il mantello e confondendosi nella folla. Mancano pochi giorni alla Festa di Ognissanti e una folla di pellegrini affolla le strade, diretta verso il tempio; una volta giunto all’ingresso chiede asilo per un paio di giorni, spacciandosi per un questuante di una piccola comunità religiosa di Guytoga, il suo pianeta natale. Entra nel tempio, ringraziando e benedicendo l’accoglienza dei Figli di Jerido con i due pugni incrociati sul petto, e si avvia verso i cortili sui quali si aprono le celle per i penitenti, che in occasione delle festività principali vengono utilizzate per accogliere le masse di pellegrini. Respira i fumi di incenso, cammina fra gli ampi colonnati, i suoi passi riecheggiano fino al fondo della navata, mentre cerca di riconciliarsi con lo spirito del luogo che per qualche anno ha rappresentato la sua dimora, ma non la sua vera casa… Infine si accomoda nella cella e, chiusi gli occhi, incomincia a liberare la mente per la meditazione: deve essere pronto per incontrare colui il quale lo ha accolto nel Tempio di Jerido, lo ha sostenuto e motivato nel suo percorso interiore di fede e infine lo ha introdotto nell’Inquisizione. 

Non riesce a capire per quanto tempo sia rimasto in una sorta di trance, ma riemerge al suono di un canto che proviene dalla cattedrale. Riconosce uno degli inni a Santa Elana, uno particolarmente difficile, che richiede notevoli virtuosismi vocali per essere eseguito correttamente. Si trascina fuori dalla stretta cella, barcolla, sudato e con la testa leggera, lungo la navata centrale, dove scorge una figura familiare, inginocchiata e apparentemente assorta nell’ascolto del canto.
Padre Girnot Kruden non è affatto cambiato durante i mesi passati lontano dal tempio: la sua pelle pare essere fatta di una pergamena antica come la città, i capelli ispidi e arruffati hanno un colore grigio sporco, così come la folta barba. Gli occhi sono però accesi di intelligenza e saggezza. L’uomo si volta e lo saluta con un cenno del capo, come se lui non se ne fosse mai andato. Poi, passandogli un libricino dalla copertina nera e senza titolo, gli fa cenno di far silenzio per non disturbare il canto. Vetok prende il libro con mani tremanti e lo fissa, mentre la voce femminile si innalza, riverberando fra le navate in una purezza di tono assoluto, mentre si spinge in alto, riecheggiando nel vuoto che riempie le cuspidi e le torri del tempio. Si sente addosso una sorta di febbre, che brucia sempre più, man mano che la voce, con perfezione assoluta, tesse il canto di lode per Santa Elana.
Il chierico riapre gli occhi alla fine del canto, ma Padre Kruden non c’è più.
Si volge verso l’altare, dove il coro, con sommessi brusii, si complimenta con la voce solista. Vetok sgrana gli occhi quando incrocia lo sguardo con quello della donna dalla voce d’angelo;
poi scivola via dalla navata centrale, in cerca di Padre Kruden, confuso da ciò che sta accadendo. E il pensiero di quella donna, di quegli occhi finalmente consapevoli e felici, sembra rimuovere i macigni che pesano sulla coscienza. Come aveva potuto dimenticarsene? Eppure era certo di ciò che aveva visto: il capo era completamente rasato e le vesti da penitente nascondevano le forme, ma era lei.
Lo aveva ascoltato.
Ed era venuta al tempio.


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day433.year816.Millenium41

2496. Place ye suspect in an airlock and remove all air for a period not less than one standard Terran hour. If ye suspect survives, then he is a Witch and should be placed in ye vessel’s plasma core until he is reduced to ash.
2497. Chain ye suspect and bury him in a desert up to his neck. Fill his mouth with salt and sew it shut. Observe ye suspect for one week. If ye suspect survives, he is a Witch and should be rendered in four parts, burned, and his ashes scattered to ye winds…

Lorelii Dekanta legge da un libricino dalla copertina nera e senza titolo. È una versione molto antica del Libro delle Prove, un testo che sancisce ufficialmente la missione di chi ne è in possesso: purgare l’impero dall’eresia.
Padre Girnot Kruden risultava ufficialmente essere morto circa venti giorni prima del ritorno di Vetok al tempio, poco dopo aver accolto nella comunità di Jerido una donna disperata e senza futuro, che aveva trovato la salvezza in un gesto di pietà da parte del Predicatore Vetok Ymrael prima, e nel canto dei Sacri Inni dopo, una volta indossate le vesti di penitente del tempio. Solo qualche tempo prima, nella divisione Maccana, era una prostituta, una peccatrice, una drogata, un’anima dannata per l’eternità, conosciuta con il nome di Fenny.
Vetok non si chiedeva chi o che cosa avesse realmente incontrato nel tempio, chi o che cosa gli avesse donato il libricino nero. Per lui si trattava certamente di un segno, di una conferma nel dover credere in sé stesso e di perseguire negli scopi che si era prefissato seguendo la vocazione ecclesiastica.
”Alzati, Vetok Ymrael. Per l’autorità concessami dai Santi Ordini  e per la gloria del Dio Imperatore, io ti nomino Calixian Witch Hunter!”
Burn the heretic! Kill the mutant! Purge the unclean!”
Il coro in risposta segna la fine della cerimonia di consacrazione.

Vetok si avvicina ai due. Ringrazia l’Inquisitore e sorride alla Sister Dialogus, riprendendo il prezioso libercolo. Gli occhi della donna sono accessi di zelo e orgoglio: hai fatto la scelta giusta… From the blasphemy of the Fallen, Our Emperor, deliver us!
Vetok ripone il piccolo volume all’interno della giacca: sulla prima di copertina, vergata in High Gothic dal suo vecchio mentore, una dedica sembra bruciare attraverso la stoffa e la pelle, fino ad incendiargli il cuore: “Better the flesh should die clean than the soul become tainted.”

martedì 27 novembre 2012

83 – UNO STRANO SIMBOLO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day352.year816.Millenium41
 
Il simbolo, il medaglione, fatto di un metallo che può sembrare argento, rappresenta diversi pentagrammi incastrati gli uni negli altri. Un senso di malessere coglie gli agenti che osservavano rapiti le linee fondersi, muoversi, ricomporsi, fino a formare un disegno nuovo, una specie di testa tentacolata.
Il metallo cambia colore, si tinge di bronzo, di porpora e strane voci e sibili aleggiano nella stanza.
Mordecai vorrebbe chiedere lumi in proposito, ma in bocca ha un sapore amaro, che si trasforma in qualcosa di molto simile al sapore del sangue, fino quasi a fargli pensare di averne la bocca piena; si accorge solo in quel momento di essere al centro di una tempesta del warp: non riusce a respirare e si sente i capelli ritti sulla testa. Vetok stringe gli occhi, senza riuscire a distoglierli, movendo le labbra senza che ne esca suono, e Brunch è pallido, con gli occhi sgranati, seguendo probabilmente il suo personale incubo. Solo Lixam riesce a muoversi sulla sedia, a disagio, riesce a distogliere per un momento l’attenzione dal simulacro malvagio, salvo perdersi di nuovo a fissarlo, con un labbro tremante.
Lo scrigno si richiude con uno scatto secco.
I quattro agenti tirano il fiato, allontando istintivamente le sedie dal tavolo e dall’influenza irresistibile di ciò che hanno visto.
”Questo è un assaggio della minaccia che credo dovremo affrontare. Questo è ciò che sta oltre il warp, che lo comanda… E la Stella di Tyrant è il collegamento… Tra la nosta realtà, l’Immaterium e ciò che… Sta oltre.”
Nessuno interrompe l’Inquisitore, che improvvisamente appare stanco e provato quanto loro.
“Sono giunto nel settore Calixis guidato da una profezia, una profezia che parla della Stella Nera, Komus, come è anche conosciuta, e del Settimo Figlio del Settimo Figlio… Egli è la porta, colui che ha il potere di controllare il Sole Nero…”
”E… E Yaddrack…? Lui è, era il Settimo…” Lixam balbetta, emettendo vapore dalla bocca, come se la temperatura intorno a lui fosse sotto zero; gli altri tre agenti ascoltano, attenti: avrebbero posto la stessa domanda, o forse anche altre, ma nessuno di loro è in grado di spiccicare parola.
”No.”
Alla risposta sicura del maestro due servitori sembrano materializzarsi accanto alla scrivania e, afferrato con cautela il cofanetto, scompaiono così come sono arrivati.
”Per quanto fosse diventato un eretico asservito ai Poteri Perniciosi, inconsciamente portava il segno… Ritengo abbia avuto un contatto con quello che sta dietro, oltre la nostra realtà e lo stesso warp. Speravo avremmo potuto ricavarne qualche indizio in più, ma così non è stato; possiamo però rallegrarci per la liberazione del nostro psyker.”
Il sorriso pare sincero e, forse complice l’allontanamento dell’artefatto, nella stanza il tempo sembra tornare a scorrere in maniera normale.
“Ritengo comunque che il Settimo Figlio sia stato qui nel settore… Dopo essere scomparso per un centinaio di anni circa, ora sta tornando… Sta tornando attraverso la Stella di Tyrant.”
Haarlock… Erasmus Haarlock… Luther aveva ragione, è lui il Settimo Figlio del Settimo Figlio, è lui che l’Inquisitore sta cercando.
Mordecai riesce finalmente a sorridere; i muscoli del corpo paiono sciogliersi dalla posizione contratta mantenuta durante quegli interminabili minuti. Anche i suoi compagni sembrano riprendere colore e vita.
“E dove lo troveremo?” Vetok stringe il pugno mentre pone la domanda.
“Purtroppo, per il momento, abbiamo perso ogni contatto. Seguiremo questa pista fino in fondo, nella speranza di raccogliere ulteriori indizi. Avete svolto un ottimo lavoro, e mi aspetto facciate altrettanto scoprendo la provenienza dei restanti oggetti ritrovati a casa di Richter. Per ora è tutto.”
Shymà Xavier Yanhu si alza e con passo sicuro raggiunge la porta, non prima di aver aggiunto un ultimo avvertimento: “Guardatevi le spalle e non fidatevi nemmeno della stessa Inquisizione… Così come farò io.”
Il silenzio si fa pesante, fin quando la voce allegra di Julia Strophes non interrompe le riflessioni dei quattro accoliti: “Per oggi può bastare; domani, il Maresciallo Novia ed io, vi forniremo tutti i dettagli raccolti sulla possibile provenienza del materiale xeno ritrovato in Quivvar Street… Rompete le righe, soldati!”

giovedì 15 novembre 2012

82 – AFTERMATH


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day352.year816.Millenium41

L’Inquisitore si siede al tavolo posto al centro della stanza, facendo segno a tutti di accomodarsi.
“Signori, abbiamo vinto questa battaglia! La Guardia Imperiale, il Maglio dell’Imperatore, sotto il comando dei Sacri Ordini, ha schiantato la rivolta dei mutanti, ha epurato la Divisione Arastus dalla minaccia del culto del Dio Oscuro e Sanguinario.”
L’Inquisitore picchia il pugno sul tavolo, per enfatizzare l’ultima frase.
”Le indagini che ho svolto mi portano a pensare che la mente che ha organizzato il sabotaggio dei generatoria a Rienholt, e di conseguenza il sorgere dei culti eretici, possa essere Lady Olanthe Rathbone, Inquisitrice appartenente alla Cabala di Tyrant… Lo stesso Duron Fell, una volta conosciuto come Ignace Dorn, era un’agente della Rathbone a sua stessa insaputa: l’ho salvato in cambio delle informazioni sulle attività dell’Inquisitrice. Purtroppo non ho prove tangibili per denunanciarla pubblicamente di eresia, né, ad oggi, il peso politico per permettermi un gesto simile.”
Un silenzio pesante scende nella stanza, finché il soldato Calido, fischiando piano tra i denti, non rompe l’empasse: “E perché mai avrebbe dovuto fare una cosa simile?”
”Gli Istvaniani sono convinti di dovere tenere in allenamento, per così dire, le difese dell’Impero con le loro azioni quantomeno discutibili… Ma non è questo che mi preoccupa. Abbiamo trovato altro là sotto…”
”Se quello che dite è vero, se la stessa Inquisizione si rende complice dei Poteri Perniciosi non potrà più avere il mio servizio… È una cosa inaccettabile!” Vetok scatta in piedi, agitando un pugno nel fervore della esclamazione.
”Calma, giovane chierico, calma… Con il tempo imparerai certamente a distinguere i nemici dell’Impero all’interno delle sue stesse istituzioni, ma fino ad allora dovrai fidarti di me, e dei tuoi compagni.”
Vetok ha gli occhi stretti per la rabbia di essere stato tradito dalla stessa Inquisizione, ma alle parole del superiore ritrova la calma, fino a tornare a sedersi.
L’Inquisitore socchiude gli occhi e il suo sguardo si perde sulla parete, quasi fissasse una scena lontana nei suoi ricordi.
”Vi siete dimostrati meritevoli della mia fiducia, ed è ora che sappiate anche voi che cosa mi ha spinto qui.”
Ad un cenno di Yanhu due servitori entrano nella stanza, portando un piccolo cofanetto di legno. Una volta poggiatolo sul tavolo si ritirano, scomparendo in silenzio nelle ombre dalle quali sono emersi.
L’Inquisitore, indicando il cofanetto, prosegue: “Ho trovato questo in una delle troppe chiese sconsacrate della Divisione Arastus. Da quando Yaddrack si è dimostrato essere qualcosa di più di un semplice mutato, ero quasi certo che avrei trovato qualche segno di questo genere.”
Shymà Xavier Yanhu apre il coperchio e gira il piccolo scrigno verso gli astanti; Laura Strophes e Magdela Novia, forse avendo già visto il contenuto, distolgono lo sguardo.
Gli occhi dei quattro agenti si fissano sullo strano simbolo contenuto nel piccolo scrigno. Sembra quasi emanare una luce, una radiazione maligna e carica di oscuri presentimenti…

martedì 6 novembre 2012

81 – DUELLO IMBARAZZANTE


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus – Distretto Mokabi day352.year816.Millenium41

Il quartier generale ferve di attività, dovuta all’operazione che si sta concludendo nella Divisione Arastus, alla quale partecipa anche l’Inquisitore. Julia Strophes, dopo aver sistemato i quattro e averli informati di dover aspettare il ritorno del loro superiore, si premura di passare notizie generiche sui principali eventi.
Passano due giorni prima chre Shymà Xavier Yanhu li convochi a colloquio. I quattro agenti sono ricevuti nella sala operativa dall’Inquisitore, Julia Strophes e Magdela Novia.
Risultava ormai chiaro che il culto eretico di Isha Vent fosse collegato in qualche modo con i disordini in atto nell’under hive, così come il fatto che Yaddrack fosse il collegamento… Yaddrack… E la sua spada. L’Inquisitore non lascia spazio ai convenevoli, il suo sguardo punta alla spada demoniaca, mentre sorridendo estrae la propria, e avanza di qualche passo: “Non puoi tenerla soldato. E ti convincerò del perché!”
Brunch si ferma, la mano corre all’elsa della sua Aspera. Si mette in guardia. Sorride. I tre compagni, stupiti, si fermano sulla soglia: le notizie sembrano correre veloci all’interno dell’ambiente Inquisitorio.
In tre passi Yanhu è a portata di fendente, Brunch salta via, estraendo a sua volta la spada. I due contendenti si studiano, muovendosi in cerchio al centro della stanza. L’imbarazzo è palpabile nell’aria, così come il silenzio; Julia fa segno ai tre di entrare e avvicinarsi alla sua postazione, Magdela sembra osservare la scena con malcelata disapprovazione in volto.
L’Inquisitore finta, poi attacca: Brunch trattiene il fiato, muovendosi per parare la lama dell’avversario, incerto sul fatto che possa andare in frantumi, come è successo a lui durante lo scontro all’arma bianca con Yaddrack.
Il clangore riempie la stanza, poi le spade scivolano via in un acuto sibilo metallico. I due avversari sono di nuovo allo studio, l’uno di fronte all’altro.
“Sua santità… Sto per colpirla!” Brunch si muove in avanti, con poca convinzione e troppo imbarazzo: Yanhu si abbassa, compiendo una veronica che lo porta alle spalle del soldato.
Brunch si volta, non abbocca ad una prima finta, ma, quando la sua Aspera incrocia la lama dell’avversario, non riesce ad evitare che, con un abile scatto e movimento del polso, l’Inquisitore gli strappi di mano l’arma.
La lama demoniaca finisce a terra, e scivola davanti al Maresciallo di Ferro, che non si sposta dalla sua posizione.
Il soldato Calido resta spiazzato per qualche istante, poi si getta verso Aspera: l’afferra da terra, tenendo d’occhio l’avversario, ma la spada non si muove. Il guardsman si volta, con un brutto presentimento in testa: Magdela Novia, bloccatagli la lama a terra con un piede, gli punta la canna corrusca del boltgun alla testa.
“Signorina… Non oserebbe mai…”
”Ne sei così sicuro, soldato? Sei uno spettacolo penoso…”
Passano alcuni istanti di silenzio, prima che l’Inquisitore, ridendo, allenti la tensione.
“Bene, direi che quella cosa, quell’attrezzo, chiamiamolo così, non sia un’arma vincente. Ma questa, soldato”, prosegue, lanciando la propria spada verso la figura ancora accovacciata a terra, ”questa lama è stata forgiata sui pianeti del sistema di Lathe dai fedeli seguaci del Dio Macchina, a gravità zero. Questa spada può dirsi efficace strumento di punizione per tutti i nemici dell’Impero.”
Sul volto di Brunch si allarga un sorriso soddisfatto, mentre il boltgun torna silenziosamente nella fondina.
“La chiamerò Fera!”
“Bene, mi fa piacere avere risolto senza spiacevoli conseguenze questo piccolo problema. Ora, se avrete la cortesia di ascoltarmi, vorrei spiegarvi cosa sta succedendo.”
Solo allora i quattro agenti si accorgono dell’incedere zoppicante del loro superiore, forse dovuto a qualche ferita rimediata nella recente operazione che lo ha visto protagonista nella Divisione Arastus.

giovedì 25 ottobre 2012

80 – LA LAMA DELLA DISCORDIA


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day335.year816.Millenium41

“Non puoi tenerla, soldato!”
Il tono del chierico non lascia dubbi sull’ira trattenuta.
“Certo che posso. È una lama stupenda, ben bilanciata, letale… La chiamerò Aspera.”
Brunch stringe la spada posseduta da Yaddrack, avvolta in un mantello in attesa di trovarle un fodero degno.
Lixam scuote la testa: l’unica speranza è che l’Inquisitore riesca a fare ragionare la dannata bestia prima di doverlo condannare per evidente e conclamata eresia.
Mordecai si avvicina a Brunch, posandogli una mano sulla spalla in gesto amichevole, ma il guardsman, istintivamente, si scosta: sa bene di avere contro tutti e tre i compagni, ma è determinato nel non lasciarsi sfuggire la portentosa arma.
“Brunch, quella spada è pericolosa. Pulsa di energie del warp… È come se fosse viva… Ti corromperà, amico mio, e ti farà perdere la ragione.”
”Ma lo abbiamo ucciso, no? Tu e tuo fratello lo avete sconfitto, giusto?”
Vetok fa un passo avanti, con aria minacciosa: “Stiamo parlando di due cose diverse, testone! E poi Yaddrack sembrava essere morto già nella divisione Arastus… Quella spada puzza di eresia e corruzione!”
”Tu stai sempre a blaterare di eresia, di peccato e corruzione. Dovresti rilassarti e lasciarmi fare: nelle mie mani potrà diventare uno strumento al servizio dell’Imperatore… Combattere il fuoco con il fuoco!”
”Tu non ti rendi conto di quello che stai dicendo, pazzo! È il primo passo verso la perdizione… Quanti si sono persi seguendo la follia di poter usare gli strumenti del caos contro lo stesso caos… Quanti, Brunch, si sono resi conto dell’errore troppo tardi?”
Il soldato Calido lo guarda storto, con una strana luce negli occhi, che per Vetok sa di bramosia e livore, il primo segnale dell’ombra che si sta impossessando dell’anima del compagno.
Il chierico cerca aiuto nell’assassino, che lo guarda sconsolato, scrollando le spalle, e nello psyker, ancora provato e scosso per l’esperienza di possessione lasciatasi alle spalle.
”Brunch, ti sei sempre fidato di me e Luther, perché non farlo anche adesso? Quell’arma è troppo pericolosa, non la puoi tenere.”
”Mor, qui non stiamo parlando di spiriti e di cose che non si possono vedere, qui si tratta di acciaio temprato, di una lama fatta per combattere… E non vedo proprio il perché non la possa usare per uccidere demoni, mutati ed eretici!”
Un arbitrator butta la testa dentro il mezzo corazzato nel quale attendono i quattro: “Signori, abbiamo concluso con l’archiviazione delle prove. Vi portiamo al distretto Mokabi, come ordinato dal Maresciallo Novia.”
Il portello si chiude con fragore sul silenzio corrucciato dei quattro.
Vetok si alza, prendendo posto il più lontano possibile dal guardsman: “Deciderà l’Inquisitore sul destino di quell’arma demoniaca.”
”Certo! A te darà una medaglia per lo zelo dimostrato nel combattere le eresie e a me lascerà usare Aspera.”
Il sorriso di Brunch è volutamente sfacciato e provocatorio, ma
il chierico si morde la lingua, per evitare una risposta che potrebbe essere offensiva al punto da provocare uno scontro.
Lixam e Mordecai tacciono, con lo sguardo basso sul pavimento del veicolo.
Vedremo, soldato, vedremo.
 

mercoledì 17 ottobre 2012

79 – E’ FINITA


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

Tutto sembra perduto, e la testa, che ora pare vuota, incomincia a vorticare senza fine: non più il demone, né il gemello tanto amato sono più in contatto empatico con lo psyker.
Mordecai si sente solo. Si accascia quasi al suolo cercando di resistere a sconosciute e misteriose vertigini; sbatte gli occhi per spazzare via la nebbia che gli impedisce la vista. Li chiude e li riapre e, improvvisamente, si trova di fronte Luther, come se lo ricordava ai tempi dell’accademia che avevano frequentato insieme. Il gemello gli sorride: è nei suoi ricordi e, allo stesso tempo, nel suo presente, ancora per una volta, forse l’ultima.
“Mor… Ho poco tempo, fra poco dovrò andare.”
L’agente Moloch non riesce a parlare: alle spalle del fratello scorge il lago di Ygdrah, sul loro pianeta natale, dove si erano salutati una volta terminata l’accademia, quando le loro esistenze si erano separate dopo più di vent’anni di convivenza.
”Che cosa ti è successo veramente, fratello? Dicono che tu ti sia dannato… Dicono un sacco di stronzate su di te!”
”Non ci far caso Mor, sono sempre quello di una volta… Mi ha salvato il nostro legame empatico. E ho tenuto testa a quella cosa schifosa che ora è morta per sempre.”
”Chi era? Uno come noi…? Uno come noi che è finito male?”
”Sì, qualcosa di simile. Ho poco tempo, fratello. E ti aspettano grandi cose: agli occhi di tutti eravamo uguali, ma tu sei sempre stato il migliore dei due.”
”Non è vero, tu…”
”Non importa Mor, ascoltami! Sta cercando il Settimo Figlio del Settimo Figlio! Sta cercando cosa lo colleghi alla Stella di Tyrant… E forse lo ha trovato…”
”L’Inquisitore…?”
”Sta dando la caccia all’ultimo della dinastia degli Haarlock. Crede sia la chiave per svelare il mistero del Propheticum Hereticus Tenebrae, tanto gelosamente custodito da Anton Zerbe e dalla sua cabala.”
”Ma… Gli Haarlock sono scomparsi… Erasmus è morto più di cento anni fa.”
”Erasmus scomparve più di cento anni fa, ma sta per tornare. E il tuo Inquisitore si sta preparando al suo ritorno… Dovrai esserlo anche tu, fratello.”
”E tu? Non ci sarai più…?”
Luther non fa in tempo a rispondere, la sua figura traslucida ondeggia alle correnti del warp, incominciando a dissolversi.
” I Kal’Antulien…”
Sono le sue ultime parole, quelle che pronunciavano da ragazzini, a mo’ di formula magica, per spaventare i coetanei, quando facevano sussurrare le ombre e accendere piccole fiamme, gesti che comportavano sempre l’ira dei genitori, preoccupati che i gemelli finissero al rogo come eretici.
Mordecai è ancora a terra, accucciato, il fiato rotto e negli occhi ancora il sorriso di Luther. Una voce lontana lo chiama insistentemente, qualcuno lo scuote con dolcezza.
Mordecai Moloch riapre gli occhi: Vetok torreggia sopra di lui, porgendogli la mano per aiutarlo a tirarsi su: “È finita…?”
”È finita… Ho pagato un caro prezzo, ma è finita.”
La stretta fra i due è forte. Mordecai si rimette in piedi mentre legge negli occhi del chierico di essere finalmente uscito dalla penombra di eresia in cui era scivolato per tornare a crogiolarsi nella luce dell’Imperatore, finalmente nella veste di psyker sanzionato. Non c’è bisogno di altre parole per chiarire la vicenda della possessione di Yaddrack.
Lixam controlla i cadaveri dei tre sopraggiunti in aiuto di Yaddrack, mentre Brunch fissa la spada demoniaca utilizzata dal mutato con uno strano e pericoloso scintillio negli occhi.

mercoledì 10 ottobre 2012

78 – YOU CAN KISS YOUR ASS, GOODBYE!


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

Un verme dal corpo articolato, lungo più di un metro, scivola fuori dal buco: il capo si apre interamente, mostrando, sotto le potenti mandibole, una corolla di zanne impressionanti. Le sue agili zampe gli permettono di scalare le superfici più lisce e il suo carapace lo rende un avversario temibile. Si alza sulla coda, quasi fiutando l’ambiente intorno.
Oh cazzo, un maw-fluke, un fottuto divoratore di carogne! Ci buttavano i cadaveri in quel buco…
Mordecai rincula, recupera da terra la pistola e si invola su per le scale mentre, con la coda dell’occhio, scorge altre due di quelle cose emergere dalle profondità della terra. Corre più veloce che può, inseguito da un frenetico ticchettio di zampe alle spalle; arrivato in cima alla rampa rovina a terra: Jakes Krupp, con il volto contorto in una smorfia a metà tra la follia e il dolore, lo insulta, dopo averlo sgambettato.


Lixam continua a martellare, insieme a Vetok, l’ultimo dei due guerrieri, facendo attenzione di evitare di colpire il chierico, che, più vicino all’avversario, schiva e si nasconde, facilitandogli la linea di tiro sul bersaglio; con la coda dell’occhio segue il guardsman che, incalzato da Yaddrack, arretra, si rotola, schiva, senza concludere un granché: pare ossessionato dal dovere riprendere il lanciagranate.

Dannata bestia! Si farà ammazzare così!
Ma se il mutante è riuscito a sopravvivere nella testa dello psyker può aver avuto gioco facile nell’ossessionare Brunch con il lanciagranate per distrarlo e farne una facile preda!


L’ascia cala, troppo lenta per colpire Vetok, che si scansa e spara, ancora una volta, sulle giunture dell’odiata armatura: con un fragore metallico il guerriero si scompone in diversi pezzi, alcuni dei quali rotolano via.

Il chierico gira lo sguardo su Yaddrack, la cui spada frantuma casse e penetra nei container metallici come se fossero di burro, alla ricerca della testa del guardsman.
Delle voci attirano la sua attenzione: tre figure inneggianti al dio oscuro si precipitano di corsa nel magazzino.

Mordecai striscia via il più velocemente possibile: il sanguinante tatauato è una preda ghiotta per i vermi, ma sa che durerà poco, troppo poco. Il primo dei maw-fluke gli fracassa la cassa toracica con le potenti mandibole, gli altri gli si gettano addosso, strozzando le sue ultime parole. Lo psyker spara, ma i carapaci respingono i proiettili con facilità. Il primo emerge dal cadavere del tatuato, si alza a fiutare l’aria, esponendo il ventre: l’Hecutter libera il suo canto di morte, spappolando bestia e uomo senza distinzioni.

Lixam si issa su un container per avere linea di tiro sui tre ultimi arrivati. Il demone lo nota e si distrae, consentendo finalmente a Brunch di riappropriarsi del suo giocattolo: la prima granata ferisce il mutato e smorza l’entusiasmo dei tre eretici, il primo dei quali muore, poco dopo, fulminato da un colpo di laser.
Yaddrack fa per gettarsi sull’assassino, ma Vetok, avendo avuto tutto il tempo di mirare, mormora una benedizione e scarica una terribile sequenza di colpi al petto dell’orrenda creatura, rallentandolo.
Brunch scivola di lato, cercando di intercettare gli ultimi due cultisti, Mordecai salta su una cassa, tenendo a bada i maw-fluke.
Il demone arriva da Lixam e cala un terribile fendente, che squarcia il metallo con facilità. L’assassino si rotola sulla superficie metallica, riuscendo a fermarsi sul ciglio con uno sforzo notevole degli addominali: occhi negli occhi, a pochi centimetri da lui, il demone lo inchioda con la sua aura terrificante. Il fucile laser giace abbandonato al suo fianco; rotolando, non sa nemmeno lui come, è riuscito ad estrarre il fucile a canne mozze preso all’Illimitux… La questione di vita o di morte sembra durare interminabili attimi ...
You can kiss your ass, goodbye!

L’assassino tira il grilletto, e la faccia di Yaddrack si spappola, la carne si tramuta nel fumo giallo del quale erano pieni gli occhi, le vesti e la spada cadono a terra.
I due cultisti arretrano, imprecano, bestemmiano, cercano l’uscita, ma non hanno scampo sotto il tiro incrociato degli agenti.
Resta il fumo delle esplosioni, il sangue, il fiato rotto, gli occhi attenti a scrutare nella apparente calma: è davvero finita?
Le luci in fondo alle scale sono spente.
Mordecai salta a terra, si accuccia, tocca il pavimento, e lo sente vibrare e quasi sollevarsi sotto la spinta del warp: più sotto, nell’under hive, i giochi sono ancora aperti.
Poi i microbead riprendono vita, in un tossire di scariche elettrostatiche che vanno ingolfandosi di comunicazioni sovrapposte e incomprensibili.

giovedì 4 ottobre 2012

77 – INCROCIO DI SPADE


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

Poi il demone mugghia, ringhia, articola parole arcane in una sorta di ruggito, mentre Brunch armeggia con il selezionatore di munizioni del lanciagranate e il chierico e lo psyker estraggono le pistole. Lixam scarta sulla destra, si rotola lontano dalla vista orrorifica, tremante e pallido, finendo con la schiena contro un container e il fucile che gli trema fra le mani.
Il clangore ancora lontano dei cavalieri, lenti sulle scale, dà l’impressione di poter approfittare di un attimo per provare a crivellare di colpi Yaddrack, ma gli Hecutter e il lanciagranate inceppano, lasciando basiti i tre agenti. Si dividono, il soldato resta dov’è, bestemmiando nel tentativo di disinceppare l’arma.
Lixam, facendosi coraggio, tira sulle armature del caos che emergono dall’apertura.

Yaddrack avanza veloce, sibila qualche altra parola e sfiora il soldato Calido, quasi sfidandolo a sparargli con il suo inutile giocattolo: Brunch resta imbambolato, gli pare quasi impossibile che la sua arma lo abbia abbandonato proprio nel momento di maggior bisogno. I colpi degli Hecutter sembrano risvegliarlo e, mentre i proiettili tintinnano e bucano le armature, si lancia di lato, gettando a malincuore l’inutile oggetto. Il demone ulula una risata, Brunch si rialza e decide di accettare la sfida all’arma bianca: gli si para di fronte, effettua una finta, e poi un’altra ancora, calando un fendente per saggiare la forza dell’avversario. La sua spada incrocia quella adorna di iscrizioni e simboli eretici impugnata da Yaddrack e, in un lampo di energia, si frantuma in un’esplosione di schegge metalliche. È solo l’istinto di combattente che gli fa schivare l’affondo del nemico che lo avrebbe trafitto a morte… Arretra, brandendo l’inutile moncherino dell’arma, quasi inciampando per lo stupore, mentre i colpi di pistola e le scariche laser riempiono l’aria intorno a lui.


I due cavalieri si muovono in maniera rigida, Vetok e Lixam hanno gioco facile nel ritirarsi e bersagliarli. Mordecai, intenzionato a farla pagare al dannato parassita mutato, approfitta per infilarsi nuovamente giù dalle scale, verso il tempio dal quale sembra provenire il potere di Yaddrack.
Lo devo fermare, lo devo fermare…
Il warp pare turbinargli attorno mentre osserva, concentrato, l’altare con le teste impilate, la gogna posizionata in modo tale da far colare il sangue dei cadaveri decapitati nel simbolo di Khorne scavato nel pavimento: il sangue ribolle, ed è da lì che sembra originarsi la corrente di energia malefica.
Strappa un lembo di veste dal cadavere, prova ad avvicinarlo al simbolo proibito, senza sapere bene cosa fare, ma il tessuto gli si incendia fra le mani.
Maledizione… È troppo forte: cosa devo fare…?
In alto, dal magazzino, i boati e gli echi dei colpi si susseguono senza sosta. In un angolo scorge una grata che conduce ad un cunicolo e che funge probabilmente da uscita di emergenza. Su un lato del tempio una botola di circa un metro di diametro attira la sua attenzione: sembra essere bombata in più punti per i colpi ricevuti dall’interno, quasi che qualcosa imprigionato dentro abbia provato a divelgerla in un furioso assalto. Si avvicina, afferra la ruota arrugginita che ne sblocca l’apertura e incomincia a ruotarla. Non fa in tempo a staccare le mani che il coperchio si spalanca improvvisamente, spinto dal basso da qualche forza misteriosa, gettandolo a gambe all’aria.

lunedì 1 ottobre 2012

76 – DI NUOVO LIBERO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

“CHE CAZZO HAI FATTO?”
Brunch sferra un calcio nello stomaco di Jakes Krupp, che si ranicchia a terra, continuando a mormorare una incomprensibile cantilena.
Vetok non riesce a distogliere gli occhi dalla gogna, dal cadavere svuotato del sangue, dal simbolo di Khorne, inciso sulle lastre del pavimento, in cui gli pare vedere ribollire il sangue dei sacrifici perpetrati nel suo nome, dall’altare, ancora più indietro, e dalle teste impilate, l’ultima non più vecchia di qualche giorno…
By Thy agony and bloody sweat; by Thy Golden Throne and Thy Death; by Thy destruction and re-emergence as the god of Men, keep and strengthen us, we who fight for Thee.
La preghiera sorge spontanea sulle labbra del chierico, mentre un clangore che non presagisce nulla di buono si sviluppa dagli angoli ciechi della stanza.

Mordecai fatica a restare in piedi, spinto indietro da una irresistibile corrente warp: passano solo alcuni istanti, ma a lui sembrano interminabili minuti, in cui venti eterici spingono fuori dal buio l’immagine di Yaddrack, gliela mischiano nel sangue, nella carne; l’agente Moloch geme, il dolore si fa intenso, gli occhi sembrano scoppiargli fuori dalle orbite, fin quando, con uno strappo, il mutato finalmente abbandona il suo corpo, la sua mente.
L’aria si riempe dell’odore nauseabondo del sangue e di un ruggito, un verso, che non ha nulla di umano: una voce, che sembra provenire da tutt’intorno li saluta “Bentornati, bambini dell’Impero!”
Sull’uscio compaiono due guerrieri in armatura, la stessa ritrovata a Quivar Street, a casa di Jeesen, armati di enormi asce bipenni, animati dall’interno da una fumosa e ipnotica luminescenza rossa.
Brunch raccoglie il tatuato da terra e si avvia su per le scale, dietro al chierico e allo psyker; dall’alto due scariche laser del longlas dell’assassino saettano verso i guerrieri di Khorne.
Yaddrack è libero, è di nuovo vivo!
Lo psyker si concentra, per cercare di capire da dove attinga il proprio potere: dal centro della stanza, dal sangue che ribolle nell’incisione a pavimento raffigurante il simbolo di Khorne, si sprigiona il potere che anima le armature... E forse anche il segreto di Yaddrack. Poi, per un istante, il mondo viene scosso da un’ondata di rosso: Mordecai avverte l’onda d’urto di una esplosione del warp, proveniente da sotto e da molto lontano, da qualche punto imprecisato dell’under hive...
La divisione Arastus! La missione per portare allo scoperto il culto eretico... Anche lì si è risvegliato un demone di... Di...
Lo psyker non riesce, non vuole visualizzare il pensiero del demone maggiore. Arriva in cima alle scale, sente le armature di sotto affrontare i primi gradini, ma è ciò che vede che lo terrorizza: davanti a loro Lixam, di spalle, sembra incantato nel guardare, con l’arma abbassata a terra, la figura che, a una quindicina di metri, si avvicina, librandosi nell’aria. Ha zanne, e corna caprine; gli occhi lasciano dietro di loro una fumosa scia di giallo. La carne sembra essere morta, squarciata in più punti, piena e gonfia di quella luce, di quell’osceno fumo giallo. La figura è armata di spada. Seppur irriconoscibile tutti e quattro hanno capito di chi si tratta: pare ghignare al loro indirizzo, quasi divertito, e continua ad avanzare, senza fretta.

giovedì 27 settembre 2012

75 – TORCE NEL BUIO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

“Cammina e stai zitto, zoppo!”
Il soldato Calido tiene il fucile puntato sulla schiena del tatuato, che arranca, grazie ad una stampella di fortuna, nel vicolo buio, ingombro di detriti. Lixam scruta l’oscurità, qualche metro più avanti, per evitare di cadere in pericolose imboscate, Vetok viene poco dietro ai due. Mordecai chiude la fila.
Lo psyker suda freddo, la bocca è impastata e la vista è annebbiata: nella testa sente mugghiare quel diavolo di Yaddrack.
Il mutante spinge ai margini della coscienza per impadronirsi di lui. L’agente Moloch è teso in spasmi che gli contraggono le viscere, le mani tremano, ma, complice il buio e la posizione arretrata, nessuno può accorgersene. Ansima, il fiato è rotto nonostante il gruppo avanzi lentamente, alla velocità del menomato Jakes Krupp. Vorrebbe fermare il gruppo, avvertirlo di quello che sente dentro, di quello che gli sta succedendo, vorrebbe quasi che Vetok lo condannasse lì, seduta stante, per eresia, per possessione demoniaca, pur di farla finita, di porre fine a quel tormento. Si artiglierebbe la pelle, si scaverebbe le carni per tirarsi fuori quel dannato demone, mutante o qualunque altra cosa sia, se potesse servire… E invece si trascina dietro al gruppo, cercando di farsi forza, di resistere, pensando al gemello Luther… Gli pare quasi di vederlo, trasfigurato, ai margini del campo visivo, agitarsi come uno spirito. Gli sembra di sentirlo sussurargli di resistere, di tenere duro.
Il gruppo si ferma davanti ad una porta di metallo. Il tatuato si avvicina al muro, lo tasta, fin quando una piccola sezione non scivola di lato, rivelando un sensore per il riconoscimento di impronte digitali.
La serratura scatta con un rumore metallico, e all’interno del magazzino si accendono le luci. Brunch spinge dentro il prigioniero, Lixam, attento ad ogni minimo movimento, punta con il fucile dalla soglia. Poi il gruppo entra. Lo spazio è ingombro di casse di ogni tipo e dimensione: componenti meccaniche, caricatori laser, munizioni, e ogni sorta di beni contrabbandati sono sparpagliati senza ordine di sorta. Al fondo del locale si trova un ingresso e una scalinata che scende nel buio.
Il tatuato zoppica deciso in quella direzione: “Di qua, ci siamo.” È davanti a tutti e nessuno può notare il ghigno, seppur trasfigurato dal dolore per le torture subite.
Moloch Mordecai tira un respiro profondo, poi si muove, allargandosi come Vetok e Lixam in mezzo ai ripari forniti dai container, per giungere all’ingresso dei sotterranei, mentre Brunch segue da vicino il tatuato.
Da sopra si riesce a intravedere, al fondo delle scale, un altro locale.
“È lì che tieni il bottino?”
“Certo…”
”Ti ci butterei giù di testa, tanto mi stai simpatico… Cammina, stronzo!”
Il tatuato, appoggiandosi ad una parete, incomincia la discesa: la stampella scivola sugli scalini metallici, e il dolore ridiventa insopportabile.
Lixam resta in cima per avere la possibilità di poter coprire un’eventuale ritirata, il soldato e il chierico stanno ai lati del prigioniero, seguiti dallo psyker. A metà della discesa Vetok scorge, nella stanza sottostante, quelle che sembrano essere le forme di un corpo, imprigionato in una specie di gogna: lancia un avvertimento e afferra il tatuato per un braccio, cercando di fermarlo, ma questo riesce a svincolarsi e si getta giù per gli ultimi scalini. Brunch gli salta dietro, urlandogli insulti, Mordecai si paralizza sulle scale. Jakes Krupp rovina a terra, e si rotola quel tanto che basta per buttare oltre la soglia la gamba maciullata.
Lungo le pareti della stanza, con un sibilo maligno, si accendono delle torce. Il tatuato sfoggia un ghigno e sputa ancora all’indirizzo di Brunch: “Ora pagherai caro per la tua insolenza, dannato figlio dell’Impero!”

lunedì 24 settembre 2012

74 – IL RISVEGLIO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

Jakes Krupp si risveglia per gli schiaffi che il suo aguzzino gli sta elargendo. Il dolore alla gamba lo fa impazzire. La sgualdrina piange come prima.
Lo stronzo lo colpisce ancora sul ginocchio destro. Il dolore esplode e morde, brucia e punge in maniera insopportabile, ma questa volta non sviene.
“Parlaci di Isha Vent e forse non ti rompiamo anche l’altro…”
Si lecca le labbra. Vorrebbe quasi morire piuttosto che provare ancora quella sofferenza. Poi prova a ragionare: chi sono? Non hanno una divisa, sono equipaggiati, ben armati… Sono in quattro, sono una cella… Sembrano specialisti del cazzo, ognuno in qualcosa di diverso… Schifosi servitori dell’Imperatore! La pazza sanguinaria si è fatta beccare e lo ha trascinato nella merda, li ha trascinati tutti nella merda. Pazienza, tanto era già da un po’ che diceva che era quasi tempo del risveglio…
E il dio oscuro avrebbe regnato, e loro avrebbero pisciato in testa a tutti quegli imperiali prima di annegarli nei tormenti e nelle fiamme del warp!
”Ehi, che cazzo ne so io… Era una tipa strana… Particolare…”
”E…?” Il tono di voce di quello col pizzo fa presupporre altro dolore in arrivo.
“E veniva ogni tanto da me…”
Il guardsman sbuffa e fa per avvicinarsi.
Ha la bocca secca e un gusto come se avesse mangiato merda di carnodonte.
”Ascoltate, quella lì era sua amica… Almeno lei lo credeva. È stata Isha che l’ha mandata sotto di obscura: mi pagava perché io le dessi da sballarsi quando lei me lo chiedeva. La usava per le sue trattative, era la sua merce di scambio quando trattava con uomini che non le conveniva far fuori… Se la sono scopata pure gli sbirri, e non sapete quante volte! E poi me l’ha regalata… Voleva che entrassi nel giro, ma io no, le ho detto di no, ho già il mio giro. E la puttanella la usavo come premio per chi mi portava la roba più buona… È solo più un buco sfatto, capite…?”
Prova a sorridere. Ha sete. Ha voglia di togliersi dalla bocca quel sapore… È il sapore della paura.
”Di quale giro stai parlando?”
”Ehi, posso pagarvi per lasciarmi andare… Davvero! Ditemi quanto volete… Io non so un cazzo di niente, fottuti bastardi!”
”Prima parlaci del giro. Di soldi parliamo dopo.”
Forse è salvo: i soldi interessano, i soldi piacciono a tutti, tutti possono essere comprati.
“Si trovavano vicino al Khrazy… Lo so solo perché là nascondevo della roba… Mi aveva chiesto un posto tranquillo e sicuro, e io le ho detto là… Ma io non ci andavo con loro, no…”
”E sapresti indicarci dov’è quel posto?”
Col cazzo che te lo dico, grandissimo bastardo!
“Se mi lasciate andare… Io sono pulito, non c’entro con quella là!”
”Certo, certo.”
”E vi posso pagare: diecimila pezzi, su una carta pulita. Diecimila e finisce qui, eh! Mi state facendo cagare sotto! I diecimila vi interessano, vero?”
”Ventimila. E li devi trasferire immediatamente sulla nostra carta.”
È quello col fucile laser da tiratore che ha parlato.
È lui quello avido, quello da corrompere?
Il quarto ancora non parla. Ha gli occhi segnati da borse scure, e a volte sembra parlare da solo.
Quello è il più pericoloso…
“Tiriamolo giù.”
Il tizio più tranquillo gli si avvicina, insieme al soldato.
”Ora passiamo a prendere la grana, poi ci porti a vedere dove Isha Vent andava a giocare con i suoi amichetti. Se ci fotti giuro che ti faccio rimpiangere di averci incontrati.”
Lo sganciano. Poggia a terra la gamba buona, ma il mondo intorno a lui esplode lo stesso per il dolore in tanti puntini colorati. Fa per aggrapparsi ai suoi carcerieri, ma questi si scostano e lo spintonano. Cade. Resta a terra, a boccheggiare. Salgono sulla macchina. Guida quello a cui piacciono di più i soldi. Il tipo con il pizzo va dalla sgualdrina e le parla. Le porge la mano, la tira in piedi, continua a dirle cose. Lei lo guarda senza vederlo: è ancora in botta piena.
Il soldato viene verso di lui. Lo solleva dalla cintura e lo porta via. Lui urla. Urla ancora di più quando viene scaraventato sui sedili dietro e messo a sedere, in mezzo al soldato e al pazzo.
Partono. Prima di perdere nuovamente i sensi sente il tiratore chiedere qualcosa a quello col pizzo: “Perché lasciamo qui quella poverina? Che cosa le hai detto?”
”Le ho solo suggerito un posto dove andare, dove forse potrà trovare un po' di pace... Ti ricordi dove stava il Khrazy?”
”Ci posso arrivare.”
”Bene, andiamo.”

sabato 22 settembre 2012

73 – INTERROGATORIO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day333.year816.Millenium41

Jakes Krupp riprende conoscenza, tormentato da un gran mal di testa, appeso a petto nudo per le mani, legate, ad una catena con un gancio, in quello che sembra essere un hangar, sollevato da terra di una decina di centimetri. Sbatte gli occhi e mette a fuoco le figure dei quattro che sono entrati all’Illimitux. Per terra, seduta a qualche metro da lui, la puttana piagnucola e singhiozza. Per un attimo pensa che possa essere stata lei a tradirlo, poi accantona l’idea: è sempre troppo sfatta per poter pensare lucidamente ad un piano simile.
”Buongiorno!” Quello muscoloso vestito da soldato sorride come uno stronzo, mentre, prendendolo per il culo, gli si avvicina. Lui batte il tacco dello scarponcino destro sul sinistro, facendo scattare fuori dalla punta una lama lunga qualche centimetro, si contorce e cerca di colpirlo in faccia. Lo manca.
Merda!
Quello gli gira dietro, e un dolore lancinante lo assale alla gamba, sul retro del ginocchio destro. Sente il bastardo dire, con aria da fottuto professore: “È il muscolo popliteo, così non cammini più. E non ti taglio pure l’altro solo perché sennò mi tocca portarti in giro di peso!”
Ti spillerò il sangue, verme imperiale! Appena sarò liberò spillerò il sangue a tutti voi…
”Hai capito bene chi comanda qui?” E’ quello che lo ha steso nella fumeria che parla. Lui gli sputa addosso. Il soldato gli piazza un pugno violento e preciso alla bocca dello stomaco: per il colpo incomincia a ruotare, con la bocca aperta, cercando di buttare nei polmoni aria che non vuole entrare. Poi sorride. E ride.
“Avete sbagliato uomo, qualunque cosa voi stiate cercando.”
Lo ignorano.
Il muscoloso attaccabrighe si accende una sigaretta e si avvicina a quello che crede di comandare e a quello impegnato a controllare il fucile a canne mozze che si è fregato nel locale.
Il quarto sta nei pressi della macchina. Guarda e non dice nulla.
Parlottano tra loro, i bastardi! Fanno cenni verso Fenny, scuotono la testa: anche un cretino capirebbe che la troia è troppo impastata per cavarne fuori informazioni utili.
Il soldato torna verso di lui: “È la tua donna, quella?”
Il tatuato si agita, facendo tintinnare la catena alla quale è appeso, gorgogliando una risata sguaiata.
“Ti ho fatto una domanda!”
La sigaretta gli viene spenta su un capezzolo: muggisce e si contorce, il che non fa altro che aumentare anche il dolore alla gamba.
Sei anche un coglione… Godrò nel farti sodomizzare mentre mi pregherai per avere una morte rapida… Ti staccherò quella testa di cazzo e la impilerò sul trono del mio signore!
Sputa ancora, cerca inutilmente di sollevarsi per liberarsi dal gancio. Non fa altro che farli sorridere.

Non sorrideranno più, non sorrideranno mai più…
”Che cazzo volete da me, eh? Chi vi manda, figli di puttana!”
Il muscoloso attaccabrighe si blocca di colpo, e lo sguardo gli si fa duro. Si allontana, per tornare poco dopo con un lasgun: il tatuato nota l’effige di Drusus… Un Drusus Las Pattern… significa Imperial Guard, uno dei simboli dell’Impero per antonomasia.
Schifosi insetti da schiacciare!
Il soldato afferra l’arma a metà della canna, la solleva come una mazza, fin dietro le spalle, e cala un colpo terribile con il calcio sul ginocchio già ferito, che esplode, spappolandosi.
Il tatuato sviene.

mercoledì 19 settembre 2012

72 – ILLIMITUX


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day332.year816.Millenium41

Il colpo della pistola laser manca il guardsman di un soffio. Brunch si rialza, caccia una gomitata in faccia all’assalitore, estraendo la spada, e si getta su un altro uomo armato.
L’assassino non ha esitazioni, e quando il primo aggressore compare per un attimo sulla soglia, lo fulmina, da fuori, con due rapidi colpi di lasgun. Poi si getta dentro, seguito da Mordecai.
La confusione aumenta, e dalle camere che danno sul corridoio che si addentra nel locale, uomini e donne accorrono verso l’uscita, in una cacofonia di voci e urla: tutti cercano di mettersi in salvo da quello che credono essere una retata del magistratum. Brunch affonda un colpo, che viene deviato da un tizio allampanato e strafatto di obscura, che gli crolla davanti, ostacolando anche il suo avversario.
Lixam e Mordecai si infilano nel flusso di gente che si spinge fuori, mentre Vetok, arma in pugno, controlla che a nessuno venga in testa l’idea di fare l’eroe: con un piede su una guardia morente, fa cenno ai fuggitivi di superarlo senza interferire.
L’assassino nota una rastrelliera di armi addossata al muro e quello che sembra essere un vecchio registratore di cassa, lo psyker si spinge giù nel corridoio, sgomitando e facendosi largo a spintoni. A qualche metro scorge Fenny, vestita in maniera succinta, infilarsi in una stanza.
Brunch sferra un pugno, dopo aver schivato un altro raggio laser,  e Lixam, urtato da due donne che barcollano senza meta, in preda ad una crisi di panico, non riesce ad afferrare da dietro l’avversario del guardsman.
Vetok raccoglie un fucile a pompa, con il calcio colpisce al volto una delle due guardie che sembrava volersi rialzare, raccoglie da terra anche il secondo e si infila giù per i tre scalini, con le armi spianate.
Il guardsman riesce finalmente a colpire con un calcio l’avversario, sbattendolo contro il muro e facendogli cadere di mano l’arma; Lixam, puntandogli il fucile alla tempia, lo costringe ad arrendersi.
Vetok supera i due e, scorto lo psyker più avanti, gli va dietro.
Mordecai raggiunge la stanza nella quale ha visto sparire l’amica do Isha Vent, punta dentro la pistola senza guardare, poi si sporge per dare una rapida occhiata: diverse persone si stanno rivestendo, l’aria è satura di fumi e dell’odore di corpi, sesso e strane essenze esotiche; cristalli di obscura vengono fatti rapidamente sparire dai tavolini, puttane dallo sguardo sognante si separano da amanti improvvisamente rinvenuti dallo sballo e terrorizzati dall’arresto che sembra essere imminente. In un angolo scorge Jakes Krupp, vestito dei soli pantaloni, armeggiare con un microbead. Lo psyker lo chiama, intimandogli di mettersi in ginocchio, con le mani sulla testa, alza la pistola per esplodere un colpo in alto, ma l’arma inceppa. Non sembra essere armato e, per un attimo, ne incrocia lo sguardo: gli occhi sono segnati dalla droga, ma accesi in lampi di preoccupata agitazione. I due shotgun di Vetok, che spuntano improvvisamente dalla soglia, gli fanno comprendere che è davvero finita. Fenny si schiaccia su una parete, guardando ora il suo aguzzino, ora i due agenti. Il tatuato fa per dire qualcosa, mentre il chierico avanza, ma Vetok, molto pragmaticamente, lo stende con un colpo dietro la nuca. La stanza si svuota, i tavolini vengono rovesciati, sparpagliando a terra i cristalli neri, alcuni avventori vengono letteralmente calpestati dalla fuga dei più svegli e reattivi. Quando entrano Brunch e Lixam rimangono solo le puttane e alcuni uomini, alcuni che giacciono incoscienti a terra, altri atterriti e senza parole.
Vetok lascia i due shotgun e si china per caricarsi in spalla il ricercato, mentre Fenny, mugolando qualcosa di incomprensibile, tenta debolmente di fermarlo. Brunch la afferra per i capelli, trascinandola via. Lixam controlla il corridoio per la fuga, impugnando un hack shotgun preso dalla rastrelliera all’ingresso. I quattro si avviano nel vicolo. Lixam borbotta sul fatto di aver trovato solo qualche centinaio di troni nella cassa all’ingresso, di fianco alla rastrelliera, Fenny si aggrappa con due mani all’avambraccio del guardsman, che continua a trascinarla senza sforzo verso la macchina, Mordecai copre la ritirata, tenendo d’occhio l’uscita di servizio dell’Illimitux, mentre il chierico sospira, quasi tra sé e sé: “Jackie, Jackie… Ma che cazzo ci facevi nell’unico posto in cui eravamo sicuri di trovarti? Noi siamo cacciatori di demoni e tu sei in un mare di merda…”

lunedì 17 settembre 2012

71 – DIETRO L’ANGOLO


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day332.year816.Millenium41

Il locale gestito dal tatuato rimane in una zona industriale, non molto lontano da Quivvar Street. È difficile capire come arrivare al magazzino che ospita l’attività illegale, ma il nero ha dato una dritta su come raggiungere un ingresso secondario.
Il mezzo dei quattro agenti si ferma in uno spiazzo utilizzato per il carico e scarico merci di componenti meccaniche per la costruzione di macro hauler. Su un lato dello spiazzo un cancelletto aperto dà su un viottolo, che si infila in mezzo agli ampi capannoni e sparisce nel buio.
Lixam, seguito da Vetok, si infila, silenzioso e con i sensi all’erta. Nel parcheggio restano Brunch, impaziente di entrare in azione, e un silenzioso Mordecai.
Dopo una cinquantina di metri il viottolo svolta a destra, ad angolo retto. L’assassino sbircia con cautela e fa un cenno al chierico: ad una ventina di metri due uomini armati con fucili a pompa stazionano davanti ad una porta di servizio, illuminata da una luce di emergenza. Parlottano a bassa voce tra loro, fumando.
I due agenti si ritirano: sembra ovvio ad entrambi che un’azione di forza, rapida e incisiva, sia la soluzione migliore: serve un’ariete, Brunch, per aprire la porta che dà sull’Illimitux.
Passa solo un minuto dalla chiamata tramite microbead, dopodiché il soldato giunge di corsa: segnalatagli la situazione via radio, gli sono serviti pochi secondi per scegliere la soluzione tattica più appropriata. In mano stringe una granata, la spoletta è pronta a venire via. Dietro di lui lo psyker trotterella, portando il
long las dell’assassino.
Brunch lancia appena un’occhiata a Vetok e Lixam, si sporge dietro l’angolo, toglie la sicura, lancia l’ordigno e si schiaccia al riparo contro il muro, dietro l’angolo. Si sente la granata rimbalzare a terra, e poi i due sgherri, colti di sorpresa, imprecare pesantemente. Il boato è assordante, sfuma in una coda sonora fatta del tintinnio di vetri infranti e della ricaduta a terra di vari detriti prima di svanire in un silenzio irreale.
“Andiamo!”
Si sente un debole gemito provenire da dietro l’angolo, un attimo prima che Brunch, caricandosi con un urlo di battaglia, si volti e si infili di corsa verso l’ingresso di servizio dell’Illimitux.
A metà del viottolo le due guardie si trascinano sanguinanti verso le pareti, cercando di puntellarsi per rimettersi in piedi; il guardsman le ignora e punta dritto verso la porta che, seppur danneggiata dall’esplosione, sembra essere ancora agganciata ai cardini. Lixam segue il guardsman, e Vetok, senza dire una parola, spinge a terra i due feriti, calciandoli senza tanti complimenti e allontanando i fucili a pompa. Mordecai, pistola in pugno, chiude la fila, attento che i due non estraggano armi nascoste e sorprendano i compagni.
Brunch copre l’ultimo metro che lo separa dalla porta con un balzo, superando i tre gradini che scendono verso l’uscio: l’impatto è fragoroso, la soglia si spalanca, inghiottendolo in una penombra fatta di soffuse luci colorate.
Lixam è in posizione, in ginocchio, e inquadra l’apertura per dare copertura al soldato. Mordecai supera Vetok, una volta constatato che le due guardie sono ferite troppo gravemente per poter rappresentare un pericolo.
Da dentro la fumeria si alzano diverse voci: urla, insulti, strilli... E lo schiocco di armi laser.

lunedì 10 settembre 2012

70 – FENNY


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day???.year816.Millenium41

La donna, immersa nel buio gira a fatica gli occhi per guardare le figure sedute al tavolo, dietro il vetro cha la divide dal salotto della fumeria, dal resto di quell’angolo di mondo che rappresenta tutta la sua vita, la sua maledizione. Guarda quegli uomini fumare mentre conversano, senza capire: le voci rimbalzano sul vetro, ma se anche arrivassero alle sue orecchie non potrebbero penetrare nella sua coscienza, ottenebrata da una sensazione calda e pulsante, che, bruciando, dallo stomaco si propaga in un dolore sordo nei muscoli, nelle ossa, nei denti, negli occhi: è una disperata e dolorosa richiesta di liberazione, di soddisfacimento della carne, dello spirito. È inginocchiata, con le braccia legate dietro la schiena, imprigionata dalla macchina perversa progettata dal suo boia e padrone, l’uomo tatuato in faccia, fatta di acciaio e punte che tagliano, di ganci e tiranti che strappano la carne al minimo movimento, al più lieve sussulto… Dalle labbra serrate le esce un cavo, collegato al piercing che le fora la lingua: è da lì che la macchina incomincia a strappare, quando si risveglia al comando del suo signore, costringendola a spalancare la bocca. Resta immobile, ma il dolore cresce: non è la posizione, né i ganci che le torturano le carni, ma l’astinenza, la voglia irresistibile dalla sua droga. In bocca sente il bisogno di zucchero… Farebbe qualunque cosa per sentire quel dolce sapore, per riempirsi del dolce nettare in grado di spegnere l’atroce insofferenza al semplice esistere, all’essere viva, al mero respirare, imprigionata e agonizzante in quella gabbia di dolore. Il suo padrone lo sa. Il suo padrone si prende cura di lei, la sa portare al limite di sopportazione, sul baratro di un dolore inimmaginabile, per poi sprofondarla nel piacere, spalancandole le porte del paradiso…

Nella stanza attigua, seduti intorno al tavolo, Jakes Krupp e i suoi conniventi commensali, fumano, sorseggiando vino e conversando placidamente. Come tutte le settimane il tatuato valuta la roba migliore da far girare nella fumeria clandestina; gli uomini guardano oltre il vetro, dove, immersa nella penombra, la donna, costretta in una posizione di sottomissione dai ganci e dai tiranti della spaventosa macchina di tortura che dà il nome al locale, aspetta in silenzio e immobile. Tutti sanno che chi fornirà la roba ritenuta migliore potrà godere di quella schiava nella maniera che riterrà più opportuna per soddisfare le proprie perverse pulsioni: tenuta per giorni interi in astinenza, viene trasformata dal tatuato, suo padrone e signore, in un giocattolo sessuale, spinto alla più acuta ninfomania dall’effetto dell’obscura.
I pusher sono nervosi, ciascuno di loro ha lavorato per giorni interi in laboratorio per tagliare la droga con sostanze che la possano rendere ancora più appetibile, inventando pericolose alchimie per renderne l’assuefazione cosa certa e immediata, e fare degli incassi del giro di affari della fumeria clandestina un ricco bottino.
Il tatuato si alza, sorride, barcolla per i fumi inalati, fa il giro dietro le sedie dei commensali e batte una pacca sulla spalla ad un uomo dai capelli unti e neri, dal volto butterato e gli occhi maliziosi e cattivi: “Complimenti, questa roba brucerà il cervello a tutti… Ora vedremo che effetto farà sulla mia preziosa ninfa.”
Il vincitore sorride, leccandosi nervosamente le labbra. Poi si volta, per assistere all’atto finale dell’incontro.
Jakes si avvicina alla parete, e sfiora alcuni pulsanti: le luci oltre il vetro si accendono, mostrando a tutti lo spettacolo grottesco della schiava in attesa. Il pusher gli passa una fialetta, che il tatuato infila in una cavità del quadro comandi del congegno: contiene la versione di obscura, sintetizzata per l’occasione, che verrà diluita dalla macchina in una soluzione edulcorata di amasec e sostanze afrodisiache.
La macchina, conosciuta nel giro come Illimitux, si risveglia, i suoi bracci meccanici affondano nella pelle della donna, i cavi si tendono e lei, tremante e costretta, apre la bocca: con un sibilo velenoso, da un ugello nascosto alla vista, il liquido le cola in bocca, riempiendola. Il collare che le cinge il collo le impedisce di deglutire, il liquido tracima, una volta riempita la cavità orale, colando, dagli angoli della bocca, sulle labbra, scivolando sul mento e poi lungo il collo, lungo i seni seviziati dal freddo acciaio. Poi la presa sulla faringe si allenta, la donna geme, inghiottendo velocemente quello che per lei è panacea, prima che il collare la stringa nuovamente.
Il dolore e la paura spariranno a momenti, nulla avrà più senso… La realtà si dissolverà, la macchina infernale la lascerà libera di soddisfare l’angelo che il suo padrone ha scelto per liberarla dalla tortura. Il liquido continua a scendere, gli uomini osservano affascinati la scena, uno più di tutti: altre due, tre, quattro sorsate, poi, con un altro sibilo maligno, Illimitux incomincia a ritirare i propri artigli, disvela la pelle delicata della preda dalla presa maligna, allenta la morsa dei ganci, sottraendo per prima alle carni martoriate una sonda che scivola via dalle gambe strette della schiava.
Il vetro che divide la stanza dalla prigione si abbassa, mentre le pupille della vittima si allargano e il respiro, per un lungo istante, si arresta, sospeso nell’estasi liberatoria.

venerdì 7 settembre 2012

69 – LA CERCHIA DEI SOSPETTI


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day331.year816.Millenium41

Quattro figure si muovono nelle ombre intorno a quella che era l’arena dei combattimenti; i segni dell’intervento del magistratum sono ancora evidenti.
“Eccola. Sembra non l’abbiano nemmeno aperta…”
”Bene… C’è tutto?” Brunch sgomita per poter controllare la propria armatura e il lanciagranate, lasciati in macchina per il combattimento della sera prima contro Crimson King.
“Sì, filiamocela!”

The Spike conta, più o meno, le stesse facce brutte della volta precedente: gli sguardi sono ancora diffidenti, ma nessuno si permette di dire nulla, meno che mai quando i quattro vengono introdotti al piano superiore, dove li aspetta il nero.
L’incontro dura poco, Wardog ha scatenato i suoi informatori, ma ovviamente la gente che frequentava Isha, saputo dell’accaduto, sembra essere scomparsa nel nulla. Drake Ericsen, un mercenario, forse un ex di Isha, Alison Dein, una puttanella arruolata nel corpo degli Enforcer, Stigga Lesart, una bounty hunter e Lionus Ross, un non meglio specificato poco di buono, sono svaniti nel nulla.
Rimane solo Jakes Krupp, spacciatore di obscura, con il quale Isha Vent e la sua amica Fenny andavano a sballarsi all’Illimitux, una fumeria clandestina.
Il nero schizza una rapida mappa dei dintorni della divisione, giusto perché possano orientarsi. Stringe loro le mani e li osserva andare via, con le braccia conserte.

La voce morbida e chiara di Julia Strophes risuona nel microbead: “Stavamo aspettando vostre notizie. Ci sono aggiornamenti?”
”Ci serve un controllo su alcuni nomi… Stiamo circoscrivendo l’ambiente frequentato dalla principale sospettata di eresia.”
Vetok snocciola l’elenco dei nomi, poi attende, in silenzio.
“Uhm… Potrebbero essere tutte identità false… Sarà più facile con l’enforcer… Alison Dein… Non risulta essere più in servizio da tempo; è stata fatta fuori per insubordinazione e se ne sono perse le tracce. Proverò con gli altri, vi farò sapere appena avrò in mano qualcosa. Procedete con cautela, il magistratum sembra essere all’erta.”
”Ce ne siamo accorti… Faremo attenzione. Passo e chiudo.”
Lixam segue il traffico, guidando senza meta: “Dove cerchiamo prima?”
”Direi di provare con lo spacciatore: lo abbiamo già visto e sappiamo dove trovarlo. Andiamo in piazza.”
”Ok!”
Il mezzo, poco più avanti, svolta a sinistra; l’assassino ha una buona memoria fotografica e riconosce la topografia tracciata in maniera grezza da Wardog negli habstack grigi e lugubri che costeggiano la via, fino ad aprirsi sulla piazza conosciuta come Cool Down.
“Ci siamo.”
Figure losche vanno e vengono, puntini luminosi nel buio indicano fumatori di lho che, sparpagliati tra le macerie del piazzale, si godono lo stato di confusionale relax provocato dalla droga.
“Faccio un giro… “
L’assassino scende e si avvia, perdendosi nelle ombre; torna dopo una decina di minuti: lo spacciatore non si vede, ma, a dire di molti, potrebbe essere all’Illimitux.
“Possiamo andare a fare una retata anche noi?” Il guardsman è eccitato all’idea di fare irruzione in una fumeria clandestina, piena di marmaglia da prendere a calci nel culo e di signorine discinte con cui potersi divertire un po’.
“Sì… Direi che dobbiamo andare a prenderlo, con le buone o le cattive maniere. Prima, però, proviamo con le buone, se non c’è alternativa passeremo alle maniere forti… Chiaro, Brunch?”
”Sì, va bene… Io non sopporto quelli tatuati in faccia!”
L’auto riparte. Il suono metallico di un otturatore che scatta indica che il soldato Calido è pronto e propenso ad attuare le maniere forti.

mercoledì 5 settembre 2012

68 – CONFESSIONE SPONTANEA


Settore Calixis - Scintilla - Hive Sibellus - Divisione Maccana day228.year816.Millenium41

“Tre anni fa abbiamo fatto fuori insieme il vecchio Khrazy, quel bastardo schiavista… Io, a quei tempi, combattevo nell’arena… Dopo aver preso in mano il giro abbiamo continuato ad ungere gli sbirri e rotto il culo a tutti quelli che avrebbero voluto prendere il comando al nostro posto. Sembrava andare tutto bene: Isha ha servito nella Guardia Imperiale, era una combattente, si è fatta le ossa come cacciatrice di taglie, era scatenata… Anche a letto, se mi capite…” Wardog sorride e incrocia lo sguardo con Brunch, che sembra capire benissimo.
”Ma lei… Lei frequentava gente strana ed era ossessionata dal sangue…”
”Ossessionata dal sangue? In che senso?” Vetok si serve ancora da bere: il nero si tratta bene e il vino bianco che offre è davvero delizioso.
”A volte si comportava in maniera strana, sembrava una pazza… Ho visto come lavorava, e mi ha messo i brividi: i miei uomini la chiamavano la Spillasangue non per niente! Gente squartata, tagliata, fatta a pezzi, o lasciata penzoloni a sgocciolare sangue per intere ore… Le piaceva la tortura, e qualunque genere di pratica che le consentisse di godere della vista del sangue!”
”Mhhhh… Sembra fosse una fanatica di un qualche strano culto sanguinario…” Il chierico lancia l’amo e Wardog, ignorando il suo ruolo e la sua identità, abbocca, continuando a confessare spontaneamente.
”Bha… ‘Fanculo a cultisti, mutanti ed eretici! Le scommesse sui combattimenti clandestini e il giro di droghe stimolanti sono il nostro mestiere. Certo, a volte capitano rapine, estorsioni… È facile che ci scappi il morto… Bisogna pur alzare la voce e mostrare i muscoli per farsi rispettare a questo mondo, ma qui nessuno di noi vuole dannarsi l’anima più del dovuto… Che l’Imperatore ci protegga!” Fissa negli occhi Vetok, sorridendo, mentre si porta i pugni al petto, nel segno convenzionale imperiale di adorazione. I suoi occhi sono sinceri, e il prete risponde con lo stesso gesto.
”E la gente strana che frequentava? Puoi darci qualche nome? Dirci dove trovarla?” Lixam si sporge in avanti sulla sedia. Brunch si illumina e prende la parola: “Già! Magari aveva qualche amica interessante…” I compagni intuiscono immediatamente il riferimento alla bionda pedinata in precedenza e, prima che il guardsman li possa tradire, Mordecai interviene, dal fondo della poltrona nella quale sembra essere sprofondato: “Ci serve un punto di partenza per capire che cosa le sia successo.” Istintivamente si tocca la spalla, ricordando gli occhi freddi di assassina e la lama del pugnale che gli penetra nella carne.
“Sì… Posso fornirvi le informazioni che so, più mille pezzi per il lavoro. Due mesi fa ho assoldato due uomini per pedinarla: sono spariti nel nulla. Mi dispiacerebbe perdervi, mi siete simpatici… E poi c’è un combattimento ancora da terminare!”
”Ma io non prendo la merda che dai al tuo campione”, Brunch gonfia il petto e l’orgoglio, “e quindi sarò ben lieto di rompergli il culo una volta che si sarà ripulito!”
Wardog ride, e appoggia il mento sulle mani giunte, adornate da vistosi e pacchiani anelli, fingendo timore: “Che paura, brrrrr…”
Guarda Vetok, facendo il gesto di versargli ancora da bere: ”Mi farebbe comodo nell’arena il tuo soldato. Magari dopo questo lavoretto potrebbe venire a combattere per me.”
Vetok sorride al gigante d’ebano, lasciandosi aperta quella porta, ma rifiutando dell’altro vino: ”Vedremo, fratello… Vedremo.”
”Passate al club domani sera, vi darò le ultime informazioni che posso raccogliere. Ora vi prego di scusarmi, ma devo capire chi è il figlio di puttana che si è dimenticato di avvisarmi della retata di questa notte!”
I quattro si congedano. Il viaggio di ritorno a piedi fino alla squallida stamberga nella quale alloggiano è lungo, ma la direzione presa dalle indagini sembra essere quella giusta.